Messico, i sondaggi danno per vincente il candidato di sinistra López Obrador (AMLO). I suoi oppositori temono un’altra Cuba

Città del Messico. Mancano ancora alcune settimane prima delle elezioni presidenziali in Messico (1° luglio) per il periodo 2018-2024. Intanto impazzano i sondaggi. Andrés Manuel López Obrador (AMLO) continua a crescere nei consensi. Il candidato del Partito Morena è dato per favorito per vincere le elezioni. Il quotidiano El Financiero stima che AMLO, il candidato della sinistra, metterà insieme il 50% delle intenzioni di voto dei messicani, ben al di sopra del 24% registrata da Ricardo Anaya (Partito PAN) o il 22% di Giuseppe Antonio Meade (PRI).

Andrés Manuel López Obrador (AMLO)

Mentre un altro giornale, Reforma ha pubblicato un altro sondaggio nel quale si stima che López Obrador, in corsa per la terza volta alle elezioni, godrebbe di un vantaggio del 52% delle preferenze elettorali, fino a 4 punti rispetto al risultati dell’ultima indagine condotta dal quotidiano alla fine di maggio.

Meno di un mese prima delle elezioni, i sondaggi rendono molto chiaro quale possa essere, dunque, la preferenza dei messicani. AMLO, che rappresenta il voto di protesta contro le élite che hanno governato il Messico, non aveva mai goduto di un ampio vantaggio come nei sondaggi per le elezioni del 2006 e del 2012.

Nel 2006, Obrador aveva un vantaggio del 10% rispetto al secondo, Felipe Calderón. Il quale poi risultò vincitore, con appena lo 0,58% di voti in più. Mentre nel 2012, Enrique Peña Nieto, attuale Presidente, era al 15,49% nelle indagini prelettorali su Obrador.

Enrique Peña Nieto, attuale Presidente messicano

Qualora i risultati dei sondaggi dovessero essere confermati alle urne, sarebbe la prima volta che la sinistra messicana avrà raggiunto la guida del Paese. Il candidato López Obrador ha incontrato, martedì scorso, i  principali uomini d’affari nel Paese per “ricucire” i rapporti e porre fine alle paure che hanno causato la sua campagna elettorale.
Durante l’incontro sono stati discussi temi come la rinegoziazione dell’Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA) con gli Stati Uniti ed il Canada, la corruzione, la crescita economica e la creazione di posti di lavoro.

Il settore privato teme una sua vittoria. Lo considera, infatti, una minaccia per la stabilità e la crescita del Paese per la possibilità che questo adotti politiche economiche simili a Cuba ed al Venezuela.

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