Marina Militare norvegese, un rapporto dell’Ufficio di ricerca sugli incidenti (AIBN) sottolinea i gravi problemi di progettazione per le nuove Fregate

Oslo. Un primo rapporto dell’Ufficio norvegese di ricerca sugli incidenti (AIBN) sottolinea i gravi problemi di progettazione per le nuove fregate norvegesi. La collisione tra una Fregata della Marina Militare norvegese “KNM Helge Ingstad” ed una petroliera maltese. avvenuta a Hjeltefjorden Bay, in Norvegia, l’8 novembre scorso, ha rivelato un serio problema di progettazione su alcune navi fabbricate dai cantieri navali spagnoli Navantia.

La Fregata “KNM Helge Ingstad” dopo la collisione

L’evento è accaduto subito dopo l’esercitazione “Trident Juncture” della NATO, mentre la nave militare (che porta il numero dello scafo F-313) stava effettuando manovre vicino alla costa, nei pressi del terminal petrolifero di questo fiordo norvegese situato non lontano da Bergen, quando ha colpito la petroliera che stava navigando nella direzione opposta. La collisione ha causato danni poco gravi alla petroliera, ma per la nave militare le conseguenze sono state molto più serie.

La Fregata, già parte della Forza navale permanente della NATO (SNMG1), è stata colpita “sopra e sotto la linea di galleggiamento” ed ha imbarcato molta acqua, come ha riportato il Ministero della Difesa di Oslo.

I suoi 137 marinai sono stati evacuati. E’ stata aperta un’indagine che ha coinvolto l’Ufficio di ricerca di incidenti marittimi norvegese (AIBN) ed il relativo omologo militare (DAIBN) che è associato con l’Unità di ricerca marittima maltese (MSIU).

Tre scomparti stagni a bordo della “KNM Helge Ingstad” sono rimasti allagati secondo il rapporto AIBN. La stabilità è stata definita “mediocre”, ma la nave era ancora considerata “recuperabile”.

L’acqua si è espansa rapidamente e ha invaso, si legge nel rapporto, “la stanza del generatore posteriore e le sale motori anteriori e posteriori, attraversando le scatole di stoccaggio nelle paratie”. Quando la sala macchine è rimasta allagata, l’evacuazione dei marinai è stata immediata. La nave è stata chiaramente considerata “persa”. Otto marinai sono rimasti leggermente feriti, nel corso delle varie manovre.

Le autorità ancora speravano di essere in grado di recuperare la nave che ancora galleggiava, fissandola con i cavi. Ma nella notte tra il 12 e il 13 novembre, tutti i cavi si sono strappati e la nave è affondata. E’ ora considerata irrecuperabile, anche se il lavoro è ancora in corso, come ha affermato dal Ministero della Difesa. Lo Stato norvegese ha perso 4,2 miliardi di corone (circa 220 milioni euro).

Le autorità locali hanno raccomandato di fare una verifica di tutte le navi di identica progettazione. Oslo ha ancora quattro navi della stessa classe: la “KNM Fridtjof Nansen”, la “KNM Roald Amundsen”, la “KNM Otto Sverdrup” e la “KNM Thor Heyerdahl”, costruita nei cantieri navali spagnoli a Ferrol da Navantia.

La Fregata “KNM Thor Heyerdah”

Le stesse autorità hanno chiesto a Navantia di condurre “un’indagine sui problemi individuati nella prima inchiesta e di determinare se si tratti anche di un problema legato ad altre navi”. L’industria spagnola deve, inoltre, inviare notificare ai cantieri navali, ai proprietari e agli operatori interessati, le misure da adottare per garantire la sicurezza.

La relazione ha evidenziato anche una serie di errori, apparentemente attribuibili ai marinai. Il “KNM Helge Ingstad” ha riferito al Centro di controllo del traffico marittimo (Fedje VTS) la sua posizione e lo spostamento.

Durante l’incrocio verso Sud, è stato scritto nel rapporto, il sistema che serve ad indicare il posizionamento delle navi, a bordo del “KNM Helge Ingstad” era stato impostato in modalità receiver (solo ricezione, nessuna trasmissione dati personali). E la Fregata, sulla sua rotta, ha trovato la petroliera che aveva appena lasciato il molo.

Nonostante gli sforzi del pilota della petroliera di contattare questa nave “sconosciuta” con vari mezzi (in particolare il lampeggio della lampada Aldis), la Fregata ha continuato la sua rotta indisturbata. Alle 4 del mattino, su iniziativa del comandante della petroliera, è stato stabilito un contatto. C’erano solo 400 metri che separavano le due navi.

Ma il quarto ufficiale che ha preso il comando alle 3.55  prende per un oggetto immobile quella che era la petroliera. La quale, illuminata, si distingue male dal molo. Nel frattempo, questa nave aveva messo in moto, ma tutte le sue luci erano rimaste accese, impedendo ai marinai della Fregata di “localizzare le luci di navigazione della petroliera”.

Il Centro di controllo marittimo ordina ai marinai della Fregata di agire per evitare la collisione, Ma è troppo tardi.

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