Libia, l’inviato dell’ONU Ghassan Salameh esclude le elezioni a dicembre e parla di piani alternativi. Difficile convertire la missione delle Nazioni Unite, da politica ad una di pace

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salameh, ha paventato, in un comunicato diffuso ieri dalla televisione Al Hurra che sarà difficile rispettare la scadenza per le elezioni del 10 dicembre. Tripoli non risulta essere pronta ad affrontare un passo così importante a causa delle tensioni, dei continui scontri e delle fragili tregue.

Un preoccupato Ghassan Salameh, inviato dell’ONU in Libia sul futuro politico nel Paese

“C’è ancora molto lavoro da fare e potremmo non essere in grado di rispettare la scadenza fissata per le elezioni, pattuite a Parigi, in Libia il 10 dicembre”, ha detto Salameh .

Perché ciò accada, ci sarà la necessità di ristabilire un ordine ed una sicurezza che attualmente rendono impossibile l’attuazione del “Progetto elezioni” proposto su iniziativa del Presidente francese Emmanuel Macron, durante l’incontro tenutosi a Parigi lo scorso maggio.

Ma come si dice: “Spes ultima dea est. Speremus igitur semper” (La speranza è l’ultima dea: speriamo sempre, dunque). A confermare la dichiarazione rilasciata nella serata di ieri, una battuta tagliente, rivolta al Governo di riconciliazione e che fa accenno a piani di riserva.

L’inviato dell’ONU,  Salameh, durante una conferenza tenutasi nella città di Zuwara nella mattinata di domenica, ha detto che spera di non ricorrere ad “altri piani”. Il progetto sarebbe quello di sollecitare le attuali istituzioni del Paese a portare avanti il ​​processo politico in stallo e porre fine al periodo di transizione.

Salameh ha sottolineato che “la Camera dei rappresentanti, il Consiglio Supremo di Stato ed il Consiglio presidenziale, devono fare il proprio lavoro. In caso contrario, abbiamo altri piani per raggiungere una soluzione. Ma mi auguro di non doverli attuare.”.

Tuttavia, Salameh ha aggiunto che si aspetta che queste istituzioni “producano al più presto, un risultato che porti ad una legge sulle elezioni parlamentari e presidenziali”. Mi aspetto che “tutti coloro che fanno parte di questo Governo, non credano che sulle sedie occupate, ci sia scritto il loro nome fino alla fine della loro vita. Questo è antidemocratico, inaccettabile e illegittimo. Le Nazioni Unite non lo accetteranno mai”.

Per quanto riguarda la corruzione, Salameh ha detto che il gruppo di esperti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha stilato una lunga relazione circa due settimane fa. “Abbiamo raggiunto un certo numero di istituzioni e individui coinvolti nel saccheggio della ricchezza di questo Paese – ha evidenziato il rappresentante delle Nazioni Unite -. Siamo nel momento dell’attuazione processuale. I soggetti indicati dal rapporto, saranno processati a livello locale, ma gli saranno imposte sanzioni internazionali”.

L’ inviato dell’ONU ha detto ai giornalisti che la questione sulle sanzioni, è iniziata con lo studio sulla tratta degli esseri umani. “Sono già state imposte sanzioni a sei persone, per le quali sono stati comprovate le accuse per la tratta di esseri umani”, ha spiegato.

Ha inoltre sottolineato che “sarà trattata anche, la commistione tra, il ruolo dei trafficanti e le persone corrotte in questo Paese. E’ finito il tempo delle impunità”.

Salameh, ha continuato la conferenza, parlando di un incontro con il capo del Consiglio presidenziale, Fayez Al-Sarraj.“Pare che apprezzino ciò che abbiamo fatto per raggiungere un cessate il fuoco durante i recenti scontri a Tripoli – ha rosehuito Salameh -. Alcuni sono rimasti sorpresi dal fatto che la missione sia entrata a pieno regime nella ricerca di un cessate il fuoco, nella ricerca di una soluzione applicabile e per la contribuzione attiva allo sviluppo di nuovi accordi di sicurezza nella capitale.”.

La chiusura dell’inviato delle Nazioni Unite, alla conferenza è stata: “Ho capito dal capo di Al-Wefaq (Fayez al-Sarraj) che il Governo vuole che le Nazioni Unite rafforzino il loro ruolo sulla questione sicurezza. Intervenendo sulla risoluzione delle controversie di sicurezza e sul cessate il fuoco. Se sarà necessario, trasformeremo l’intera missione, da politica in una missione di mantenimento per la pace”.

 

Fayez al Sarraj

Ma su quest’ultima proposta – gli “altri piani” di cui si faceva accenno – Salameh, ha spiegato che, il rafforzamento del ruolo della sicurezza della missione è stato voluto dal Segretario generale delle Nazioni Unite. Ma convertire la missione delle Nazioni Unite, da politica a missione di pace, richiederebbe una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza, che sarebbe più difficile da ottenere.

Per quanto riguarda le elezioni Salameh, pare non sia l’unico a vedere allontanarsi la data di dicembre. Un membro della Camera dei Rappresentanti del Governo di Riconciliazione, Ali al-Takbali ha spiegato in una dichiarazione speciale al giornale Erem News, che le elezioni non si potranno tenere in un’era in cui il caos regna sovrano. Ha, inoltre, sottolineato che il conflitto franco-italiano in Libia si è risolto, a suo dire, con una vittoria dell’opinione italiana.

Ali al-Takbali, membro della Camera dei Rappresentanti del Governo di Riconciliazione

Ha inoltre sottolineato che, la posizione della missione internazionale sullo svolgimento delle elezioni, non cederà alle denunce e alle minacce, che le vorrebbero nei tempi stabiliti a Parigi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore