No way, la via australiana per l’immigrazione. Senza documenti in regola non si entra

Di Pierpaolo Piras

Canberra. Ultimamente il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha autorizzato l’attracco della nave “Diciotti” della Guardia Costiera italiana, al porto di Catania con a bordo 177 migranti, raccolti il 16 agosto a largo della Libia e vietando loro lo sbarco ad eccezione dei minori non accompagnati. Il Governo italiano si è prontamente mobilitato, senza sortire effetto, per la loro distribuzione nei Paesi della Unione europea.

Migranti a bordo di nave Diciotti

L’occasione ha offerto un pretesto al titolare del Viminale per accusare, ancora una volta, l’Europa di insensibilità e di noncuranza del problema.

Il ministro ha espresso lo slogan “NO WAY” (in alcun modo) ispirandosi alle leggi vigenti in Australia nei confronti dell’immigrazione illegale.

La frase “No Way” è stata pronunciata, nel 2014, dal Generale Angus John Campbell (Australian Defence Force) in un , oggi celebre, filmato (https://www.youtube.com/watch?v=E6gZJCAs9W0 ) dove , su mandato del Governo australiano, uno dei passi più significativi (rivolti ai migranti senza documenti né visto) recitava così “Se viaggiate in mare verso l’Australia senza un visto, sappiate che non farete mai dell’Australia la vostra casa. Questo vale per tutti: famiglie, bambini, bambini non accompagnati, persone istruite e lavoratori specializzati. Non ci saranno eccezioni.”

Il Generale Angus John Campbell in una audizione al Senato australiano

In Australia, infatti, come anche in Italia, le leggi vietano l’ingresso e la circolazione di chiunque nel territorio nazionale senza documenti e senza visto di soggiorno.

La Marina Militare australiana ha il compito di far osservare queste disposizioni.

Un intervento della Marina australiana per soccorrere dei migranti

Le imbarcazioni intercettate vengono riportate nei Paesi di provenienza, specie nello Sri Lanka e nell’Indonesia, con i quali vigono specifici trattati per il respingimento dei clandestini. I restanti migranti vengono trasportati, per l’identificazione personale e l’esame delle domande di asilo, nelle isole di Manus (Nuova Guinea) e nella sperduta Nauru (la Repubblica indipendente più piccola del mondo).

Oggi come allora si è elevata una grande ed indignata reazione da parte delle forze di sinistra , accompagnata da altisonanti accuse di razzismo.

In realtà l’Australia (come l’Italia) non può certo essere accusata di xenofobia.

Essa ha una popolazione superiore di poco ai 24 milioni, quasi tutti residenti nelle regioni più orientali, fertili e piovose, distinti in ben 24 etnie tra le quali prevalgono quella anglosassone ed italiana. Per cui non è raro, a Sidney come a Perth, interloquire nella nostra lingua con nostri connazionali , anche di terza e quarta generazione. Chi volesse lavorare in questa nazione, necessita obbligatoriamente del “Working Holiday Visa” o dello “Skill Visa” secondo le programmazioni di lavoro del Governo nazionale o locale.

“No Way”, è il caso di ripeterlo, per altre possibilità. Fintanto che era una colonia britannica, nel 19° secolo, spopolata com’era, attuava la politica delle frontiere aperte. Dopo l’indipendenza da Londra (1901), chiuse le porte all’immigrazione, salvo riaprirle dopo la seconda guerra mondiale.

Secondo le condizioni su esposte, gli attuali rappresentanti dei principali partiti politici continuano a sostenere un vasto programma di immigrazione e sostengono di aborrire il razzismo. Ma questo cordiale spirito “bipartisan” è divenuto fattore di divisione tra le forze politiche, specie ora, in vista delle elezioni politiche che si terranno alla fine di quest’anno. Da quest’esito dipenderà anche la politica nazionale versi i migranti illegali.

In Italia c’è ben poco di sovrapponibile con l’Australia. In primis, nel Mar Mediterraneo non c’è neanche uno Stato disposto ad accogliere, per alcuna cifra di corresponsione, i migranti raccolti in mare.

In secundis, la grave mancanza di una politica estera da parte dell’Unione Europea di fronte a questo fenomeno epocale, di fronte al quale sta perdendo la faccia e, forse, anche un po’ di pudore. In ultimo, un’ importante parte della popolazione italiana, ma anche straniera, ha una concezione relativa sulla necessaria tutela dei confini geografici della propria nazione, valicabili da chiunque, facoltativamente o no, persino senza documenti come la legge, invece, prescrive.

Al momento la soluzione migliore rimane quella di impedire gli sbarchi clandestini. L’unica capace di azzerare l’affarismo della delinquenza organizzata degli scafisti.

E’ un obiettivo che riguarda l’intera Europa, non solo l’Italia!

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