Libia, l’ISIS starebbe cambiando la sua tattica di attacco per riconquistare terreno nel Paese nord africano

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Secondo uno studio dell’Osservatorio Libico e grazie al contributo “inconsapevole” che i social network stanno fornendo, è stato ed è possibile effettuare un’analisi più approfondita su alcune tematiche che pare non trovino mai la via del tramonto.

L’ISIS  starebbe cambiando la sua tattica di lotta per riacquistare terreno in Libia. Per comprendere questo cambiamento è necessario ripercorrere a ritroso e brevemente gli attacchi più importanti, compiuti dall’organizzazione terroristica.

Quello recente compiuto all’oasi di Fuqaha, a Sud della provincia di Jafra, nel centro della Libia, pare abbia segnato un cambiamento significativo nell’utilizzo delle tattiche da combattimento della formazione jihadista. Dalla sconfitta subita dall’IS nella Battaglia di Sirte alla fine del 2016, la metodologia dei terroristi starebbe mutando.

Un attentato jihadista

Pochi giorni fa, miliziani di Daesh con 25 veicoli armati hanno attaccato l’oasi di Fuqaha, uccidendo cinque persone e ferendone altre. Una stazione di polizia è stata incendiata e le comunicazioni sono state completamente tagliate fuori dall’oasi. I membri de gruppo, dopo aver preso il controllo dell’oasi per due ore, hanno deciso di ritirarsi, portando con sè 10 giovani ostaggi.

In passato, la loro tattica era quella di mantenere il controllo delle città occupate, così come accadde a Sirte nel 2015. Dove avevano preso il controllo ad Est ed a Ovest su una fascia di 250 chilometri nel Golfo di Sirte e dalla cui zona furono eliminati. Questo avvenne nel dicembre 2016 grazie agli interventi incessanti, operati dall’Esercito del Feldmaresciallo Khalifa Haftar.

L’ISIS, alcuni mesi dopo la sua espulsione da Sirte, prima di dirigersi nella città Dernah, prese di mira un grande campo a Sabratha (170 chilometri ad ovest di Tripoli) e li riuscì a respingere una grossa controffensiva al confine con la città di Ben Qardan.

La Libia collassò e si dispersero nei deserti, nelle valli e negli altipiani. Durante la prima metà del 2017, dozzine di elementi Daesh sono stati eliminati, in particolare nell’area che si estende a Sud di Sirte, a Sud-Est della città di Bani Walid (170 chilometri a Sud-Est di Tripoli) che si sviluppa nelle valli, divenendo un posto adatto a nascondere fuggiaschi e terroristi.

Tuttavia, secondo quanto riportato dall’Osservatorio Libico, a partire dalla seconda metà del 2017, un gruppo di jihadisti ha operato nel mezzo del deserto libico, soprattutto dopo il ritiro della terza Forza di Misurata da Jafra, nel maggio 2017, a seguito di pesanti attacchi aerei. Questo vuoto di sicurezza ha permesso il proliferare di militanti di Daesh. In quel periodo, la Camera dei Rappresentanti – Est, ha cercato di spingere le autorità a riempire il vuoto creatosi.

Nell’agosto dello stesso anno, Daesh ha attaccato una barriera di sicurezza all’ingresso del Fuqaha sulla strada che lo collega a Sukhna (Nord-Ovest del Fuqaha). Undici persone sono state uccise, incluse 9 uomini di Haftar.

Alla fine di settembre 2017, aerei statunitensi hanno lanciato due raid su 17 membri dell’organizzazione terroristica in un’area a soli 160 chilometri a Sud di Sirte, non lontano da Jafra.

All’inizio di febbraio 2018, i terroristi hanno cercato di controllare il giacimento petrolifero di Zuhr nella zona di Zalah a Nord-Est di Al-Jafra e si sono scontrati con i soldati di Haftar sulla strada tra Zlata e la città di Marda (a Sud del porto di Brega). Tre di loro sono stati uccisi. .

Ma alla luce del caos della sicurezza a Tripoli negli ultimi mesi, Daesh ha cercato di portare a termine diversi attacchi, come l’uccisione di sette persone nell’area Ka’am all’entrata orientale della capitale ad agosto scorso, l’attacco alla sede centrale della National Oil Corporation a settembre, dove due guardie di sicurezza sono state uccise, oltre alle vittime del gruppo militare in soccorso alla NOC.

IL NOC dopo l’attacco

Tuttavia, l’incursione nell’oasi di Jafra è stata una rappresaglia che non aveva nulla a che fare con le battaglie portate avanti dall’organizzazione in passato.

Non solo hanno attaccato le Forze di sicurezza (che erano isolate), le barriere militari tra le città, ma anche perché hanno avuto il coraggio di effettuare una delle loro parata in segno di vittoria, in una grande città come Jafra. Questo, pur non essendo in grande numero, come sempre accade durante i loro folli festeggiamenti. La rappresaglia è terminata con la morte di molti di loro, anche se hanno preso d’assalto la città principale.

Daesh ha compreso di non poter più controllare le città come ha fatto tra il 2015 e il 2016, specialmente adesso che l’USAF statunitense è entrata come protagonista decisiva nel confronto. Da qui la necessità di rimodulare il metodo di attacco, riorganizzandosi attraverso guerriglie e i gangman (un piccolo gruppo armato dotato di cinghie esplosive).

La sua presenza in aree montuose isolate e desertiche spinge l’organizzazione a cercare rifornimenti e armi per i suoi elementi nelle città vicine. Il rapimento di giovani civili significa che l’organizzazione è disposta a scambiarli con i suoi elementi detenuti o reclutarne alcuni tra i suoi ranghi.

Lo stesso deputato di Al-Jafra, Isma’il al-Sharif, ha dichiarato in un comunicato stampa che “questo attacco è stato una reazione all’arresto dei leader dell’organizzazione, Juma al-Qarqa’i e Ali al-Fituri, che sono stati arrestati vicino alla zona”.

Nel recente attacco a Tripoli, Daesh ha distratto le Forze di Haftar e del Governo di Al-Wefaq (presieduto da Fayez Al Sarraj) in battaglie secondarie, come l’attacco della 7° Brigata a Tripoli che ha cercato di respingere i gruppi dell’opposizione ciadiana nelle zone del Sud-Ovest per lanciare un attacco a sorpresa a Jafra.

Haftar con le sue truppe

L’oasi di Fuqaha è una delle cinque principali città del governatorato di Al-Jafra, insieme a Hun, Sudan, Sokhna e Zalah.

L’oasi è attualmente sotto il comando di Khalifa Haftar, sostenuta dalla Camera dei Rappresentanti di Tobruk. Il Feldmaresciallo, ha preso il comando, dopo il ritiro della terza Forza di Misurata, in seguito a forti attacchi aerei nel maggio 2017.

Fuqaha è l’ultima città a Sud di Jafra, situata vicino alla montagna di Al-Haruj che rappresenta la fortezza naturale degli elementi di Daesh in fuga dalla città di Sirte (450 chilometri ad Est di Tripoli).

La città è anche un’area aperta sul deserto del Sahara, relativamente vicina alla città di Sabha (il centro della provincia di Fezzan) ed alle città del bacino Merzek (simile alla madre di conigli, Tamsa e Katroun). E’ anche l’accesso a Nord alle città di Bani Walid, Abu Qureen, Al-Sadada e Harawah (Ovest), e le aree di Zla e Marada (Est) dove si trovano giacimenti petroliferi.

Ciò significa che in un prossimo futuro l’organizzazione potrebbe ricorrere ad incursioni notturne in grandi quantità – dispiegando in campo solo poche decine di unità, senza rischiare un grande numero – in oasi e città remote nel deserto libico, con l’intento di dimostrare la sua esistenza e al fine di raccogliere rifornimenti, armi e uomini.

Questo tipo di attacco, questo nuovo modus operandi, lo abbiamo già trovato in altre situazioni e sembra ripercorrere le stesse tattiche che sono in atto in Egitto e che sono state già attuate in Iraq.

Nelle grandi città, l’organizzazione ha fatto ricorso ad operazioni lampo. Hanno attaccato con armi automatiche e finite le munizioni, terminano con la detonazione degli stessi “gangmen”. Il fine ultimo, è quello di generare la massima risonanza mediatica con il maggior numero di perdite possibili.

In entrambi i casi, il conflitto tra le parti interne libiche e la divisione dei due Eserciti, viene sfruttato a favore dei militanti jihadisti. A confermare questa teoria, un comunicato stampa rilasciato dal portavoce dell’Esercito nazionale libico, il Generale di Brigata Ahmed Al-Mismari.

Generale di Brigata Ahmed Al-Mismari

“La firma per l’accordo finale tra i militari al Cairo è stata ritardata – ha detto Al-Mismari -. L’accordo avrebbe dovuto essere firmato in una precedente riunione dopo che tutto è stato approvato. Gli ostacoli arrivano dalla regione occidentale, il problema non è sorto dalla Camera dei Rappresentanti. Crediamo che debba essere il Parlamento, che è l’organo legislativo dello Stato, a doversi esprimere sull’unione dell’Esercito”.

“Il potere è nelle mani delle milizie e le armi sono lì per le milizie, sia a Misurata che a Tripoli – ha concluso – e questo sembra avere un impatto negativo sui negoziati per unificare l’establishment militare. La Camera dei Rappresentanti ed il Consiglio di Stato pare abbiano raggiunto una formula per la riorganizzazione. Penso che un nuovo assetto, o risolverà molti problemi o porterà alle elezioni dirette: noi del Comando Generale chiediamo di andare alle elezioni immediate”.

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