Russia: il capo del Centro Anti-Terrorismo della CSI, Vladimir Grigoryev lancia l’allarme di cellule terroristiche “dormienti”

Mosca. Cellule dormienti appartenenti a varie organizzazioni terroristiche esistono in più di 60 paesi, anche in Russia e in altri Stati membri della Comunità degli Stati indipendenti (CSI). Lo ha detto, oggi a Mosca, il capo del Centro Anti-Terrorismo della CSI, Vladimir Grigoryev.

In crescita le cellule terroristiche dormienti

Secondo Grigoryev, in particolare, i militanti che ritornano nei loro Paesi nativi dalle regioni in cui infuriano i conflitti armati sono quelli che creano le cellule dormienti. Tuttavia, le Forze dell’ordine hanno impedito efficacemente ai militanti di arrivare nei Paesi della CSI in gruppi organizzati. Il capo del Centro antiterrorismo della CSI ha, poi, affermato “che i terroristi si infiltrano anche in Paesi camuffati da migranti”.

Fino al 30% di coloro che hanno preso parte alle ostilità all’estero sono tornati nei loro Paesi d’origine, ha osservato Grigoryev, aggiungendo che “sono queste persone che lanciano un nuovo tipo di attività terroristica: il cosiddetto terrorismo a basso costo”.

“Comprende non solo il ritorno dei militanti nei loro Stati d’origine – ha concluso –  ma anche il reclutamento di persone che hanno visitato Paesi coinvolti in conflitti armati”.

La Comunità degli Stati Indipendenti fu fondata l’8 dicembre 1991 con la firma dell’Accordo di Belaveža, sottoscritto dai capi di Stato di Bielorussia, Russia e Ucraina in una dacia nella foresta di Białowieża (a circa 50 chilometri a nord di Brėst). L’accordo entrò formalmente in vigore il 12 dicembre successivo, in seguito alla ratifica dei tre Stati. L’annuncio dell’intesa, a cui furono invitati anche le altre Repubbliche nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, sancì di fatto la fine stessa dell’URSS.

Il 21 dicembre 1991, i leader di Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Turkmenistan, Tagikistan ed Uzbekistan annunciarono la loro adesione alla CSI tramite la firma dei Protocolli di Alma-Ata. Furono stabiliti i principi fondativi della Comunità. L’ultimo Stato ex-sovietico ad aderire alla CSI fu la Georgia, il 3 dicembre 1993.

Nel gennaio 1993, fu approvato lo Statuto della Comunità Indipendente degli Stati, in base alla quale fu formalizzato il requisito minimo per essere considerato “Stato membro” (ossia, in base all’articolo 7, aver ratificato la Statuto stesso).

Fu la Russia che il 20 luglio 1993, lo ratificò per prima. Seguirono altri nove Paesi firmatari (l’ultimo fu il Kazakistan il 20 luglio 1994).

Ucraina e Tagikistan furono gli unici due Stati a non aver mai ratificato lo Statuto. La prima contestò la scelta compiuta di riconoscere alla sola Russia lo status di “Stato successore” dell’URSS (in particolare all’interno dell’ONU), la seconda perché rivendicava il proprio status di neutralità. A entrambe fu riconosciuto lo status di “Stato associato”, rispettivamente nel 1993 e nel 2005.

Nel febbraio 2006, la Georgia annunciò il ritiro del proprio rappresentante dal Consiglio dei Ministri della Difesa della CSI. Motivo: inizio di un cammino di integrazione nella NATO e non poteva prendere parte a due strutture militari simultaneamente».

Nell’agosto 2009, anche a seguito del conflitto in Ossezia del Sud, la Georgia si ritirò completamente dalla Comunità.

Nel 2014, dopo la crisi della Crimea ed il conflitto nell’Ucraina orientale, il Parlamento ucraino discusse come uscire dalla CSI, senza mai però formalizzare il ritiro completo.  Il ritiro ufficiale dell’Ucraina giunse il 19 maggio 2018.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore