Libia, parla Haftar: “Il Paese è con me”

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Sono le ore 21 del 27 aprile 2020 quando Haftar annuncia su alcune emittenti televisive di accettare il mandato che il popolo gli ha conferito per gestire il Paese e per abbandonare l’accordo di Skhirat.

Haftar durante la sua dichiarazione

Aprendo il discorso con un augurio per il periodo di Ramadan ha detto: “O popolo libico, condividiamo la solidarietà con te, il sostegno alle forze armate e il rinnovamento della tua fiducia nella loro leadership. Il tuo appoggio è nel viaggio che gli ufficiali e i soldati conducono verso nuove vittorie per liberare il paese dal terrorismo”.

Ha poi aggiunto: “Le forze armate non avrebbero ottenuto queste vittorie se non fosse stato per il sostegno del popolo, questa fiducia è grazie a loro e non avrebbe messo radici nella coscienza dei libici se non fosse stato per i sacrifici dei soldati con le loro vite e il loro sangue”.

“Abbiamo seguito la tua risposta alla nostra chiamata annunciando la caduta del sospetto accordo politico che ha distrutto il paese e lo ha portato a scivoloni pericolosi e abbiamo accettato il mandato che ritieni opportuno farci condurre arrivati a questo punto – ha poi continuato – Dal momento in cui stiamo seguendo il tuo mandato per la direzione di questa missione storica e in queste circostanze eccezionali, abbiamo fermato l’accordo politico, che grazie alla decisione del popolo libico, è diventato parte del passato”.

Una prospettiva di Bengasi in festa

Continua dicendo di aver accettato il mandato del popolo libico, nonostante la molteplicità degli obblighi e l’entità delle responsabilità davanti a Dio, al popolo, alla storia e alla coscienza.

“Saremo a disposizione delle persone e lavoreremo al meglio delle nostre capacità per alleviare la sofferenza del popolo, mettendoci al servizio del cittadino, battendoci per la protezione dei suoi diritti. La realizzazione delle sue aspirazioni e l’aumento delle sue capacità, sono in cima alle nostre priorità”. Il feldmaresciallo ha anche affermato: “Lavoreremo per creare le condizioni per la costruzione delle istituzioni statali e civili permanenti secondo la volontà e le aspirazioni del popolo, continuando il processo di liberazione fino alla sua fine”.

Ma come si è arrivati a questo punto?

Nonostante i continui attacchi sferrati per indebolire l’Esercito Arabo Libico (LNA) di Haftar e nonostante i recenti attacchi alle città di Sabratah e Srman, le tribù non perdono fiducia nel Feldmaresciallo e continuano a sostenerlo nella lotta al terrorismo, nell’espulsione dell’invasore turco e dai miliziani siriani.

Poco prima delle dichiarazioni del Generale, a voci unificate arrivano le dichiarazioni di tutte le Tribù e dei notabili che le rappresentano. Nonostante piangano ancora i figli e i civili uccisi negli ultimi giorni dalle milizie turco/siriane e dalle forze della riconciliazione, le Tribù non hanno perso il loro spirito combattivo e hanno trovato la forza di riunirsi e gridare no al terrorismo e no alla Turchia.

Una delle Tribù con i notabili durante la dichiarazione di mandato ad Haftar

La decisione delle tribù arriva a distanza di 4 giorni, quando Haftar, giovedì scorso fece un annuncio ufficiale, invitato tutti i liberali a prendere una decisione storica “Respingere l’accordo illecito tra il Consiglio presidenziale e l’occupante turco”.

Ha chiesto loro di non mollare, di crederci e di riunirsi attraverso consigli locali, organizzazioni sindacali e tutte le piattaforme per correggere il percorso e riportare le cose al loro posto.

Il Consiglio Supremo delle Tribù ha annunciato a nome di tutte, di affidare il mandato dell’establishment militare, al feldmaresciallo Khalifa Belqasim Haftar, chiedendogli con un’unica voce di gestire gli affari del paese in questo difficile periodo, fino a quando la situazione della sicurezza non sarà ristabilita.

Hanno altresì condannato la palese occupazione turca in Libia e la sua aggressività contro la sovranità nazionale in collaborazione con il governo Presidenziale, definito da loro il governo di Skhirat, affidato a Fayez al-Sarraj. Le Tribù hanno definito la dichiarazione un tradimento ai libici.

La gente per le strade di una delle città libiche

Dopo aver festeggiato l’accettazione di Haftar, il Consiglio Supremo delle Tribù ha sottolineato che è pienamente in linea con tutte le misure adottate dal comando generale delle forze armate in questa fase per ricostruire una nuova Libia e liberarla dall’abominio degli oscurantisti. Con questo, ha sottolineato la voglia di eliminare i resti del terrorismo e gli agenti colonizzatori turchi per costruire uno stato di diritto basato su istituzioni sane a cui aspirano tutti gli onorevoli figli del paese: “Chiediamo a Dio Onnipotente di guidare le nostre forze armate e la loro saggia guida verso ciò che ama e che apprezza e di fornirgli la giusta protezione”.

Uno degli Sheicchi del Sud della Libia – Un colpo di stato contro le autorità cartone animati dalla leadership pubblica con un falso mandato popolare

Le parole che giovedì scorso hanno spinto il popolo a riflettere, quelle lanciate dal feldmaresciallo Haftar sono state chiare e dirette: “Chiedo a tutti gli onorevoli libici liberi di abbandonare quello che è noto come l’accordo politico per autorizzare l’istituzione che ritengono opportuno guidare la fase successiva con una nuova dichiarazione costituzionale che garantisca il superamento di questa fase”.

Ha poi continuato: “Le forze armate continuano oggi uno stato di lotta all’interno della capitale, in modo che la sua liberazione sarà il culmine della marcia. Ci vanteremo della chiarezza delle forze armate, della chiarezza della costruzione, della struttura organizzativa, delle dimensioni dell’armamento, del livello di determinazione e volontà, promettendo con gioia che il sostegno al terrorismo operato dal Consiglio presidenziale non durerà a lungo”.

Alcuni esponenti dell’Arabia Saudita # I libici delegano ad Haftar
Chiediamo a Dio aiuto e successo e chiediamo a Dio i nostri onorevoli fratelli libici, progresso, prosperità, sicurezza.

La notizia non resta inascoltata e sui social libici impazzano i festeggiamenti. Urla, canti e suoni di auto tra la gente che ripete più volte la Turchia deve andare via. In molte città libiche non colpite attualmente dagli scontri l’atmosfera sembra quella di un Paese in festa, anche se la battaglia è ancora nel pieno della sua fase cruenta e piena di odio.

Tra le urla festanti di alcuni, la città di Tarhuna si aspetta un imminente attacco e le Tribù sono consapevoli che molti altri figli saranno pianti.

Mentre molti esultano l’Osservatorio libico scrive. “Nella giornata di ieri 5 persone sono state uccise in un attacco aereo turco che aveva preso di mira un camioncino “Canter” e un veicolo Toyota che trasportava scatole di “apicoltori” di proprietà di commercianti locali a Nesma East, # Mazda.

Foto scattate sul luogo dell’attacco

Dalla sua il Consiglio Presidenziale smorza i toni cercando di sminuire le dichiarazioni da colpo di Stato di Haftar.

“Non siamo rimasti sorpresi. Avevamo previsto questo passo, che gli è servito per coprire la sconfitta delle sue forze in alcuni degli assi a lui cari…non ha ottenuto nulla a parte uccidere, ferire e sfollare centinaia di migliaia di persone e di distruggere molte delle capacità del paese…”.

Sarraj ha aggiunto: “L’annuncio di oggi rende palese a tutti che è necessario sconfiggere il suo progetto di colpo di stato”.

La dichiarazione presidenziale ha lanciato un appello a tutti i membri della Camera dei rappresentanti affinché si uniscano ai loro colleghi a Tripoli, per avviare il dialogo globale e continuare il percorso democratico fino a una soluzione globale e duratura attraverso l’urna elettorale.

“Estendiamo le mani a tutti i nostri figli ingannati e alle loro famiglie, in particolare a quelli della regione orientale e li invitiamo ancora una volta a deporre le armi, iniettare sangue e schierarsi. C’è ancora un’opportunità da cogliere oggi”.

Sarraj Erdogan

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan E il Presidente libico Fayez Al-Sarraj

Nonostante la conclamata alleanza con Turchia, Fratellanza e terroristi, Al-Wefaq e i suoi funzionari continuano a sostenere il loro punto di vista e a sostegno dello GNA interviene anche il ministro degli interni Fathi Pashaga, che ha commentato il discorso dello staff di Haftar così: “Oggi è il giorno di tutte le false maschere, che fanno eco ai pochi soldati che possiedono. Una mentalità di colpo di stato che non crede nella democrazia e che non potrà mai contribuire alla costruzione di uno stato civile”.

“Oggi è il giorno della chiara verità. Siamo nella nostra guerra contro le tirannie e la dittatura. La nostra lotta continua e la vittoria, a Dio piacendo, verso l’istituzione di uno stato civile democratico”.

Purtroppo, ognuno sulle sue posizioni. Davanti alla richiesta del popolo nessun cedimento e così in un periodo in cui tutto il mondo si occupa del coronavirus, queste dichiarazioni di guerra non fanno presagire nulla di buono, rendendo agghiacciante la proiezione delle settimane a venire.

 

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