Medio Oriente: la sfida con l’Iran vista con gli occhi di Israele. No ad un Libano controllato dalle milizie vicine a Teheran e massima attenzione al Golan

Roma. Sono cinque i punti cardine emersi, oggi pomeriggio a Roma nel corso della presentazione del dossier di Rebecca Mieli, giovane analista geopolitica e firma anche di Report Difesa, sulla sfida con l’Iran, vista da Israele, pubblicato dal Centro di Studi Politici e Strategici Machiavelli.

In una sala di Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati erano presenti, nel tavolo dei relatori il senatore Lucio Malan, (Forza Italia), Matteo Bressan (Università LUMSA di Roma) e Guglielmo Picchi (sottosegretario agli Esteri), oltre alla Mieli.

L’analista geopolitica Rebecca Mieli

L’analista ha evidenziato come la storica rivalità tra Iran e Israele si sia intensificata a seguito delle attività logistiche e della crescente influenza di Teheran in Siria. Ha anche registrato la forte preoccupazione del Governo Netanyahu sul programma nucleare iraniano. “I dirigenti israeliani – spiega la ricercatrice – hanno chiarito che Gerusalemme non permetterà all’Iran di costituire roccaforti militari nei pressi del Golan. Per scongiurare uno scontro diretto, Israele ha rafforzato il dialogo con i principali attori della regione (Giordania ed Egitto) e con i Paesi del Golfo, che condividono le sue preoccupazioni circa le aspirazioni egemoniche dell’Iran”.

il capo del Governo israeliano Benjamin Netanyahu

Ci sono poi le relazioni tra Israele e l’amministrazione Trump che si sono rafforzate ulteriormente a seguito dell’uscita di Washington dal Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action), l’accordo sul nucleare iraniano a cui Gerusalemme si è opposta sin dall’inizio. Ma anche con la decisione del Presidente americano di aprire una sede dell’Ambasciata Usa, a Gerusalemme.

Per quanto riguarda un’altra potenza che opera nell’area, la Russia, il Governo israeliano considera la politica del Presidente Vladimir Putin “capace di dialogare e negoziare con l’Iran. Di conseguenza lo Stato ebraico si è appellato a Mosca per promuovere un’opzione diplomatica, laddove l’ipotesi di scontro armato appare sempre più concreta”.

Gli occhi di Putin sul Medio Oriente

La chiara e dettagliata ricerca di Rebecca Mieli parte da molto lontano. Nel passato tra l’Iran ed Israele c’erano buoni rapporti, ricorda la Mieli. Il Paese era uno dei tre pilastri della “Dottrina Periferica” di David Ben Gurion che poi Israele abbandonò con fatica solo numerosi anni dopo la Rivoluzione del 1979 (http://www.linformale.eu/intervista-david-menashri-capire-le-aspirazioni-egemoniche-delliran/).

Ben Gurion legge la dichiarazione di nascita dello Stato di Israele

“Nonostante la dichiarata ostilità della nuova Repubblica verso Gerusalemme – evidenzia la Mieli – nonché la ferma contrarietà alla sua stessa esistenza, l’idea che Israele dovesse controbilanciare la presenza dei vicini Stati nemici stringendo alleanze con le potenze non arabe del Medio Oriente quali Iran, Etiopia e Turchia, ebbe la meglio sulla rivalità ideologica che divideva Teheran e Gerusalemme”.

In occasione del sanguinoso conflitto che vide di fronte Iran ed Iraq (1980-1988), Gerusalemme anche con aiuti militari diretti. Sono, infatti, gli israeliani che distruggono la centrale nucleare irachena di Osirak.

Ma quando in Iran cominciano a prendere piede le correnti di radicalismo islamico e nascono gruppi paramilitari pronti a destabilizzare gli Stati arabi si sviluppa un dialogo tra i moderati in seno a questi ultimi ed Israele.

Khomeini

 

Nascono così relazioni stabili con Egitto e Giordania e si apre un dialogo con alcune nazioni del Golfo (in particolar modo l’Arabia Saudita). Tutte sono unite, sostiene la Mieli “dall’inflessibile retorica anti-israeliana ed anti-semita di Teheran” che di fatto fanno crollare la Dottrina Periferica.

Il pensiero khomenista si sviluppa fuori e dentro il Paese. Principale obiettivo: eliminare Israele. Perché? Risposta della ricercatrice: “La Rivoluzione Islamica in Iran è stata concepita per trasformare il Paese nel capofila dell’intero mondo musulmano. A tale scopo, la bandiera della battaglia di Teheran contro l’oppressione passa, inevitabilmente, per l’appoggio alla causa palestinese”.

Vista la situazione con gli occhi di Israele, Gerusalemme considera doveroso che la comunità internazionale riconsideri il Joint Comprehensive Plan Of Action e che negozi una soluzione differente basata su presupposti differenti. Per Israele dovrebbe essere prevista l’ispezione dei siti militari (oggi sottoposta all’approvazione del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano) come richiesto anche dall’ambasciatrice americana presso l’ONU, Nikki Haley.

L’ambasciatrice Usa, alle Nazioni Unite, Nikky Haley

Ed eccoci arrivati a parlare di una grande potenza nell’area, la Russia. Come potrebbe essere utile Mosca a Gerusalemme? Le buone relazioni tra i due Paesi, sostiene la Mieli, potrebbero essere “la chiave per convincere Teheran e Damasco a valutare alcune soluzioni che permetterebbero una maggiore sicurezza regionale, tra cui la proposta di una zona demilitarizzata larga 40 chilometri al confine con Israele”.

La presenza russa in Siria è considerata “un’arma a doppio taglio per Israele, perché Hezbollah potrebbe rafforzare la propria capacità bellica attraverso armi e logistica come i missili terra-aria P-800 ed i missili cruise Yakhont”.

Un’immagine della guerra civile siriana

Nonostante la storica rivalità tra Israele e Siria, Gerusalemme non promuoverà e si augura non lo facciano neppure le Nazioni occidentali, la fine del regime di Assad. Una situazione che comporterebbe di certo “un acutizzarsi dell’instabilità nonché il proliferare di gruppi jihadisti”.

E per quanto riguarda il Libano, la prospettiva di un Paese controllato da milizie filo-iraniane presso la zona di confine spaventa Israele. Le Forze Armate osservano le alture del Golan come il confine ultimo che “separa la Rivoluzione islamica dal principale alleato occidentale in Medio Oriente. Israele si aspetta quindi, ragionevolmente, che oltre alle critiche mosse contro gli attacchi siro-iraniani”.

Truppe israeliane sulle Alture del Golan

Quale potrà essere il futuro dell’area medio orientale? Secondo la Mieli va diminuita la tensione tra le due nazioni e va accelerato il processo di stabilizzazione dell’area siriana. Come? Utilizzando la diplomazia internazionale con un diretto intervento delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, nonché dei vari Stati membri. I quali non devono accettare, prosegue la ricercatrice , “passivamente non solo la proiezione egemonica e l’espansionismo che l’Iran porta avanti, ma anche il sostegno iraniano a organizzazioni terroristiche ed il possibile raggiungimento di una seppur minima capacità nucleare che metterebbe definitivamente a rischio la regione”.

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