Roma, spunta sotto un parco una galleria antiaerea della II Guerra Mondiale

Di Enrico Ferrari

Roma. C’era qualche cosa che non andava nel sottosuolo del parco Simon Bolivar, nel quartiere Montesacro di Roma: da quando, circa un anno fa, era caduto un grosso pino apparentemente senza motivo, le autorità avevano chiuso per precauzione il parco, in attesa di fare delle indagini sulla natura del sottosuolo per capire se ci fossero dissesti idrogeologici.

L’entrata di un rifugio anti aereo.

Il suolo è risultato senza grandi problemi ma nell’effettuare le indagini si è scoperto che alcune cavità sotterranee del parco non erano artificiali, ma erano state costruite addirittura negli anni ’40 come rifugio antiaereo per gli abitanti del quartiere. Il vecchio bunker, praticamente dimenticato da tutti, aveva una storia da raccontare, che è stata svelata solo qualche settimana fa grazie anche collaborazione di chi da anni mappa cavità e luoghi che durante la seconda guerra i romani erano costretti a frequentare per ripararsi dai bombardamenti.
“Innanzitutto quello di Montesacro non è un ‘bunker’ ma è una galleria antiaerea”, precisa Lorenzo Grassi, giornalista, ricercatore dell’associazione CRSA-Sotterranei di Roma e autore della guida “Bunker di Roma” (www.bunkerdiroma.it).

Tra il 1942 e il 1943 la guerra cominciava ad andare male per gli italiani e lo Stato decise che il conflitto sarebbe potuto arrivare anche nel cuore di Roma sotto forma di bombardamenti: la presenza del Governo e del Re rendevano la capitale un obiettivo possibile, come poi avverrà effettivamente da luglio 1943 in poi con i pesanti bombardamenti del quartiere S. Lorenzo. A Roma vennero realizzate circa dodici strutture antiaeree, tra bunker veri e propri (cioè blindati appositamente) e rifugi come quello di Montesacro, costruito sfruttando cavità sotterranee ricoperte di mattoni e senza cemento armato.

La mappa della galleria anti aerea scoperta nel quartiere romano di Montesacro.

La galleria di Montesacro ha tre accessi per una lunghezza totale di 127 metri, poteva ospitare fino a 1500 persone e si è conservata praticamente intatta, anche se nel corso degli anni è stata probabilmente usata come deposito abusivo, in quanto è stato trovato parecchio materiale chiaramente depositato anche di recente. Nel dopoguerra queste gallerie sono finite nel dimenticatoio anche a causa di un complesso contenzioso sugli espropri coi proprietari in quanto si trattava di opere denominate “permanenti” e quindi teoricamente dovevano rimanere nella esclusiva disponibilità del demanio.

Oggi, anche grazie alle associazioni di volontari, si cerca di censire e riaprire, dopo averle messe in sicurezza, gallerie e bunker, destinandoli a nuovi utilizzi come musei della memoria storica a livello locale

Autore