Orban stravince, questo rafforzerà il gruppo di Visegrad?

Di Valeria Fraquelli 

Budapest. Alle elezioni che si sono svolte, domenica, in Ungheria ha vinto nuovamente il Primo Ministro uscente Viktor Orban che ha consolidato la presenza del suo partito Fidesz in Parlamento grazie ad una altissima percentuale di voti. Avendo ottenuto i 2/3 dei seggi, 133 su 199, Orban può ora dettare meglio di prima l’agenda politica ungherese e può anche mettere in atto la sua riforma della Costituzione che lo vedrebbe assoluto protagonista della vita politica del suo Paese.

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban parla ai suoi sostenitori dopo la vittoria

Ma cosa significa la vittoria di Orban e quali sono le sue idee? Non ha mai fatto mistero di essere contrario all’immigrazione e di volere difendere ad ogni costo i valori cristiani dell’Ungheria opposti a quelli islamici rappresentati dagli immigrati che transitavano sul territorio ungherese con la speranza di raggiungere la Germania e i Paesi del nord Europa. Le prime parole del neo eletto sono state: “ Abbiamo vinto. Si tratta di un trionfo decisivo, abbiamo creato un’occasione per poter difendere l’Ungheria e adesso lo possiamo fare. L’Ungheria non è ancora dove vorremmo che fosse ma c’è un movimento in atto per portarla lì. Grazie, gloria alla Patria e gloria a Dio”. Già da questo si può capire che Orban ha idee molto chiare sul suo programma politico e di governo per gli anni a venire e non gli importa di essere criticato da chi pensa che in Ungheria vengano violati i diritti umani e la libertà di espressione.

Nella mentalità di Orban e dei suoi sostenitori è l’Europa, l’Occidente che ha tradito l’Ungheria e l’ha lasciata sola a fronteggiare orde di migranti invasori pronti a cancellare la popolazione ungherese ed anche le leggi che hanno ristretto la libertà di stampa e dichiarato fuori legge alcune ong servono per non inquinare le menti del popolo magiaro con le notizie false diffuse dai media mondiali.

Da oggi, visto il risultato elettorale che ha premiato non solamente il partito Fidesz ma anche il partito di destra estrema Jobbik, Budapest è diventata il cuore pulsante di quel gruppo di Visegrad formato oltre all’Ungheria da Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Questi quattro Paesi si sono dimostrati sin da subito ostili a ricevere le quote di migranti in provenienza da Italia e Grecia assegnate loro dalle autorità comunitarie e hanno deciso di chiudere le frontiere ed isolarsi dal resto dell’Unione. Quello che Budapest, Praga, Varsavia e Bratislava vogliono è contare di più in Europa ma senza avere obblighi di accoglienza verso persone che sentono ostili, estranee e pericolose per la loro cultura e le loro abitudini. Proprio le polemiche sull’immigrazione e sulla sicurezza hanno incrinato i rapporti dei quattro di Visegrad con l’Unione Europea, e adesso con la grande riconferma di Orban, il gruppo di ritrova più unito e coeso per lottare contro un nemico comune e questo potrebbe rafforzarlo e renderlo più potente in sede europea. Un’Europa disattenta verso ciò che accade alle sue frontiere esterne, infatti, non fa altro che rafforzare le posizioni ultra nazionaliste di partiti come Fidesz, Jobbik ed altri e genera malumore nella popolazione.

Bruxelles vista da est, è lontana, incapace di fare fronte alle istanze dei cittadini che si trovano a fronteggiare minacce molto più grandi di loro e questo genera incomprensioni che stanno spingendo i quattro di Visegrad, e l’Ungheria in particolare, tra le braccia di Vladimir Putin che offre contratti molto vantaggiosi per la fornitura di idrocarburi e gas naturale. Putin è considerato un esempio vincente di quella democrazia illiberale tanto ammirata e voluta da Orban, anche se lo stesso Primo Ministro sa bene che avvicinarsi troppo a Mosca può essere pericoloso e riportare indietro il Paese all’era sovietica. La stessa Ungheria ha bisogno anche dei finanziamenti delle autorità comunitarie per fare crescere la sua economia e avere sbocchi internazionali per i suoi prodotti.

Bisognerà aspettare i prossimi giorni per vedere come sarà la nuova Ungheria, tra Russia ed Europa, contribuente della NATO ma con un occhio rivolto alle mosse di Mosca, e sapremo se Orban saprà mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.

 

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