Libia, Vladimir Putin solo e vero arbitro delle vicende del Paese nord africano. Possibile la divisione in due del territorio gestito da russi e turchi

Di Alexandre Berthier

Tripoli. L’accavallarsi frenetico di notizie sull’evoluzione delle vicende libiche, e sulle conseguenti vicessitudini dei Paesi del Mediterraneo occidentale, fanno perdere di vista le vere strategie in atto.

La Libia terreno di conquista russa e turca

Sembra una favola, ma è tutto vero. Mentre l’Italietta con i suoi compari francesi e tedeschi si arrabattono, non mancando di cercare infelicemente di tirarsi fregature a vicenda, e l’Unione Europea balbetta di iniziative fumose, sicuramente inconcludenti e nelle quali non crede nessuno dei promotori, il Sultano Turco, lo Zar di tutte le Russie e il Faraone dell’Alto e Basso Egitto si prendono la Libia, il suo petrolio e la supremazia del Mediterraneo.

E’ sconfortante verificare quanto sia grave ed irreversibile lo stato comatoso in cui versano ormai da decenni quelle nazioni che con la vittoria della battaglia navale di Lepanto il 7 ottobre 1571 affermarono il primato della Cristianità sull’Islam, rendendo il Mare Nostrum un mare libero, rinnovata culla della più fiorente tra le civiltà del mondo moderno e contemporaneo.

Un momento della battaglia di Lepanto

Oggi, a Mosca, il Generale Khalifa Haftar e il Presidente del Governo di “accordo nazionale libico” Fayez Al Sarraj dovranno negoziare una tregua e rafforzare il cessate il fuoco in vigore dalla scorsa domenica.

Al Serraj e Haftar

Dunque, è Putin, solo Putin, il solo e vero arbitro delle annose vicende libiche. E Al Serraj, recandosi a Mosca, ne afferma l’indiscussa autorità, posto che gli USA sono in ben altre faccende affaccendati e da tempo hanno fatto intendere che non sono interessati alla questione libica che, tutto sommato, è una questione sicuramente di minore importanza rispetto quelle in ballo in Medio Oriente.

Il ruolo di Putin – che opera, sia chiaro, in nome e per conto suo proprio, di Al Sisi e di Erdogan – colloca l’ONU al di fuori di ogni rilevanza e ne sopprime qualunque pur sommessa velleità, che ogni tanto emerge inutilmente.

Stretta di mano tra Conte ed Erdogan in occasione di un vertice NATO

Carneade, chi era costui, si chiedeva Don Abbondio; l’ONU chi è costui, si chiedono Putin, Erdogan e Al Sisi.

Si, è evidente, l’ONU non è più nulla di operativamente rilevante. Persino l’Unione Europea, nella sua conclamata irrilevanza, ma grazie alla sua moneta unica conta più delle Nazioni Unite. Un’istituzione superata dai tempi, che serve solo a mantenere in vita le sue costosissime organizzazioni e i suoi ben remunerati funzionari.

Al Serraj è stato collocato a Tripoli dall’ONU come presidente di un fantasioso governo di unità nazionale di uno Stato, la Libia, che non esiste più dal 2011.

E’ incredibile che dallo spregevole e sconsiderato assassinio di Gheddafi – i cui massimi responsabili furono Gran Bretagna e Francia, con corresponsabilità assai diffuse che riguardano anche USA e Italia – si insista a continuare a parlare della Libia come se veramente in Nord Africa esista ancora uno Stato che si chiama Libia.

Ma lo Stato libico non esiste più da allora. E l’insediamento del “governo fantoccio” di Al Serraj non ha assolutamente ricreato uno Stato che solo Re Idris, prima, e Gheddafi poi erano riusciti a far apparire tale alla comunità internazionale.

Pochissimi nella comunità internazionale hanno mostrato di ritenere Al Serraj quale capo dell’inesistente Stato della Libia, tranne l’Italia che non ricorda neppure che la sua Libia, quella che si assume fosse stata conquistata nel 1912, era composta amministrativamente e politicamente da tre ben distinte colonie: Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.

La fuga delle ambasciate da Tripoli dopo i fatti del 2011 è stata ed è la dimostrazione che nessuno riconosce che in quei territori vi sia ancora uno Stato ed un Governo che ne eserciti la sovranità.

Quindi, stendiamo un velo pietoso sulle velleità dell’arbitro italiano e sui “viaggi della speranza”, alquanto peripatetici, del suo Presidente del Consiglio e del suo ministro degli Esteri, che purtroppo non hanno nessuna credibilità ed espongono al ridicolo il nostro Paese, già molto malconcio per le sue ben note vicessitudini interne.

Incomprensibili ed assolutamente inutili quindi anche i viaggi del Presidente Conte ad Ankara di oggi ed al Cairo di domani, oltre a quelli che ha già fatto inutilmente Di Maio.

Non hanno ancora capito che le fila le tiene Mosca! E con la Russia questa Italia e questa Unione Europea non hanno un gran feeling.

Per concludere, il territorio della ex “Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista”, il quarto Paese dell’Africa per estensione territoriale, è destinato ineluttabilmente ad essere diviso in due parti che diventeranno protettorati di Russia e Turchia.

E le rispettive aree di pertinenza saranno approssimativamente quelle che oggi sono controllate da Al Serraj e dal Maresciallo Haftar, che hanno implicitamente accettato di essere due semplici pedine.

Si ritiene di poter escludere che si possa mai giungere a ricostituire uno Stato unitario quale fu quello di Gheddafi, ma si può auspicare che Russia e Turchia sappiano risolvere il problema del controllo dei confini meridionali e tutte le problematiche connesse alla sicurezza di quei territori.

Putin ed Erdogan, a differenza degli omologhi italiani ed europei, sono due affermati statisti e sanno cosa vuol dire governare e affermare la sovranità di uno Stato sulla sua popolazioni e sugli altri Stati.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Quanto all’Italia, ed alle sue elucubrazioni circa i problemi legati ai migranti, che dalle coste libiche hanno invaso e continuano ad invaderci, non si può che rammaricarsi della tanta miopia che i suoi governi hanno messo a nudo nella gestione del fenomeno.

Abbiamo permesso ad avventurieri e a bande di predoni, che abbiamo considerato invece interlocutori politici, di ricattarci e taglieggiarci per quasi 20 anni, senza capire che lo Stato libico non c’era più e che, direttamente o invocando l’intervento della NATO, avremmo dovuto occupare militarmente le coste della Tripolitania e della Cirenaica, smantellandone le basi di smistamento dei migranti e costringendo le Nazioni Unite a farsi carico dei rimpatri o dell’accoglienza organizzata in Europa, esclusivamente per quelli che potevano essere considerati profughi.

Invece, assieme all’Unione Europea e all’ONU, per incapacità, impotenza e più spesso per una irrefrenabile avidità affaristica, abbiamo permesso alla Libia di ridiventare quel fiorente centro di commercio degli schiavi che in quei luoghi nei secoli è sempre stata una fiorentissima attività praticata alla luce del sole, con una differenza: abbiamo sostituito l’ordine religioso dei Mercedari che riscattavano gli schiavi con le presunte organizzazioni umanitarie che nei fatti invece cooperano con gli schiavisti.

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