Mafie nel Foggiano, l’incisione profonda dei Carabinieri e delle altre Forze di Polizia per liberare un territorio dalla criminalità

Foggia (dal nostro inviato). Una nuova mafia, chiamata “Società foggiana” insanguina e fa affari in città ed in provincia.

Tutto nasce nei primi anni ’70. La cronaca giudiziaria dell’epoca raccontava di Raffaele Cutolo e della sua volontà di entrare in Puglia, fondando dopo la Nuova Camorra Organizzata (NCO) la Nuova Camorra Pugliese (NCP).

Quando, nel 1979, si tenne in un hotel tra Foggia e San Severo un importante summit di camorristi si gettarono le basi per questa Nuova Camorra. Nella Puglia criminale entra il concetto del malavitoso camorristico. Fatto di omicidi, conflitti a fuoco, gestione delle rapine, della droga e di tanti altri reati.

In verità la Nuova Camorra Pugliese non vedrà mai la luce, resterà sospesa. La malavita pugliese, infatti, preferirì farsi una consorteria tutta sua. Tutta pugliese. E nel carcere di Trani venne fondata la Sacra Corona Unita. La quale altro non era se non una costola della ‘ndrangheta delle cosche di Rosarno. E piano piano la camorra in terra foggiana perse terreno.

Nel 1986, nel capoluogo dauno avvenne un fatto che cambiò la struttura criminale. In un bar nel pieno centro città, nella zona dei Quartieri settecenteschi, fu compiuta una strage (detta del Bacardi).

L’azione fu eseguita da un gruppo criminale che poi fonderà la “Società Foggiana”. E’ un segnale chiaro ai componenti della Sacra Corona Unita: “In Capitanata non vi vogliamo, qui comandiamo noi”.

Nacque così un’altra mafia tutta locale. Dentro il suo “DNA” la “Società Foggiana” aveva pezzi di camorra e pezzi di ‘ndrangheta. Caratteristiche che verranno fuori nel tempo.

Il nome, secondo quanto emerso dagli atti processuali, non venne scelto direttamente dai suoi fondatori. Ma, dopo un processo per l’omicidio dell’imprenditore Giovanni Panunzio che si ribellò alla richiesta di pizzo e gli articoli sui giornali e le trasmissioni Tv, venne attribuito il nome a questa organizzazione criminale. Diciamo che fu quasi un’attribuzione mediatica. L’assassinio di Panunzio creò il panico tra gli altri imprenditori. E ci volle molto tempo prima che arrivassero le denunce per usura.

L’imprenditore Giovanni Panunzio

Ed eccoci arrivati ai giorni nostri. La “Società Foggiana” è divisa in “batterie”, tutte hanno lo stesso interesse ma spesso combattono tra loro per il predominio di zone o di attività. Le “batterie” sono composte da persone ritenute più rappresentative di questa organizzazione criminale  come i Moretti, i Pellegrino, i Lanza, i Sinesi. E’ una mafia molto violenta, dove gli omicidi, per la spartizione del territorio, come avviene in altre mafie, vogliono evidenziare la forza di un gruppo rispetto ad un altro.

Chi costituisce la manovalanza sono giovani disoccupati o balordi. I componenti sono tutti italiani, l’apporto di immigrati è dato per lo spaccio di droga.

Per le Forze dell’Ordine è difficile infiltrare qualcuno in questi gruppi per la loro organizzazione strutturale. “Hanno abolito – spiega il Colonnello Marco Aquilio, comandante del Comando provinciale dei Carabinieri di Foggia – le liturgie che si usano in altre mafie. Come ad esempio la pungicatura che c’è nella ‘ndrangheta. La liturgia è vero che ti dà l’appartenenza ad un gruppo ma è facilmente dimostrabile. Una volta che viene dimostrata questa appartenenza, sei mafioso”.

Il Colonnello Marco Aquilio

Come detto la mafia foggiana non ha bisogno di queste liturgie, visto che si segue la via dell’appartenenza alla famiglia. Le mogli sanno quello che fanno i mariti ed i figli quello che fanno i padri.

C’è un altro aspetto molto importante da spiegare: quello della compartimentazione delle aree criminali. Ovvero i settori vengono divisi, non c’è una sola persona che si occupa di tutto. “Se vogliamo fare un paragone – aggiunge il comandante dei Carabinieri di Foggia – basti pensare alle paratie di una nave. Se se ne rompe una, è vero che entra l’acqua ma la nave non affonda”. Perciò, le Forze di Polizia hanno messo su un’intelligente  attività investigativa che porta a smantellare non solo piccoli gruppi ma anche ad intaccare il grosso del gruppo criminale.

Come detto, stiamo parlando di una mafia estremamente violenta. Qui un torto subito viene fatto ripagare con una sparatoria dove si utilizzano fucili a canne mozze, kalashnikov, bombe, tritolo (per lo più contro contro esercizi commerciali di commercianti che non vogliono pagare il pizzo).

Per quanto riguarda la provincia, dobbiamo parlare di organizzazioni criminali dell’Alto Tavoliere che comprende i comuni di San Severo, Apricena e di tutta la fascia che arriva fino al confine con il Molise. Organizzazioni in stretto contatto con la “Società Foggiana”.

Differente il territorio di Cerignola, un comune “cerniera” tra Bari e Foggia. Qui, spiega il Colonnello Aquilio, opera un’organizzazione criminale che usa il metodo mafioso. E’ dedita soprattutto alle rapine a portavalori e banche in tutta Italia. “I suoi capi – aggiunge il comandante – si sono stabiliti ormai a Milano”.

Per quanto riguarda, poi, la realtà del Gargano qui le organizzazioni criminali nascono indipendentemente dalla “Società Foggiana”. Ma probabilmente, oggi, si stanno mischiando. Il Gargano, infatti, dal punto di vista morfologico ricorda molto la Calabria con una foresta, attività di pastorizia, turismo. La criminalità è attiva nel traffico di marijuana, essendo un molo di approdo per i collegamenti con l’Albania, da dove arriva droga di alta qualità.

Si tratta di una criminalità che nasce nella zona centrale del Gargano, dove le famiglie mafiose più importanti di Monte Sant’Angelo iniziano ad espandere le loro attività. “Stiamo parlando – evidenzia il Colonnello Aquilio – di una mafia molto chiusa che inizia a frammentarsi, a scindersi, portando a lotte interne che portano a vari omicidi”.

Anche a Vieste opera da anni una criminalità locale che apprende i metodi di quella del Gargano, diventandone poi un tentacolo. Tra le due consorterie poi si avrà una scissione ed un suo boss, Angelo Notarangelo verrà ucciso nel 2015. Dal quel momento inizierà una lunga guerra tra le varie organizzazioni criminali che ha portato, in due anni, a tantissimi omicidi.

Oggi queste criminalità dell’Alto Tavoliere, del Gargano e di Foggia hanno iniziato a dialogare tra loro. Motivo di questo dialogo: il grande affare legato al traffico di marijuana proveniente dall’Albania. “Probabilmente – sostiene il Colonnello Aquilio – la mafia si sta evolvendo e grazie a questo traffico sta incassando moltissimi soldi”.

Ma come reagiscono i cittadini foggiani e della provincia a queste violenze mafiose?

“I cittadini vogliono reagire – conclude il Colonnello Marco Aquilio – ma hanno tanta paura, vista la violenza di questi gruppi criminali. Fortunatamente i tempi stanno cambiando. Grazie a tutte le Forze di Polizia presenti sul territorio, ai rinforzi arrivati abbiamo potuto effettuare tantissimi sequestri (di locali riconducibili ai gruppi mafiosi, di armi moderne, di munizioni, di droga ndr), arresti. Basti pensare a quello di Rocco Moretti, capo indiscusso della Società Foggiana, di Girolamo Perna, uno dei responsabili della mafia viestana, di Enzo Miucci, uno dei responsabili della mafia di Monte Sant’Angelo. Un grande lavoro lo stanno facendo i nostri Carabinieri Elitrasportati ‘Cacciatori’. Tutto questo nostro sforzo sta portando grandi risultati. Gli arresti sono iniezioni di fiducia. E la gente comincia a parlare, ad avere fiducia”.

Rocco Moretti

Prima di arrivare ai collaboratori di giustizia, come esistono nelle altre mafie, qui nel Foggiano ci vorrà molto tempo. Quando qualcuno, nel passato, ha provato a collaborare i figli e le mogli hanno girato le spalle. Isolando l’eventuale collaboratore. Molto dovrà fare la magistratura con condanne pesanti che potrebbero aprire la strada verso il pentimento di qualche componente dei clan.

Si è più avanti nelle denunce da parte di cittadini colpiti dall’usura, ne stanno già arrivando molte.

Un ruolo importante per fermare l’avanzata della criminalità deve essere rivestito anche dalle scuole, perchè senza l’apporto dell’istruzione l’incisione delle indagini di Polizia sarebbe piccola.

Insegnanti e studenti possono fare molto. Nelle scuole i ragazzi devono capire quale sia la mafia vera, che non è quella delle fiction. Come è accaduto in altre zone mafiose, va abbattuta l’omertà.

Insomma, la mafia foggiana è un fenomeno in continua evoluzione e sul quale le Forze di Polizia non abbassano mai la guardia.

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