Scontri Striscia di Gaza, le mani sporche di sangue di Hamas

Di Francesco Ippoliti*

Gerusalemme. La pioggia di razzi e missili da parte delle milizie di Hamas verso i territori israeliani e le decise risposte da parte delle Forze di Difesa israeliane hanno innalzato notevolmente la tensione nell’area, con relative perdite da ambo le parti.

La causa scatenante sarebbe da attribuire all’incursione di una unità delle Forze speciali israeliane in un’area ad Est di Khan Younes, località nella Striscia di Gaza. Secondo alcuni media il distaccamento operativo (D.O.) sarebbe entrato sotto copertura utilizzando un veicolo civile.

Attacchi sulla Striscia di Gaza

Intercettato dalle Forze palestinesi sarebbe stato oggetto di conflitto a fuoco ove sarebbero caduti uno o due ufficiali israeliani (tra cui un Tenente Colonnello) e sette palestinesi, tra cui Nour Barakeh, un comandante dell’ala armata di Hamas, considerato dai palestinesi il vero obiettivo dell’incursione. Ovviamente non sono chiare le modalità di infiltrazione, come non è chiaro se il distaccamento sia stato intercettato o meno e se il Barakeh fosse stato il vero obiettivo della missione. Di certo lo scontro è avvenuto in territorio della Striscia di Gaza con relativo recupero delle forze speciali israeliane.

L’utilizzo delle Forze speciali (o agenti del Mossad) in territorio ostile viene effettuato quando altri sistemi non possono intervenire, cioè droni, apparati SIGINT sistemi RECCE etc.. Quindi l’impiego sul terreno di un D.O. si rende necessario per confermare la targeting list, oppure per la Key Leader Map e per avere un riscontro sulle valutazioni del ciclo intelligence, non disponibili con altri sistemi.

L’impiego di un D.O. è un’ultima risorsa disponibile per ottenere le conferme necessarie. Poco probabile è l’utilizzo di un distaccamento per l’eliminazione di un target quando vi sono altri sistemi più sicuri. Il valore di un operatore è elevato, un drone si può ricostruire, un elemento delle Forze Speciali necessita di anni di formazione.

Quindi, dopo il succitato evento, la reazione di Hamas, e si tiene a precisare di Hamas e non del popolo palestinese, è stata immediata con una gigantesca pioggia di razzi e missili verso Israele.

Hamas ormai ha perso la credibilità da parte dei palestinesi. Si è insediato dichiarando di combattere la corruzione di Fatah e promettendo di guidare il popolo palestinese verso il benessere. Invece, dopo anni di promesse, esso è ridotto alla povertà.

Hamas ha giocato la carta della marcia del ritorno, iniziata il 30 marzo scorso, sperando di riconquistare la fiducia del popolo, ma si è rivelata un fallimento.

Ogni venerdì, dopo la preghiera, impone alla gente di recarsi al confine per manifestare contro Israele, manifestazioni che spesso sfociano in inutili bagni di sangue con l’utilizzo da parte palestinese di bombe, IED, ordigni rudimentali e tentativi di infiltrazione in Israele attraverso tunnel scavati al di sotto del confine. Tali manifestazioni non sono più condivise dal popolo palestinese. Infatti si recano al confine solo relativamente pochi individui (a volte un migliaio) a confronto degli oltre due milioni di persone che vivono nella Striscia, o meglio che vogliono vivere e creare un futuro per i figli.

Le manifestazioni di protesta non si sono mai fermate; ogni giorno ed ogni notte vi sono stati lanci verso Israele di aquiloni e palloni aerei con attaccate bottiglie incendiarie ed ordigni vari, atti che hanno causato incendi e danni alla popolazione israeliana.

Ogni venerdì la protesta dei palestinesi

 

Anche il popolo di Israele è stanco della continua minaccia di Hamas, con il quale risulta impossibile dialogare e quindi gettare le basi per un dialogo costruttivo.

Le ritorsioni di Israele sono pesanti, si va dal blocco delle frontiere al blocco navale che agisce esclusivamente sull’economia familiare palestinese. Le famiglie palestinesi sono al limite.

Secondo il recente rapporto (18 ottobre) di Nickolay Mladenov, Coordinatore Speciale per il processo di pace in Medio Oriente, la situazione in Gaza sta implodendo e si afferma che “non è allarmismo, ma realtà”.

Nickolay Mladenov, Coordinatore Speciale per il processo di pace in Medio Oriente

La Banca Mondiale ha dichiarato che l’economia della Striscia è in “caduta libera” con un rateo di disoccupati ufficialmente pari al 53% della capacità lavorativa della popolazione mentre nei giovani questa percentuale sale ad oltre il 70%, sottolineando che una persona su due vive sotto la linea della povertà.

Tutti gli indicatori (umanitari, economici, politici e di sicurezza) continuano a deteriorarsi, paventando uno scenario di devastante conflitto che nessuno vuole ma che solo le parole non possono prevenire.

Mladenov spinge affinché l’ONU faccia ogni sforzo possibile per riportare la Striscia di Gaza sotto il controllo del Governo palestinese legittimato, che è l’unico riconosciuto.

A fine settembre vi sono state cospicue donazioni per Gaza, l’Agenzia UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees) ha ricevuto e distribuito ulteriori 122 milioni di dollari mentre AHLC (Ad Hoc Liaison Committee) altri 60 milioni. Nonostante ciò solo pochi stipendi sono stati pagati alla popolazione ed una cospicua fetta è stata trattenuta da Hamas per una fantomatica sicurezza del paese.

Mladenov punta il dito senza giri di parole contro Hamas intimandogli di fermare ogni tipo di provocazione ed attacchi contro Israele, comprese le manifestazioni del venerdì, inutili, sanguinose e dannose.

Continua affermando che Gaza non è un problema umanitario ma esclusivamente politico e solo l’unificazione sotto un’unica e legittimata democratica Autorità Palestinese fermerà questa escalation che finirà inesorabilmente con un devastante conflitto.

In sintesi, al mondo vi sono numerosi contributori che sono pronti ad aiutare il popolo palestinese di Gaza, vi sono Stati che, come l’Egitto, sono pronti a mediare per riportare la pace in questa striscia martoriata, ma serve esclusivamente la volontà del popolo palestinese di Gaza.

Si devono fermare gli sprechi di denaro per la realizzazione di inutili tunnel diretti verso il confine di Israele, di fiumi di soldi per la realizzazione di numerosi missili e razzi che portano esclusivamente risposte di ritorsione contro il popolo palestinese e di sprechi per delle idee criminali di una autorità quale Hamas, considerata una minaccia terroristica sia per l’occidente che per il popolo arabo.

Solo una volontà costruttiva può portare alla stabilizzazione dell’area e per iniziare un processo di pace per dare al popolo palestinese la giusta riconoscenza.

Senza questa volontà, come afferma anche il Coordinatore Speciale, si va inesorabilmente verso una sanguinosa guerra nella Striscia, un conflitto che potrebbe essere peggiore dell’operazione “piombo fuso” del 2014 ove oltre l’80% della Striscia è stato ridotto in macerie.

Ancora un volta il destino del popolo palestinese è nelle mani di Hamas, mani che al momento sono solo sporche di sangue.

*Generale di Brigata (aus)

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