Obiettivo Europa, la guerra culturale alla conquista del Vecchio Continente

Di Marco Pugliese

Bruxelles. L’ Europa è in guerra? Molti se lo chiedono, molti smentiscono e pochi hanno compreso cosa il Vecchio Continente rischi. La guerra più che militare è culturale. Il popolo europeo detiene un valore, l’autocritica che è allo stesso tempo croce e delizia. Delizia, perchè permette agli europei di migliorarsi, di proporre concetti politici nuovi, di tutelare minoranze, di ragionare sugli errori del passato. Ma è anche una croce. Cinesi, russi, indiani, americani e pure arabi hanno un denominatore comune: non si mettono in discussione e quando raramente lo fanno, cercano una giustificazione morale per non intaccare la propria mentalità nazionale.

 

La bandiera europea è piena di tante pieghe. Ogni Paese va per i fatti suoi

 

Gli inglesi non sarebbero dissimili, infatti, lasciata la Ue hanno intrapreso un discorso diverso. Da Cipro alla Turchia, la Gran Bretagna non è più disposta a giocare il ruolo da “crocerossina” che tanto piace agli europei moderni.

La Germania rappresenta il fulcro di questo “ventre molle” basato su valori positivi, come il multiculturarismo, ma che, se esaperati, portano quasi all’annientamento dei valori fondanti la mentalità occidentale, minando dalle fondamenta l’intero sistema. Arriviamo a distorsioni tali del nostro pensiero che non è difficile sentir questa frase “ mi vergogno d’esser europeo”.

Il resto del mondo però ragiona all’opposto. Prendiamo ad esempio gli Usa. Uno Stato nato e cresciuto partendo da immigrazioni quasi di massa. Ma con un valore intrinseco inculcato nei nuovi arrivati : “Lo zio Sam vi ama, inseguite il sogno americano, ma siate americani”. Ovvero, prima gli Usa ed i suoi interessi nazionali, poi tutto il resto. Autocritica? Si, ma fino ad un certo punto, mai in contrasto con gli obiettivi del Paese.

Molto legati al proprio nocciolo culturale, anche indiani ed arabi. Gelosi della propria cultura, non vi racconteranno mai le note negative (che sono storicamente moltissime, tra schiavismo e guerre razziali, prerogativa non solo europea) ma andranno ad esaltare solo ed esclusivamente gli aspetti negativi. Cinesi e russi non fanno differenza e come i giapponesi partono dal presupposto d’esser sempre dalla parte giusta. In mezzo a tutto ciò la piccola Europa.

Senza Esercito comune, in perenne cobnflitto economico, con Paesi suoi membri (la Grecia) ridotti sul lastrico ed una politica estera assolutamente deficitaria ed inconcludente. Quale futuro? Nebuloso e molto simile al tardo Impero Romano. La crisi è appunto politica e culturale. Vengono meno Voltaire, l’ Illuminismo, il libero scambio ed il pensiero libero in ogni azione della governance economica europea. L’ europeo medio vive la propria frustrazione quotidianamente.

Evita certi discorsi per paura della “bolla a cera lacca” appiccicata ad ogni sussulto non politicamente corretto. Paesi come l’Italia sono talmente timorosi da non poter obbligare Malta e Tunisia a far il proprio dovere nel Mediterraneo. Anzi, di recente causa polemiche Ong, qualcuno, a livello strumentale utilizza il terribile naufragio del 2013 per inculcare nella testa degli italaini che qualsiasi polemica od indagine porta a alla morte di persone.

Nella realtà invece, la Marina Militare Italiana ha salvato più vite delle Ong in proporzione alle operazioni effettuate. L’Italia, infatti, nel Mediterraneo, è andata oltre al proprio dovere, nell’indifferenza europea. Non per nulla, ben l’87% di chi arriva dal Mediterraneo rimane in Italia. Spagna, Malta e Francia hanno le paratie chiuse e blindate, ma per certa stampa è l’Italia a sbagliare. Su questo punto l’Europa è divisa e questa divisione pesa su tutto il continente.

Un barcone di migranti che si sta capovolgendo. La Marina Militare italiana ha salvato più vite umane delle Ong

La crisi appare irreversibile, arriva dal profondo, quasi abdicazione dei propri valori. Non avere un Esercito comune nel mondo moderno aiuta, subire gli altri porterà a contare sempre meno. L’Italia si fa dettare l’agenda dalle Ong, l’Europa da Erdogan, il nuovo Sultano.

Il “presidente “ turco è talmente sfacciato d’arringare i turchi presenti in Europa al grido “andate, fate figli e conquistateli”. I russi, ed anche gli americani, tutto questo processo tentano di spiegarcelo (e non ci comprendono)con al metafora “della mentalità debole ed inconcludente”, ma far capire ciò a chi è vittima della sindrome “da crocerossina” è difficile. Per eccesso d’autocritica sono gli europei ad adattarsi ai valori altrui, passando a volte perfino per “crociati”.

In realtà, le guerre geopolitiche le hanno create e combattute altri da più di settant’anni, marginale il ruolo europeo. L’Europa pare solo averne assorbito le colpe, fungendo da spugna. L’Europa si può criticare, insultare, mettere in discussione. Il peccato originale del colonialismo (ad esempio l’Italia ne sarebbe toccata in piccola parte) diviene ottima panacea di cura, di quale male però? Quello d’essere europei, evidentemente.

 

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