NATO e Moldavia, prove di dialogo per una regione contesa

Di Enrico Maria Ferrari

Bruxelles. Sono sempre più serrati i tentativi della NATO di allargare la sua influenza e le sue alleanze nel quadrante dell’Europa dell’Est, verso i paesi dell’ex blocco sovietico. E’ di ieri la notizia di un incontro tra il segretario generale NATO Stoltenberg ed il primo ministro della Moldavia Pavel Filip a Bruxelles: sono state discusse “forme di partnership” tra l’Alleanza ed il Paese moldavo ed è stata annunciata l’apertura di un ufficio di comunicazioni Nato a Chishinau, la capitale della Moldavia. L’ufficio aperto avrà funzioni di piccola missione diplomatica, con compiti di sostegno alle riforme della Moldavia.

Il maggior coinvolgimento della NATO che Stoltenberg ha affermato essere stato espressamente richiesto dalla Moldavia, va inquadrato nel tentativo dell’Alleanza di consolidarsi nei paesi ex sovietici, soprattutto considerando le mire russe in Ucraina, paese con il quale la Moldavia condivide la totalità dei suoi confini ad Est. Proprio sul confine con l’Ucraina è presente la Transnistria, uno Stato indipendente de facto non riconosciuto dall’ONU che ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza nel 1990 e nel 2014 ha chiesto l’adesione alla Russia in seguito all’annessione della Crimea.

Guerra tra Moldavia e Transnistria nel 1992. La bandiera dei ribelli sulla torretta di un tank.

La delicata situazione della Moldavia è resa ancora più difficile dalla lotta interna fra il Parlamento, dichiaratamente pro-UE, e la volontà del neo presidente moldavo Igor Dodan, eletto lo scorso ottobre, di rafforzare invece i legami con Mosca: a gennaio c’è stata una visita a Mosca del Presidente Dodon per cercare una sponda col potente vicino russo. Dodon, in una conferenza stampa congiunta con Putin, ha dichiarato che chiederà per la Moldavia lo stato di “osservatore” nella Unione economica euroasiatica, un blocco politico ed economico dominato dalla Russia. Con Putin si è anche discusso della Transnistria, un conflitto interno che Dodon ha dichiarato di poter risolvere in “due o tre anni”, quando fino ad oggi in realtà la situazione è stata di stallo in quella che è una delle aree dell’ex blocco sovietico più soggette a tensioni.

La Transnistria è, infatti, un territorio sotto tutela russa, con la presenza in loco di circa duemila soldati russi che presidiano il più grande e importante deposito di materiale e munizioni lasciato dalla 14^ Armata dell’esercito russo all’indomani del disfacimento dell’Unione aovietica e ritiro dall’Est europeo. Con tre lingue parlate, ucraino, moldavo e russo, e forti legami tradizionalmente intrecciati con la Russia, la Transnistria rappresenta un problema politico non solo per la Moldavia ma per l’Europa intera. La Transnistria è stata considerata territorio moldavo in seguito alla dichiarazione di indipendenza dall’URSS nel 1991 della Moldavia, diventata quindi Stato indipendente.

La Moldavia, rappresenta un patchwork di etnie, culture e politiche che collidono fra di loro, in un paese storicamente sempre diviso tra il desiderio di annettersi alla Russia e le nuove spinte di indipendentismo che invece si rivolgono alla UE: la Transnistria è stata da sempre considerata dalla Moldavia parte del suo territorio, ma in realtà, forte anche della presenza di militari russi sul suo suolo, ha costituito un problema di integrazione sfociato in una vera e propria guerra.
Nel 1992 un conflitto limitato, che è durato pochi mesi ma che ha comunque fatto un nuero imprecisato di morti e feriti, ha sancito una tregua dettata da un cessato il fuoco sul campo: la Russia continua a sostenere il Governo della Repubblica Moldava di Transnistria mentre gli USA e la Ue si rifiutano di riconoscere come indipendente quel territorio, fino ad emanare delle restrizioni contro i leader della Transnistria nel 2003.

Guerra tra Moldavia e Transnistria del 1992. Volontari della Russia del Sud chiamati “Cosacchi”.

Attualmente fra Moldavia e Transnistria esiste una zona cuscinetto presidiata da soldati russi, moldavi e della Transnistria i quali si sono uniti recentemente osservatori ucraini; L’OSCE, nel tentativo di favorire un negoziato stabile tra le parti, ha avviato una missione moldava il 4 febbraio 1993 e ha aperto un ufficio a Tiraspol, in Transnistria, il 13 febbraio 1995.

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