Migranti, Italia a “strategia trumpista” in Tunisia? Austria e Belgio s’accodano

Di Marco Pugliese

Roma. Le parole del ministro dell’Interno, Matteo Salvini sono state molto dirette: “Spesso la Tunisia esporta galeotti”. Qualche ora dopo una correzione di tiro nella forma, ma non nella sostanza: “Non solo galeotti, ma ci sono anche quelli.

Il ministro dell’Interno, Matteo SalvinI

La Tunisia scende sul piede di guerra (diplomatica)? A Tunisi parlano di stupore. La polemica taglia in due la scena politica italiana. In Europa, però, le reazioni sono tiepide, anzi il Belgio ad esempio si accoda. Cosi il segretario di Stato, Theo Francken: “Mi aspetto una stretta sulla migrazione. Seguo il nuovo ministro Salvini da mesi. La posizione dell’Italia sulla migrazione è piuttosto severa. Ma anche il Belgio ha un governo di destra, quindi anche noi siamo piuttosto duri”. L’Austria qualche ora dopo, con il capo del Governo, Sebastian Kurz: “Italia, alleato forte”. Ed anche in Ungheria qualcosa si muove.

Strategia pianificata?

Salvini una precisa strategia? Non ha mai disdegnato il Presidente americano Donald Trump che ha nella forza dialettica (anche brutale) un proprio cavallo di battaglia. Trump, come Salvini, sa perfettamente che la maggioranza degli americani (e da noi d’italiani) su certi temi la pensa in un determinato modo ma per “politicamente corretto” non lo ammette.

Il Presidente Usa, Donald Trump

In queste ore infatti, in molti, e non necessariamente estremisti, condannano il modus ma non la quaestio. Funzionerà? La strategia trumpista con certi Paesi (vedi Corea del Nord) pare dar qualche frutto. Al momento, con Kim sta funzionando, nonostante i colpi di tweet.

Anche in Siria il muscolare Putin ha dovuto scendere a patti dinanzi a certe reazioni americane, missili si, ma assai “concordati”, i veri siluri sono stati mediatici. Chi si meraviglia di questi approcci salviniani, forse non ha compreso appieno, che la Lega ha trapiantato in parte il modus operandi dell’americano.

Lo scenario europeo

Il segretario di Stato belga, Theo Francken, secondo cui è “positivo se l’Italia inizia a rifiutare i migranti sulle proprie coste” parla ora perché in Europa, fino ad oggi, nessun Paese ha affrontato la questione mediterranea. Mezze promesse, molte questioni scaricate sull’Italia – con le ammissioni di Francia e Germania – e Paesi di media e piccola dimensione senza voce in capitolo, con in aggiunta la tragedia greca, dimenticata da molti. Salvini quindi strategicamente si pone come megafono di quella parte d’Europa silenziosa. E dalla sua ha anche Usa e Russia, Stati che sicuramente non si metteranno di traverso dinanzi a certe dichiarazioni. Basta scorrere quello di Trump riguardanti i Paesi del centro America.

Per l’Italia che, all’estero negli ultimi dieci anni, non ha mai avuto approcci “muscolari”, nemmeno dinanzi all’arresto di propri militari in India, la reazione non può che essere di stupore.

Tunisia, un Paese al limite dal 2011

Da anni la Tunisia vive sul confine tra Occidente ed estremismo. Tunisi storicamente fu fucina di combattenti della guerra d’Algeria. Questa palestra d’estremismo si è modificata nel tempo, ha cambiato obiettivi, diventando base operativa e ponte di lancio per attacchi all’Europa. Non è un caso che molti terroristi siano tunisini, lo spiegano bene i dispacci dei Servizi occidentalii ed americani, oltre ai report delle Polizie internazionali., Interpol in primis.

I tunisini sanno perfettamente cosa accadde nel 2011 (carceri svuotate) ed estremismo dilagante e non più sotto controllo. Roberto Maroni, allora ministro dell’Interno, nel 2011 affermava: “C’è il pericolo che i detenuti scappati dalle prigioni tunisine attraversino il breve braccio di mare che li separa dall’Italia e che ce li ritroviamo fuori dalle nostre case, sotto le spoglie di rifugiati politici”.

Si sapeva che chi avrebbe potuto sarebbe scappato dalle carceri che furono del regime di Ben Ali. E il ministro italiano, allora, temeva infiltrazioni di tipo terroristico.

Non per nulla nel Paese è attivo Salam per prevenire l’estremismo violento in Tunisia che vede come capofila la Novact (Ong spagnola) insieme a organizzazioni tunisine quali Ugtt, Ligue Tunisienne des Droits de l’Homme, Association des Femmes Democrates, Free Sight Association e all’italiana Gvc. Mira a contribuire a comprendere meglio le cause profonde dell’estremismo.

Insomma la Tunisia sa quanto l’estremismo “vaghi” per il Paese. L’Interpol del resto crea dispacci, report e liste di nomi. Molti arresti vengono fatti anche in Italia. Tanti nomi sono dietro ad attentati sventati e non.

Salvini quindi, ha scoperchiato un vaso di Pandora applicando il paradigma di Trump : sparata mediatica, conseguente attenzione, possibile soluzione. Almeno cosi appare.

Quale futuro oltre la retorica?

Al di là della retorica diplomatica, la Tunisia dipende economicamente dall’Italia e dalla Francia (in parte dalla Germania). Quindi potrebbe esserci nel prossimo futuro più cooperazione bilaterale in cambio d’ infrastrutture, sicurezza portuale e rafforzamento dei confini con la Libia.

Il Governo tunisino, del resto, ha sempre tenuto alla normalità ed all’equilibrio politico. Dalla stabilità di Tunisi passa anche quella dell’Occidente, Italia in primis. La questione va, quindi, approfondita una volta per tutte, seriamente e cooperando.

Del resto se da una parte riforniamo i tunisini di mezzi e soldi per controllare le proprie coste e poi su quel territorio scorrazzano trafficanti d’esseri umani in qualche modo qualcosa andrà fatto. Come? Magari squadre miste di Polizia, istruttori specializzati, presidii sul confine e lotta alla filiera tramite reparti speciali , magari addestrati sul modello italiano di lotta alla mafia.

 

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