‘Ndrangheta: catturato il latitante Raso Pietro. L’Operazione ARES colpisce ancora al cuore della ‘ndrina tirrenica

Di Giusy Criscuolo

Reggio Calabria. Era latitante da 4 mesi e si nascondeva nella dependance di un albergo, in prossimità della zona di Gambari, a Sant’Eufemia di Aspromonte (Reggio Calabria).

Nelle prime ore della mattinata di ieri, Pietro Raso 29 anni, di Rosarno (Reggio Calabria), sfuggito al fermo disposto nei suoi confronti il 9 luglio scorso dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) reggina durante l’attuazione dell’Operazione Ares, è stato rintracciato ed arrestato dai Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, con la collaborazione dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria di Vibo Valentia.

Pietro Raso

Il 29enne è accusato di associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico internazionale di droga, porto e detenzione di armi comuni e da guerra.

Ritenuto dagli investigatori, elemento di rilievo della cosca “Cacciola-Grasso” di Rosarno – ramificazione della ‘ndrangheta radicata nella Piana di Gioia Tauro e riconducibile alla “società di Rosarno del Mandamento tirrenico” della provincia di Reggio Calabria – è stato trovato in compagnia della moglie e della figlia di pochi anni di età. Pare che avesse preso in affitto la dependance dove stava per avvenire il ricongiungimento coniugale ma il latitante non era stato inserito nel registro dell’albergo ed era privo di documenti di identità. I militari indagano sui motivi di questa omissione. Raso sarebbe stato trovato disarmato e non ha opposto resistenza alla cattura.

L’Operazione è stata portata a termine, grazie alla costante e prolungata osservazione dell’hotel che ha consentito ai Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” di effettuare un intervento congiunto.

La droga ritrovata dai Carabinieri

L’instancabile lavoro portato avanti dai magistrati della DDA reggina, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, e la minuziosità delle indagini condotte dai Carabinieri di Gioia Tauro hanno consentito di accertare come Raso avesse assunto un ruolo centrale nelle dinamiche criminali della cosca “Cacciola-Grasso”. Considerato all’interno del mandamento tra gli affiliati più affidabili, custodiva le armi e curava la gestione dei carichi di cocaina importati dal Sudamerica.

La cattura dell’uomo dopo l’Operazione di luglio che ha consentito di fermare 32 persone, ritenute essere elementi di spicco delle articolazioni territoriali delle ‘ndrine Cacciola” e “Cacciola-Grasso”, entrambe attive a Rosarno.

Ricordiamo, che la lunga attività dell’operazione Ares, attuata a luglio scorso è stata la sintesi di un complesso lavoro di ricostruzione degli assetti e degli equilibri interni ed esterni alla ‘ndrina Cacciola e documentati nel corso del tempo grazie alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia. Tale attività ha visto un’ulteriore fase operativa, il 2 agosto scorso, dove sono state eseguite numerose ordinanze di custodia cautelare nei confronti di tutti i convolti, a cui si sono aggiunte altre sette persone.

Un’articolata attività investigativa, avviata nel settembre 2017 dai militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro sotto la guida della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con il coordinamento del procuratore aggiunto Gaetano Calogero Paci e del sostituto procuratore Adriana Sciglio, ne ha permesso l’attualizzazione.

L’indagine ha posto all’attenzione degli investigatori numerosi collegamenti criminali che non si fermano al territorio italiano, ma hanno trovato la loro illecita fortuna in operazioni transnazionali. Tra i tanti atti criminali, imputabili alla cosca dei Cacciola-Grasso, si parla di narcotraffico internazionale.

L’operazione di luglio ha permesso di documentare il trasferimento di un ingente quantitativo di stupefacente, circa 300 chili di cocaina con un elevatissimo grado di purezza (oltre il 95%) importati dalla ‘ndrina attraverso emissari individuati tra le cosche sanlucote in Colombia.

Sono stati posti in evidenza rapporti con le organizzazioni criminali della penisola iberica da dove è stato possibile documentare il trasferimento di almeno 500 chili di hashish, provenienti dal Marocco, indirizzati alle “piazze di spaccio” del Nord Italia, specie quelle dell’hinterland milanese e delle province più piccole della Lombardia e del Piemonte, consentendo alla criminalità rosarnese di accreditarsi come grossista puntuale ed affidabile, in cima alla catena distributiva dello stupefacente.

Inoltre, durante le attività, volte al reperimento del materiale probatorio ed ai servizi di pedinamento, è stato accertato, come i luoghi di detenzione domiciliare degli ‘ndranghetisti, fossero diventati teatro dei summit. Incontri in cui si pianificavano le diverse operazioni illecite, compresa l’importazione della cocaina dal Sudamerica.

Sulla base e sull’accertamento delle indagini effettuare dagli investigatori, il provvedimento della Procura Distrettuale reggina, è stato volto ad operare l’interruzione di questi gravi crimini.

Uno tra gli obiettivi più importanti: impedire la fuga all’estero di alcuni degli indagati. (elementi di spicco della “società di Rosarno”, organizzazione criminale di ‘ndrangheta esistente nel comune rosarnese e dipendente dal Mandamento tirrenico, a sua volta una sovrastruttura territoriale della ‘ndrangheta che si pone come organo di raccordo tra il sovrastante Crimine e le sottostanti locali che esistono nella provincia di Reggio Calabria, nella Piana di Gioia Tauro e nell’area tirrenica). Pare che le possibili fughe transnazionali, potessero avvernire mediante la predisposizione di falsi passaporti, per sottrarsi alle imminenti esecuzioni di titoli penali a loro carico.

Purtroppo, la complessità della trama ‘ndranghetista, non rende facile il lavoro delle Forze dell’Ordine che quotidianamente si trovano davanti a continui cambiamenti e mutevoli assetti interni al Crimine. Noi vediamo il lavoro ultimato, ma dietro al successo di un’operazione, ci sono anni di studio, di investigazioni, di vite private messe a dura prova, di notti insonni, di feste trascorse lontane dagli affetti, di attaccamento alla Bandiera e di pregevole desiderio di restituire a noi cittadini una società migliore.

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