Libia, secondo la stampa locale la Francia soffia sui venti di crisi interna. Al centro i guadagni della produzione petrolifera

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. I rinnovati disordini in Libia sono collegati a quattro file specifici. Lo ha scritto il quotidiano libico Ewan Libia e lo ha confermato una breve analisi francese, pubblicata sul giornale Le Parisien.

La prima causa, fra tutte, è la debolezza del Governo di riconciliazione di Al Sarraj, al secondo posto si collocano i problemi legati al petrolio. Seguono quelli dell’immigrazione e degli interventi di Paesi stranieri che alimentano la crisi.

Pozzi petroliferi in Libia

Questa piccola analisi è stata fatta subito dopo l’attacco terroristico, a Tripoli, alla sede del Ministero degli Affari Esteri di Al-Wefaq (Il Governo di riconciliazione) lo scorso lunedì. Nell’attacco sono morte tre persone molte altre sono rimaste ferite.

Secondo l’Ewan, la crisi libica, torna ad essere argomento di interesse per i media ed i giornali francesi. Gli stessi, che avevano accantonato il file, hanno riacceso i riflettori a causa del recente deterioramento della situazione.

L’analisi precisa che il rinnovarsi dello stato di caos nel Paese è principalmente imputabile all’irrisolta crisi politica, dovuta alla debolezza del Governo Sarraj, facilitando l’operato dei terroristi.

Non solo, la stessa analisi accusa anche il nostro Paese. Non manca un accenno al recente viaggio del nostro capo del Governo, Giuseppe Conte in Libia dove, domenica scorsa, ha incontrato Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, capo dell’Esercito nazionale libico con l’obiettivo di far avanzare il processo politico.

L’incontro del capo del Governo Conte con Al Sarraj

Dal rovesciamento e dalla morte di Gheddafi, le milizie de i gruppi armati, ma soprattutto i terroristi appartenenti alle file di al-Qaeda e Daesh, hanno approfittato del crollo dello Stato libico per stabilirsi localmente, appropriandosi in un periodo di caos, di alcune delle scorte di armi che sono state abbandonate. Tutto, senza dimenticare il ruolo che riveste il contrabbando che ha rifornito i nemici della Libia.

Un’immagine degli scontri a Tripoli nei mesi scorsi

Ricordiamo anche quanto accaduto la scorsa settimana. In quell’occasione, le autorità libiche hanno intercettato e rinvenuto, nel porto di Bengasi, una nave proveniente dalla Turchia che trasportava container carichi di armi, pronte ad approvvigionare le file dei miliziani e dei terroristi.

Il dossier fa poi accenno anche all’antagonismo franco-italiano che si riflette inevitabilmente nel campo politico e sull’economia transnazionale, andando a toccare in particolar modo gli investimenti petroliferi.

Secondo l’analisi, con 48 miliardi di barili, la Libia ha le maggiori riserve di petrolio in Africa. Questo, susciterebbe l’interesse dei Paesi stranieri e gli appetiti delle tribù locali. L’abbondante petrolio del Paese nord africano diventa così fonte di molti interessi che alimentano i conflitti politici e rafforzano il caos generale.

La National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera statale libica, secondo il rapporto francese, condividerebbe la torta con altri gruppi, in primis con la nostra ENI, sottolineando come la francese Total sia relegata ad una quota quasi esigua.

Nello studio, si fa presente quanti barili di petrolio sono stati prodotti prima della rivolta del 2011. Il numero, che è stimato a più di 1,6 milioni si è dimezzato durante il conflitto, prima di riprendere gradualmente a crescere fino ad oggi.

La produzione interrotta, in determinati momenti a causa delle forti tensioni, come nello scorso giugno, ha permesso al Feldmaresciallo Khalifa Haftar, di prendere il controllo della Crescent Petroleum, sita in un’area strategica e che possiede l’80% delle risorse petrolifere della Libia. Ciò ha permesso allo stesso Haftar di disporre di un maggiore controllo sulla NOC, posta sotto l’autorità del Governo di riconciliazione con sede nell’Ovest del Paese.

Per quanto riguarda il file immigrazione, il report spiega, che anche se lontano dalla vetta degli sbarchi risalenti al 2016, decine di rifugiati continuano ad arrivare ogni settimana in Italia, lasciando la costa libica.

Stando a quanto scritto nel rapporto, e soprattutto a quanto appreso dal quotidiano libico Ewan, la Francia, pare stia sperando in un immediato capovolgimento della situazione, per poter recuperare il terreno perso negli scorsi mesi.

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