Mafia, 18 arresti a Catania. Gli affiliati avevano tutti un tatuaggio a forma di labbra

Catania. I Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coadiuvati dalle unità territorialmente competenti, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, hanno eseguito oggi un’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) nei confronti di 18 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso. Per tutti l’accusa è di estorsione, furto in abitazione, lesioni e riciclaggio dei proventi illeciti mediante intestazioni fittizie di depositi e conti correnti. I reati sono tutti aggravati dalla finalità dell’agevolazione dell’associazione mafiosa.

Operazione antimafia a Catania

Il provvedimento trae origine da una complessa indagine condotta dalla Compagnia Carabinieri di Giarre (Catania) dal 2016 al 2017 che ha consentito di  disarticolare le ‘nuove leve’ e l’attuale reggente del sodalizio mafioso “Laudani – Mussi i ficurinia”, operante nel territorio di Giarre e comuni limitrofi, i cui adepti riportavano, quale simbolo del vincolo di affiliazione ed in ossequio alla famiglia mafiosa catanese di riferimento, un tatuaggio “a forma di labbra”.

E’ stato anche possibile accertare, da parte della stessa, la disponibilità di armi occultate. Oltre ad evidenziare il controllo del territorio da parte del gruppo che esercitava mediante una capillare sottoposizione dei commercianti al pagamento del cosiddetto “pizzo”, assunzioni forzate, pestaggi, incendi di veicoli e furti.

L’inchiesta ha anche documentato il riciclaggio dei proventi delle attività illecite mediante intestazioni fittizie di depositi e conti correnti. Oltre ad appurare l’interesse del clan nel supportare, alle elezioni comunali del 2016, soggetti a loro vicini, rimasti ignoti. Infine, è stato possibile riscontare in capo al boss, la gestione illegittima degli appartamenti di proprietà della Regione Sicilia e gestiti dall’Istituto Autonomo Case Popolari di Acireale (Catania) .

Gli arrestati sono stati tradotti presso il Carcere di Catania Bicocca, ad eccezione di quattro soggetti già detenuti per altra causa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore