Pakistan, la rete Haqqani componente “autonoma” dei Talebani. L’Afghanistan pronto ad un’alleanza con l’India, ormai sempre filo americana

Di Daniela Lombardi

Islamabad. Dall’Afghanistan, le accuse sono sempre arrivate in modo molto chiaro e diretto. Dall’India, anche di più.

Che il Pakistan abbia da decenni un ruolo nella destabilizzazione del territorio afghano, tramite la rete “Haqqani”, a sua volta legata a doppio filo con i Servizi di intelligence del Pakistan (ISI), non è una novità svelata solo dalle ultime esternazioni del Presidente Usa, Donald Trump, anche se il Paese messo direttamente sotto osservazione ha da sempre cercato di smentire.

Jalaluddin Haqqani, a capo di una rete terroristica

In numerosi casi, gli arresti seguiti ad attentati commessi in Afghanistan anche contro le truppe NATO hanno dimostrato come i “combattenti” che li avevano portati a segno provenissero proprio dal territorio confinante. I terroristi individuati facevano parte della rete Haqqani.

Se, a volte, questo nome è restato in sordina, è semplicemente perché lo stretto legame tra Haqqani e Talebani li rende quasi sinonimi, nel senso che le azioni sono concordate e portate avanti in “comunione”.

Si può dire che la rete Haqqani sia una componente “autonoma” del movimento Talebano. Il gruppo terroristico, assieme ai guerriglieri della shura di Quetta, altra città pakistana nota per i campi di addestramento per gli shahid, è stato individuato in più casi, dalle Forze della coalizione presenti in Afghanistan, come responsabile delle infiltrazioni terroristiche che seminano terrore e morte a danni dei soldati delle missioni internazioali come pure dell’inerme popolazione.

L’Haqqani gode di ampie simpatie nel Golfo Persico, da dove arrivano cospicui finanziamenti che vanno ad unirsi a soldi provenienti dal narcotraffico e dai sequestri di persona. Le Forze NATO hanno dovuto fin dal principio della missione ISAF, nel 2001, vegliare su questo preoccupante fenomeno, che trova le sue radici nella volontà del Pakistan di esercitare il controllo sull’Afghanistan e bloccare, al contempo, le mosse di un altro Paese che ha necessità di non perdere l’adesione sul territorio afghano: l’India.

Le grandi manovre in Asia nel nome della lotta al terrorismo

Sono proprio i rapporti travagliati tra India e Pakistan a dover essere tenuti in considerazione per capire la piega presa dalla rete Haqqani dopo la cacciata della Russia dall’Afghanistan. Il fondatore del movimento terroristico, Jalaluddin Haqqani, era infatti un ex mujaheddin che ha goduto ampiamente dell’appoggio degli Usa in funzione antisovietica.

Negli anni della Guerra Fredda, fondi per miliardi sono arrivati dall’America alla “rete”, tramite l’ISI, l’Agenzia di intelligence pakistana. Colto l’obiettivo antirusso, i servizi di intelligence del Pakistan hanno continuato a contare sugli Haqqani per bilanciare le ambizioni dell’India in territorio afghano e avere una carta da giocare su quel fronte.

Geopoliticamente, ognuno dei due storici nemici (India e Pakistan) ha tutto da perdere qualora l’altro guadagni posizioni in Afghanistan e dunque sia in grado di minacciare da più fronti i confini del contendente. Non è un caso se proprio l’India, assieme al Presidente afghano Ashraf Ghani ha premuto molto su Trump, negli ultimi mesi, per ottenere ciò che ha ottenuto: una dichiarazione e una presa di posizione forte, da parte degli Usa, contro il Pakistan che protegge i terroristi.

Tutti gli errori compiuti nel tempo sul fronte della lotta al terrorismo, sono stati rinfacciati al Pakistan da Usa, India e Afghanistan. L’India ha ricordato il recente rilascio dalle carceri pakistane del terrorista Hafiz Saeed, arrestato dopo che la sua organizzazione aveva messo a segno un attentato nel 2008 a Mumbai causando la morte di 160 persone. Gli Usa hanno rivangato la triste scoperta della protezione fornita durante la latitanza al leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden, ritrovato e ucciso proprio in Pakistan (gli Haqqani sono molto vicini alle posizioni qaediste) come anche il rapimento dei due coniugi nordamericani liberati di recente dopo essere stati ostaggio per cinque anni della “rete”.

Il Presidente afghano Ghani ha voluto ricordare – ma c’è da dire che lo ha sempre fatto durante il suo mandato – quale pesante ruolo sia stato giocato dal Pakistan nella destabilizzazione dell’Afghanistan. Dopo che la memoria è tornata un po’ a tutti i Paesi confinanti con questo Paese e a chi in essi ha interessi forti, Trump ha comunicato la decisione di sospendere gli aiuti da 1,3 miliardi di dollari annuali che fino ad oggi sono stati dati al Paese asiatico.

Il Presidente afgano, Ashraf Ghani

“In 15 anni, 33 bilioni di dollari sono stati concessi stupidamente al Pakistan e loro non ci hanno dato altro, in cambio, che bugie”, recitava un tweet di Trump. Inutile dire che la ritrovata memoria è legata molto ad un nuovo corso che stanno prendendo i rapporti con l’India, sempre più vicina agli Usa e all’influenza del Presidente Ghani che punta alla rielezione giocando tutte le carte per affossare gli antichi nemici (Pakistan) e rinsaldare rapporti che si sono mostrati molto proficui con gli amici di sempre (India).

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