Lotta al terrorismo: parla l’Ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, presidente della NATO Defense College Foundation: “Più attenzione alla mappatura dei finanziamenti illeciti”

Di Giusy Criscuolo

Roma. “I tempi sono maturi per contrastare le attività di estremismo violento al fine di mantenere la scena del terrorismo frammentata e sbilanciata non solo in termini militari e di sicurezza, ma soprattutto in termini di narrativa e soffocamento del futuro reclutamento terroristico”.

E’ questo un accenno introduttivo della Conferenza organizzata dalla NATO Defense College Foundation che si terrà a Roma il prossimo 6 dicembre, dal titolo “Targeting the de-materialised ‘Caliphate’. Extremism, radicalisation and illegal trafficking”.

“Le operazioni militari e di sicurezza hanno il loro ruolo distinto – viene evidenziato dagli organizzatori – ma il più delle volte coesistono senza molte sinergie. L’antiterrorismo può fornire solo una parte degli effetti contro i gruppi nemici, mentre la lotta contro l’estremismo violento è necessaria sul terreno e nel cyberspazio per disarticolare la propaganda jihadista, per prevenire la radicalizzazione (oltre alle azioni di deradicalizzazione nelle prigioni e nei quartieri problematici) e per soffocare i legami criminali con il finanziamento del terrorismo. Questo è anche un ambito in cui, su alcuni aspetti, la cooperazione antiterrorismo Nazioni Unite-NATO può essere ulteriormente migliorata”.

La guerra al terrorismo è ora considerata la guerra più longeva del mondo. Anche se l’IS ed Al Qaeda hanno perso terreno e le loro roccaforti sono state distrutte, essa infuria ancora ed il campo di battaglia sta cambiando in modo significativo.

Miliziani di Al-Qaeda

I professionisti della sicurezza a livello mondiale lo capiscono molto bene e per questo stanno lanciando, da tempo, un allarme. L’EUROPOL ha classificato la minaccia del terrorismo in Europa come “alta” nonostante il declino dello Stato islamico. Nel frattempo, il fascino duraturo di esso, di al-Qaeda e dei loro affiliati locali hanno spinto varie nazioni dall’Asia centrale al Nord Africa ad intensificare i propri sforzi per combattere l’estremismo da un punto di vista ideologico.

Le domande per tutti coloro che si interessano all’argomento, sono molte, diverse ed a volte non trovano un’immediata risposta. Questo argomento non cessa di interessare, anzi trova nei nuovi mezzi di comunicazione nuova linfa vitale. Le organizzazioni jihadiste mutano la pelle ma restano presenti e spaziano dal campo delle attività terroristiche globali a quello del finanziamento dell’estremismo stesso. La loro forza sta, oggi, nella capacità di mutare modus operandi sul campo, passando da una dimensione quasi-statale a una dimensione più fluida e “califfata” virtuale.

Report Difesa ha voluto approfondire questi temi con l’Ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, presidente della NATO Defense College Foundation.

Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della NATO Defense College Foundation, Afghanistan and Central Asia: Looming priorities and regional un-balances, 4 ottobre 2018, Roma

Presidente, quale è il ruolo della diplomazia nella lotta al terrorismo?

La diplomazia ha un ruolo fondamentale perché rimane il primo tessuto connettivo che i Governi hanno fra loro. La stessa diplomazia ha cambiato pelle nel corso dei decenni. Mentre prima l’obiettivo primario erano le relazioni politiche basilari tra gli Stati, ora è molto più articolata e capace di comprendere, se non di coordinare, le sfide più attuali alla sicurezza. Alla base rimane un canale di trasmissione primario di istruzioni e raccolta di informazioni, di sintesi per i Governi, insieme agli organismi competenti più specializzati.

In che modo, secondo lei, la Comunità internazionale, le Nazioni Unite e l’Unione Europea danno il loro contributo politico e di sicurezza nella lotta al terrorismo?

Nazioni Unite ed Unione Europea sono i fulcri di raccordo nella Comunità internazionale, senza i quali il confronto con il terrorismo internazionale sarebbe molto difficile. Vi sono alcuni aspetti da evidenziare. In primo luogo vi è un’attività legislativa indispensabile per tutti; l’autorevolezza della fonte, la condivisione di Convenzioni, Direttive e altri strumenti pertinenti consentono ai singoli Paesi di lottare contro un nemico comune avendo le stesse definizioni, gli stessi obiettivi ed un chiaro consenso politico. Si tratta di un’attività in continua evoluzione ed aggiornamento.

Ciò non deve sorprendere perché sappiamo che le minacce cambiano volto acquisendo nuove sembianze. Da un altro punto di vista ONU e l’Unione Europea possiedono centri di direzione operativa, dove avvengono vitali scambi di informazione e si decidono azioni concrete.

Le minacce cambiano volto acquisendo nuove sembianze

Nel corso della 87^ Assemblea dell’INTERPOL a Dubai, la candidatura del Kosovo come membro dell’organismo è stata bocciata. Quale è il motivo? Potrebbe essere imputabile al fatto che negli ultimi anni questo Paese è divenuto un focolaio jihadista?

Non credo che la mancata adesione del Kosovo all’INTERPOL abbia riferimento alla situazione interna nel Paese. Credo piuttosto che lo status di nazione sovrana del Kosovo non sia accettato da tutti. Anche alcuni Paesi membri della UE non riconoscono l’indipendenza di Pristina. Perché? in alcune capitali rimane l’obiezione di fondo che la provincia di un Paese non possa diventare uno Stato con metodi violenti e senza un percorso giuridico accettato da tutti. Detto in altre parole ci sono dei Paesi i quali temono che le loro minoranze etniche seguano lo stesso percorso del Kosovo e che alla fine lo status quo venga accettato.

Uomini dldl Forze Speciali del Kosovo

La struttura e l’organizzazione delle missioni sotto le bandiere delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, sono al passo con i tempi, oppure vanno rimodulate sulle nuove esigenze terroristiche? Se sì, come?

Le missioni all’estero dell’ONU e della Ue sono molto diverse ed hanno diversa origine. Le Nazioni Unite hanno il massimo di legittimità politica rappresentando in buona sostanza la comunità internazionale: In genere coperte da Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Non sono storicamente un esempio di efficienza operativa e non hanno ancora una catena di comando del tipo NATO, per capirci. L’Unione Europea ha una storia molto recente di missioni all’estero, sta crescendo in più direzioni, ma deve farsi le ossa al di la della “soft security” e dell’addestramento.

Cosa va fatto per la mappatura dei finanziamenti illeciti ai gruppi terroristici?

Assistiamo ad un’analisi sempre più approfondita del perché e del come il terrorismo internazionale si finanzia. Praticamente ogni Paese ed i maggiori centri accademici, per non parlare delle stesse autorità di contrasto, indagano su questi fenomeni. Aggiungo comunque che la consapevolezza sull’importanza di questo tema deve crescere ancora. Si tratta di affrontare un nemico tra i più spietati della nostra società e del nostro modo di vivere. Un nemico multiforme e molto flessibile che spesso cambia aspetto e metodi; per il quale i modi di finanziamento evolvono nel tempo cambiando fonti e procedure. In conclusione bisogna tenere sempre alto il livello di guardia politico. Nello stesso tempo vanno rafforzati, dando loro tutti i mezzi più moderni, oltre alla giusta visibilità, quei corpi dello Stato che combattono in silenzio una guerra contro un nemico che a volte appare inafferrabile.

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