Mali, un Paese dove malgrado gli impegni delle Forze di sicurezza internazionali la sicurezza è ancora a rischio estremismo islamico

Di Francesco Ippoliti * e Riccardo Zorzi**

Bamako. Il Mali, nonostante un significativo schieramento di Forze di sicurezza internazionali, continua ad essere un Paese insicuro con una forte presenza di estremismo islamico.

Dopo varie vicissitudini che hanno portato ad instaurare una precaria stabilità politica, ora gli obiettivi sono quelli di stabilizzare l’area, neutralizzare la presenza di terroristi islamici e provare ad avviare un progetto di sviluppo economico con il sostegno delle agenzie delle Nazioni Unite, dell’Europa e degli USA.

Militari maliani impegnati in un’operazione antiterrorismo

L’Europa guarda con attenzione il processo di crescita del Paese e lo ha dichiarato anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Il Mali è stato definito un partner privilegiato, una priorità per Strasburgo, un paese importante per la politica di sviluppo e sicurezza europea.

Si tratta di un Paese che soffre di una grave destabilizzazione di matrice jihadista, la quale trova le sue radici nella politica di abbandono delle aree a nord del Paese, lasciate alle scorribande delle tribù locali. La guerra civile ha portato l’etnia Tuareg del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad ad allearsi con le frazioni fondamentaliste legate ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico – AQIM per l’indipendenza della regione dal governo centrale ed imponendo la sharia.

In particolare Al-Mourabitoun (la sentinella) guidata da Mokhtar Belmokhtar e Adnan Abu Waleed al-Sahrawi è stato il gruppo terroristico che più ha agito con crudeltà e che nel 2015 si è rinominato Al Qaeda in West Africa, facendo trasparire mire espansionistiche in tutta la regione.

Solo lo scorso anno vi sono stati oltre 250 attentati nel Paese con numerose vittime e crudeli atrocità.

Milizie jihadiste in Mali

Spinti da un quadro di situazione catastrofico che stava per consegnare il Paese in mano ad Al Qaeda, le Nazioni Unite, l’Europa, in primis con la Francia e gli USA hanno cominciato ad interessarsi politicamente e militarmente del Mali.

Gli attori principali presenti nel Mali come Forze di sicurezza sono:

  • MINUSMA;
  • EUTM – Mali;
  • EUCAP Sahel;
  • Operazione Barkhane;
  • G5 Sahel Force.

MINUSMA (Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali)

La missione di peacekeeping delle Nazioni Unite è abbastanza consistente. Approvata per una forza massima di 16.500 uomini, dotati di armamento leggero, al momento è composta da circa 11 mila militari, 2 mila agenti di Polizia e 1.200 civili. Il mandato principale è quello di supportare le parti in causa nel conflitto interno del Mali, per “raggiungere gradualmente il rispristino dell’autorità dello Stato”. Ad essa sono state affiancate altre agenzie dell’ ONU per ristabilire le minime condizioni di vita.

EUTM – Mali

E’  la missione europea per aiutare il Paese. La missione primaria è di incrementare le capacità e l’addestramento delle Forze di sicurezza del Mali. Il Comando si trova in Bamako con uno staff di circa 150 uomini, mentre il centro di addestramento con circa 400 uomini si trova in Koulikoro.

Esistono ulteriori 5 formazioni decentrate denominate CMATT (Combined Mobile Advisory & Training Team) che sono dislocate: 2 a Segou, 1 a Kati, 1 a Gao ed 1 a Sikasso.

EUCAP Sahel

E’ la missione civile dell’Unione Europea per un’interrelazione tra le Forze militari schierate nel Paese e la compagine politica governativa. Il compito principale è l’aiuto al Mali per garantire l’ordine democratico e costituzionale. Team di consiglieri politici operano a livello ministeriale per incrementare il sistema di risorse umane.

Operazione Barkhane

E’ l’operazione delle Forze Armate francesi per attività militari a supporto del Governo del Mali contro i gruppi terroristici e per il sostegno alla popolazione. Con una forza di circa 4 mila uomini pesantemente armati, hanno un mandato diverso da quello di MINUSMA, un compito più operativo e di combattimento piuttosto che di mantenimento della pace. Barkhane è il naturale seguito della Operazione Serval che ha portato alla riconquista dei territori acquisiti dagli islamisti nel 2012/2013.

G5 Sahel Force

E’  lo schieramento autorizzato dalle Nazioni Unite con il supporto dell’Unione Africana di una forza di sicurezza composta da 5 Stati, Mali, Burkina Faso, Chad, Mauritania e Niger sotto la guida di esperti francesi. Nata nel febbraio 2014 ha avuto il mandato di combattere la minaccia del terrorismo in tutto il territorio del Sahel, un compito transnazionale e di contrastare i traffici illeciti nell’area, fonte primaria di finanziamento del terrorismo.

Una volta a regime potrà contare su una forza di circa 5.000 uomini dotati di un equipaggiamento medio. La principale fonte di finanziamento è dagli USA che forniscono anche un supporto intelligence ed una recce adeguata mediante i droni schierati nelle basi aeree di Agaddez in Niger e di Ouagadougou in Burkina Faso.

La situazione

Nonostante gli accordi di pace e la forte presenza di missioni internazionali civili e militari, i progressi di pace e di stabilizzazione rimangono lontani dagli obiettivi prefissati e dalle aspettative. Uno dei principali problemi è l’esclusione dagli accordi di pace di alcuni gruppi armati che continuano tuttora ad operare nel paese.

Il processo di pace continua a ritardare e la percezione della popolazione e dell’opposizione governativa è quella di inefficienza delle procedure per finalizzare gli accordi.

Rimangono alte le tensioni etniche con piccoli conflitti locali e vari episodi di razzismo, specialmente tra i popoli del nord e del sud del paese.

In questo fragile quadro di situazione, nel mese di marzo 2017 le quattro maggiori organizzazioni terroristiche islamiche si sono unite creando JNIM Jama’a Nusrat ul-Islam wal Muslim (Al Qaeda gruppo di supporto per l’Islam e per i musulmani). Sin dalla sua creazione JNIM ha dato priorità ad attacchi alle basi di tutte le forze presenti, in particolare quelle dell’ONU ed al rapimento dei cittadini stranieri. Inoltre sono stati colpiti numerosi centri di culto nella parte centrale del Paese.

JNIM non ha concentrato le sue azioni in aree particolari ma ha agito principalmente nel centro e nel sud del Mali con numerose punte verso nord. Quindi, da un’analisi degli eventi, si possono dedurre due aspetti, uno sembra che questa formazione terroristica si possa muovere liberamente nel paese, l’altro che i gruppi che compongono JNIM sono dislocati in tutta la nazione e non concentrati in particolari etnie, quindi più difficili da individuare.

Tali azioni hanno spinto le forze di sicurezza a rischierarsi repentinamente in diverse aree del Mali, prediligendo la parte centrale, al fine di poter velocemente intervenire in tutto il Paese e cercar di garantire una adeguata cornice di sicurezza.

Se nei principali centri urbani esiste un minimo di percezione di sicurezza, nelle aree rurali questa sensazione è minimamente sentita con uno spirito di rassegnazione e di accettazione degli eventi.

Il contesto rimane complesso

Il Mali deve prima risolvere il problema interno dato dal vuoto del potere governativo, deve ricostruire e riformare le forze di sicurezza dando loro maggiori capacità operative ed un adeguato supporto tecnologico. Da quello che traspare sembra che al personale militare manchino le motivazioni per cercare di stabilizzare il paese e che si conti solamente sull’appoggio internazionale, obbligato ad investire nel Mali se non vuole far cadere quest’area in mano ai gruppi organizzati di JNIM.

Le forze internazionali presenti hanno la capacità di poter addestrare con professionalità le forze locali, mentre hanno alcune limitazioni nel controllo del territorio. Solo l’Operazione Bakhane può essere determinante per la neutralizzazione delle minacce presenti, ma ciò potrebbe richiedere un lungo tempo ed un ulteriore investimento di risorse da parte della Francia, con il significativo contributo USA.

* Gen. B. (aus) ** Ricercatore

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