Race for the cure, il comandante di Sanità e Veterinaria Maggiore Generale dell’Esercito Antonio Battistini: “La prevenzione è fondamentale e vogliamo essere in prima linea anche nella battaglia contro i tumori al seno”

Di Maria Enrica Rubino

Roma. Anche per questa XX edizione di “Race for the cure”, organizzata da Komen Italia in sei città, l’Esercito Italiano ha garantito la sua presenza all’evento mettendo a disposizione i propri assetti operativi sanitari, logistici e sportivi.

Alla quattro giorni dedicata alla raccolta fondi per la lotta ai tumori al seno, che si è svolta al Villaggio della Salute allestito al Circo Massimo, a Roma, la Forza Armata era presente con le strutture messe a disposizione dal Comando Logistico dell’Esercito, dal Comando Militare della Capitale e dal Policlinico Militare di Roma Celio, quest’ultimo con l’ospedale da campo e il personale medico militare.

Il Maggior Generale Battistini al Race for the cure

Nel corso della manifestazione, alla quale hanno preso parte circa 80 mila persone, i medici militari del Celio hanno riferito di aver prestato anche interventi di primo soccorso nei confronti di podisti colti da malore ed effettuato diagnosi virali a bambini in età pediatrica.

Alla più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno e per la prevenzione della salute, era presente anche il comandante di Sanità e Veterinaria dell’Esercito, il Maggior Generale Antonio Battistini, il quale ha riposto ad alcune domande di Report Difesa.

La nostra intervista con il comandante di Sanità e Veterinaria dell’Esercito, il Maggior Generale Antonio Battistini

Generale, cosa rappresenta per la Forza Armata la partecipazione a Race for the Cure?

L’Esercito partecipa alla “Race for the Cure” sin dalla sua seconda edizione per testimoniare la nostra vicinanza ai temi della salute della donna, della prevenzione e della salute in generale, che è una delle priorità della nostra organizzazione.

La Forza Armata fa dell’uomo la sua componente più importante, pertanto tutelarne la salute significa dimostrare concretamente questa attenzione. Oggi è un momento di vicinanza importante a tutte le donne che stanno combattendo una battaglia contro una malattia verso la quale, ad oggi, ci sono sempre più probabilità di cura. La prevenzione è fondamentale e noi vogliamo essere in prima linea anche in questa battaglia.

Come viene impiegato il comparto sanitario nei Teatri Operativi all’estero?

Nei Teatri Operativi all’estero dedichiamo tutte le nostre risorse alla salute della popolazione e cerchiamo di diffondere la cultura dell’attenzione alla salute della donna e dei bambini, anche in quei Paesi il cui contesto sociale e organizzativo è più critico. Dunque la nostra attenzione si concentra non solo sulle terapie, ma anche sulla diffusione di una cultura della prevenzione.

C’è una sinergia tra sanità pubblica e sanità militare?

Assolutamente sì. Vi è una sinergia sempre più stretta intrapresa da molti anni e che negli ultimi tempi ha visto un’accelerazione. A tal proposito, basti pensare che presso il Policlinico militare del Celio sono allestiti i posti letto della Regione Lazio e, analogamente, proseguono, su tutto il territorio nazionale, le collaborazioni tra sanità pubblica e militare.

Il tema della salute riguarda tutti i cittadini italiani, che siano militari o civili ed è un tema al quale, proprio in un momento in cui le risorse sono sempre più carenti, fare squadra significa poter fare di più per tutti»

La sanità militare vede impiegato personale medico specializzato e infermieri professionali, ma vi è un’attenzione verso la loro formazione e un controllo sulle competenze?

I professionisti della sanità miliare provengono da un percorso universitario civile, presso le università pubbliche e si specializzano insieme agli altri.

A questo si aggiunge un percorso di formazione militare, essenziale per la loro professione, perché siamo chiamati a lavorare in contesti in cui non tutti sono abituati a muoversi e ad operare.

La nostra formazione è assolutamente paragonabile e sovrapponibile a quella dei colleghi civili con l’aggiunta di una componente specifica che ci consente di poter lavorare in situazioni particolari che, pertanto, richiedono un ampliamento delle competenze sia rispetto al contesto ambientale sia rispetto agli usi e alle tradizioni dei Paesi in cui andiamo a lavorare.

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