Mafia, Operazione congiunta della DIA e della Guardia di Finanza di Trieste per estorsione aggravata. Sette arresti. Scoperti legami con i Casalesi

Trieste. La Sezione Operativa della Direzione Investigativa Antimafia di Trieste, coadiuvata dai Centri di Padova, Napoli, Milano e Bologna nonché dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Trieste e con l’ausilio di Reparti della Guardia di Finanza del capoluogo giuliano ha eseguito, oggi, sette ordinanze di custodia cautelare in carcere su disposizione della Procura Distrettuale antimafia triestina.

Operazione della Guardia di Finanza a Trieste

Complessivamente sono stati impiegati oltre una cinquantina di appartenenti alla DIA e 40 militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e di altri Reparti della Guardia di Finanza di Trieste nonché dell’8° Reggimento Genio Guastatori dell’Esercito di Legnago (Verona). Gli arresti e le perquisizioni hanno interessato le province di Napoli, Milano, Modena, Treviso, Padova, Portogruaro (Venezia), Udine e Trieste.

Tutti gli indagati devono rispondere di aver partecipato, a vario titolo, ad estorsioni commesse in Croazia e pianificate in Italia contro imprenditori e professionisti, alcuni dei quali italiani ed operanti a Pola. I delitti, per la Procura, si sono consumati attraverso minacce ed intimidazioni – e perciò con metodo mafioso – finalizzate a favorire gli interessi del clan camorristico dei Casalesi.

Gli indagati sono in totale 13. Nel corso delle indagini su persone vicini agli ambienti della criminalità organizzata di stampo camorristico sono emersi numerosi elementi che inducevano a ritenere che un presunto intermediario finanziario di Portogruaro, attualmente detenuto per altra causa a disposizione della magistratura friulana, avesse investito ingenti somme di denaro, circa 12 milioni di euro, appartenenti a consorterie criminali riconducibili al clan dei Casalesi .

L’indagine ha scoperto poi che l’indagato aveva allestito un complesso sistema per investire illecitamente i capitali, utilizzando diverse società con sede in Croazia, Slovenia, Gran Bretagna.

Le autorità croate, nei primi mesi del 2018, sulla base di denunce acquisite da un professionista croato ed accogliendo le istanze di altri creditori, procedevano al pignoramento dei conti correnti delle società facenti capo al presunto intermediario e disponevano il blocco finanziario delle stesse, così oggettivamente impedendogli di restituire quanto da esso investito dal clan.

L’acuirsi del suo dissesto finanziario e le contestuali pressanti esigenze dei suoi sodali campani di rientrare in possesso delle ingenti somme impegnate, conducevano gli stessi in un limitato arco temporale a mettere in atto tantissime attività estorsive nei confronti di numerosi professionisti, italiani e croati.

Numerosi gli episodi estorsivi emersi dalle indagini che non solo hanno evidenziato la determinazione a delinquere degli arrestati ma anche i consistenti interessi economici in gioco, pari a un giro di affari di decine di milioni di euro puntualmente ricostruito dagli uomini della DIA di Trieste.

Sono state eseguite decine di perquisizioni in corso nei confronti di altri soggetti, indagati a vario titolo, tra cui diversi personaggi che hanno aiutato l’intermediario ad eludere le investigazioni dell’Autorità Giudiziaria triestina.

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