Israele, no di Netanyahu all’intitolazione di tre strade alla storia palestinese

Tel Aviv. In Israele, a soli 50 chilometri a nord-est da Tel Aviv c’è un villaggio arabo (Jatt) dove sono state intitolate due strade ad altrettante figure simboliche del popolo palestinese: l’ex Mufti di Gerusalemme Haj Amin al-Husseini ed ad Yasser Arafat. Ed un’altra ancora alla stessa Palestina.

La scoperta è stata fatta da un riservista israeliano di passaggio che ha divulgato la vicenda su Facebook, innescando subito la reazione indignata dello stesso premier israeliano, Benyamin Netanyahu.

Il premier israeliano dice no all’intitolazione di tre strade nel villaggio di Jatt che ricordano la storia palestinese .

“Non possiamo permettere che nello Stato d’Israele – ha detto oggi, durante il Consiglio dei ministri – siano dedicate strade in ricordo di uccisori di israeliani o di ebrei” quali al-Husseini e Arafat. ”Se necessario, aggiorneremo la legge in materia”, ha aggiunto il capo del Governo israeliano.
Il Consiglio municipale di Jatt ha replicato che quelle strade sono state intestate già sei anni fa in maniera formale e che nessuno, in questo periodo, aveva mai avanzato obiezioni.

Il Gran Mufti di Gerusalemme fu uno dei principali leader nazionalisti arabi radicali degli anni trenta. E’ stato anche considerato come un precursore del fondamentalismo islamico, malgrado i suoi lavori non abbiano mai inteso coinvolgere aspetti regolati dalla teologia islamica.

Contrario,per ovvie ragioni, all’immigrazione ebraica in Palestina, combatté contro l’instaurazione di uno Stato ebraico nel territorio mandatario britannico in Palestina e sostenne la creazione di uno Stato islamico. Al-Ḥusaynī non esitò a cercare il sostegno della Germania nazista e dell’Italia fascista, collaborando in seguito attivamente con Adof Hitler durante la Seconda Guerra mondiale, facilitando ad esempio il reclutamento di musulmani nelle formazioni internazionali delle Waffen-SS ed in quelle del Regio Esercito italiano.

Il Gran Mufti di Gerusalemme in un incontro con Adolf Hitler.

Arafat, il cui vero nome era Muḥammad ʿAbd al-Raḥmān ʿAbd al-Raʾūf al-Qudwa al-Ḥusaynī  (noto anche con lo pseudonimo di Abū ʿAmmār) è stato una figura di spicco del panorama politico mondiale. Nel 1956, a una conferenza a Praga, Yāsser ʿArafāt portò la kefiah, il tradizionale copricapo palestinese che divenne di fatto una sorta di suo emblema.  Nel 1994 gli venne conferito – unitamente ai leader israeliani Shimon Peres e Yitzhak Rabin – il Premio Nobel per la pace per l’opera di diplomazia compiuta al fine di rappacificare le popolazioni dei Territori Occupati (che Israele considera come contesi) di Cisgiordania e della Striscia di Gaza e garantire al popolo palestinese il riconoscimento del diritto a uno Stato proprio.

Dal 1996 sino alla morte, ha ricoperto la carica di presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). In precedenza era stato a capo di al-Fatḥ (impropriamente nota come al-Fatah), confluita successivamente nell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). La sua discussa figura ha finito con il diventare il simbolo stesso della causa palestinese.

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