Questione yemenita, con l’accordo JCPOA si potrà arrivare ad una soluzione politica

Di Francesco Ippoliti*

Sana’a. Lo scorso 29 novembre un missile balistico a medio raggio è stato lanciato dalle formazioni Houthi contro le installazioni militari Saudite presso la città di Khamis Mushait nella provincia dell’Asir.

Lo scorso 29 novembre un missile balistico a medio raggio è stato lanciato dalle formazioni Houthi contro le installazioni militari Saudite

Le fonti locali hanno riportato che il vettore è stato del tipo Borkan-2, una variante della famiglia SCUD e non si conosce ancora l’entità dei danni inflitti. Le fonti saudite riportano che il missile sia impattato al terreno senza causare danni.

Un missile simile è stato lanciato il 5 novembre scorso contro l’aeroporto internazionale di Riyadh ed è stato intercettato dalla difesa aerea saudita composta dal sistema Patriot. I frammenti del missile sono caduti sull’area aeroportuale senza causare danni.

A seguito di tale minaccia le autorità saudite hanno imposto il totale blocco delle vie di comunicazione yemenite cercando così di controllare il flusso delle merci. Con tale azione, cioè con il blocco del porto di Hudaydah e di quello che rimane dell’aeroporto internazionale di Sana’a, l’assistenza umanitaria, con cui sopravvive la popolazione yemenita, avrebbe avuto forti ripercussioni.

L’impegno saudita nello Yemen, iniziato nel marzo 2015, mira a riportare al governo il precedente Presidente, e filo Riyadh, Abd Rabbuh Mansur Hadi.

Al momento lo sforzo saudita non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, di fermare la resistenza Houthi, di riportare l’ordine nello Yemen, di disarticolare le sacche di resistenza e fermare la penetrazione sciita.

Di contro le tecniche usate dalle Forze di sicurezza ed armate di Riyadh non si sono dimostrate adeguate a combattere un conflitto asimmetrico contro una guerriglia Houthi ormai provata da anni di conflitto e che ha sviluppato una forma di combattimento proficuo contro delle forze convenzionali.

Da rilevare che nella giornata del 30 novembre scorso, in uno scontro nella provincia di Taiz, le forze Houthi avrebbero ucciso nove soldati sauditi e feriti ulteriori sette. Lo scontro sarebbe avvenuto contro una struttura di controllo del territorio saudita. Dall’inizio del conflitto yemenita, le forze saudite hanno sofferto numerose perdite che non sono mai state confermate da Riyadh.

Ancora, nella stessa giornata, il Presidente iraniano Rouhani, ha affermato che l’Arabia Saudita indica come l’Iran il vero nemico nello Yemen e lo incolpa di fornire consiglieri agli Houthi, cercando così di coprire le vere carenze addestrative e le capacità delle forze armate saudite.

Rouhani ha affermato che l’Arabia Saudita ha fallito in Qatar, in Iraq, in Siria e recentemente in Libano, ove avrebbe spinto ad un intervento internazionale contro gli Hezbollah, considerati quali responsabili del caso del Primo ministro, Saad Hariri.

Le tensioni tra Iran e Arabia Saudita non sarebbero, quindi, diminuite, ma rimarrebbero tese con forti dichiarazioni da ambo le parti.

In merito, facendo chiaro riferimento all’Arabia Saudita, Rouhani ha affermato che ci sono due elementi considerati essenziali per un paese per contrastare qualsiasi minaccia: una forte preparazione militare ed una efficacia mediazione diplomatica.

Questi due elementi, che ha voluto fortemente sviluppare nel suo precedente mandato presidenziale, saranno rafforzati nei prossimi quattro anni, per poter rendere più forte sia la politica estera dell’Iran che le sue Forze Armate.

Per ora l’attesa è rivolta al 2020, anno in cui anche le sanzioni sulle armi cadranno a seguito dell’accordo JCPOA (https://www.state.gov/e/eb/tfs/spi/iran/jcpoa/)  e, quindi, Tehran potrà disporre di un arsenale migliore e rendere più efficace la propria difesa. Per quell’anno la situazione dello Yemen si spera possa trovare una soluzione politica e non militare.

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* Gen. B. (aus) 

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