Il Comune di Mosca nega manifestazione a Navalni, l’anti Putin

Mosca. No del Comune di Mosca ad Alexei Navalni per svolgere la marcia “anti-corruzione” indetta dal blogger e oppositore per il 26 marzo.

L’oppositore del presidente russo, Alexei Navalni. Il Comune di Mosca ha vietato una sua manifestazione il 26 marzo.

Navalni aveva previsto una partecipazione di almeno “15 mila persone” che avrebbero dovuto sfilare nella centralissima via Tverskaya fino alla sede della Duma, sede del Parlamento della Federazione russa, a pochi passi dalla Piazza Rossa, dove si sarebbe dovuto tenere un comizio.

“E’ una decisione definitiva”, ha detto ai giornalisti il capo del Dipartimento Sicurezza e Anti-Corruzione del comune, Vladimir Cernikov.
Navalni, che aveva annunciato questa marcia in 79 città ha fatto sapere sul suo sito che lui “protesterà comunque”. “In primo luogo – ha aggiunto – perché ne ho diritto e le richieste che abbiamo fatto sono ragionevoli: se la Tvserskaya non va bene siamo aperti ad altre soluzioni in centro, dove sicuramente lo spazio non manca”. “Poi – ha concluso il blogger – se mi arresteranno il Governo finirà per pagarmi un lato compenso visto che la Corte Europea dei diritti umani mi ha già dato ragione più volte”.

Il blogger è considerato uno dei principali personaggi politici dell’opposizione in Russia. È segretario del Partito del Progresso e presidente della Coalizione Democratica (che unisce il Partito del Progresso e RPR-Parnas), formazione in precedenza co-presieduta con Boris Nemcov, morto assassinato nel febbraio 2015.

Boris Nemcov ad una manifestazione.

A partire dal 2009 si è fatto conoscere, nel suo Paese e nel mondo, per avere espresso critiche molto forti alla corruzione ed al presidente russo Vladimir Putin. Ha organizzato grandi manifestazioni in favore della democrazia, contro la corruzione dei politici e contro Putin e i politici suoi alleati.

E con questo programma si è presentato alle elezioni. Nel 2012 il “Wall Street Journal” l’ha descritto come “l’uomo che Vladimir Putin teme di più”.

Dopo essere diventato una figura di riferimento dell’opposizione ha subito varie condanne in Russia, in parte per fatti legati al suo attivismo politico e in parte per fatti estranei ad esso (come l’appropriazione indebita).

Tali processi sono stati giudicati delle farse da numerosi Governi e organizzazioni non governative (fra cui Amnesty International), secondo i quali le condanne sarebbero tutte esclusivamente dovute all’impegno politico del blogger.

È perciò considerato un prigioniero politico da molti, fra cui le associazioni per la difesa dei diritti umani.

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