NATO: il futuro dell’Alleanza Atlantica. Macron propose un radicale aggiornamento di idee, progetti e strategie di azione. Ma le risposte non arrivano

Di Pierpaolo Piras

Bruxelles. Da alcuni anni, l’esistenza stessa della NATO (North Atlantic Treaty Organization) è posta in discussione da alcuni Paesi aderenti, specie dalla Francia.

La firma del Patto Atlantico

L’Alleanza Atlantica è un’istituzione a carattere militare firmata a Washington il 4 aprile 1949 con l’obiettivo prioritario di raggiungere la difesa collettiva degli alleati.

Erano gli anni della “Guerra fredda” e della stesura della “Cortina di ferro”, una sorta di frontiera militare stesa tra i Paesi del Patto di Varsavia e l’Europa occidentale.

Gli Stati liberi sentirono la stringente necessità di creare un’istituzione capace di fare insieme ciò che nessuno di essi poteva fare singolarmente.

La NATO divenne rapidamente operativa il 24 agosto dello stesso anno.

Attualmente ne fanno parte 30 Paesi ma inizialmente erano 12 fondatori: Italia, Francia, Regno Unito,  Spagna, Portogallo, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Stati Uniti, Islanda, Canada, Danimarca.

Negli anni più duri della “Guerra fredda” l’Alleanza mantenne integra la sua compattezza. Anche quando, nel 1966, Charles de Gaulle decise la fuoriuscita francese dall’alto comando militare NATO (poi rientrata nel 2009) a vantaggio di una propria parziale autonomia decisionale a tutela della sovranità nazionale francese.

L’Alleanza dei primi giorni è sicuramente cambiata perché l’assetto politico europeo e mondiale sono evoluti radicalmente.

Il Patto di Varsavia della vecchia Unione Sovietica non esiste più e alcuni di quei Paesi sono persino confluiti nella NATO.

La Cina comunista è potentemente entrata nell’agone della politica internazionale, divenendo la seconda potenza economica mondiale, con chiara volontà di espansione globale.

La storia ci informa della esistenza di un’altra potente ed antica alleanza, la Lega di Delo (477-449 a.C.) , capitanata da Atene e le sue città alleate , tutte rivierasche del Mar Egeo.

Era una sorta di mini-NATO ante litteram, attuata per fronteggiare nemici in comune come Sparta e l’Impero Persiano.

Nel 2019, l’Alleanza Atlantica ha compiuto il suo 70° compleanno.

In quello stesso anno, Emmanuel Macron, Presidente della Francia, partecipando ad un incontro evocativo di tale ricorrenza, ripetè quanto sostenuto in un’intervista al settimanale Economist: “La NATO è cerebralmente morta”.

Il Presidente francese Emmanuel Macron

Non parlò di una fuoriuscita della Francia dall’Alleanza ma sottolineò la necessità di un radicale aggiornamento delle idee, dei progetti e delle strategie di azione. Considerando che le attuali non sono più accettabili.

Da allora il dibattito non è cessato. Angela Merkel, cancelliera della Germania e l’attuale governo contestano l’espressione di Macron, forse per i forti interessi economici legati al gas come risorsa energetica e agli oleodotti passanti per il Mar Baltico, sui quali la Germania aspira ad avere piena discrezionalità decisionale.

Emmanuel Macron e Angela Merkel

Il dibattito è tuttora attivo ma per ora senza conclusioni.

Macron ha espresso la necessità di un cambiamento senza specificare tempi e modalità. Le parole non bastano perché le truppe americane sono ancora tutte al loro posto in Europa.

Ma il loro potere dissuasivo non è più uguale a quello ai tempi del Muro di Berlino prima della sua caduta.

Tutte le istituzioni militari dell’Alleanza sono integre e attive. Forse Macron ha scelto le parole meno appropriate o che l’Alleanza non gode di ottima salute mentre la NATO sta bene. Ma sono giochi di parole.

L’Europa può difendersi da sola? Questa è la domanda cruciale. La risposta è no. E poi, difendersi da che cosa? Sono cambiati i nemici?

In parte sì, ma l’opinione pubblica europea un po’ matura d’età insieme con gli Stati Maggiori militari vedono ancora l’unica minaccia in un massiccio attacco convenzionale russo penetrante nella NATO attraverso il varco di Suwalki, città polacca prossima al confine con la Lituania.

Ma , anche la Russia è cambiata e non si può ragionevolmente aver paura di una nazione che ha il PIL che rasenta quello della Spagna e che spende cinque volte meno dei 28 stati membri della Unione Europea.

Il problema della NATO non è quindi l’ammontare della spesa militare ma la struttura stessa e l’integrazione delle sue Forze Armate insieme alla condivisione dei loro processi decisionali.

Su questi aspetti Macron ha ragione che molto ancora rimane da concordare.

La Russia non troverebbe i campi di battaglia del secondo dopoguerra: lo spazio cibernetico, politico ed elettorale, l’intelligence dei satelliti e degli impianti di ricezione a terra, inciderebbero efficacemente sull’andamento del conflitto.

Oggi la Russia appare più intenta a dividere, possibilmente a rompere l’unità degli europei più che a lustrare le proprie divisioni corazzate.

La NATO riconosce altri avversari. Anche Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, lo è.

Non perde occasione di attentare all’unità dell’Europa presentandosi come partner ideale sia in campo commerciale che finanziario. Nel contempo rimprovera le Nazioni europee di non contribuire proporzionalmente al bilancio della NATO.

Si tratta di una rivoluzione d’intenti rispetto ai tempi di J. F. Kennedy, Ronald Reagan o Dwight D. Eisenhower che vedevano l’Europa (liberata da loro, non dimentichiamolo mai) sempre in termini di amicizia e partenariato con obiettivi comuni.

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