Seconda Guerra Mondiale, quelle sirene antiaeree ancora sui tetti di Roma

di Enrico Maria Ferrari

Roma. Chi ha più di 80 anni lo ricorda sicuramente: un suono lungo, lugubre, intervallato di alcuni secondi, si levava sui cieli della città italiane poco prima dei bombardamenti degli alleati. Era il suono delle sirene del sistema di difesa che avvertiva dell’arrivo dei bombardieri e coincideva con l’evacuazione degli edifici per andare nei rifugi: lo stesso suono preannunciava la fine del pericolo una volta terminato il bombardamento.

A Roma, quando le sorti della guerra cominciavano a volgere al peggio, fu organizzato un complesso sistema di sirene, più di cento, montate sui punti più alti della città e collegate al comando centralizzato posto nei sotterranei del Viminale. Le sirene erano collegate con un sistema di fili elettrici detti “catenarie” che passavano sui tetti di Roma: spesso accanto alla sirene erano installate delle postazioni con mitragliatrici antiaeree.

Roma, Palazzo Federici

Un suono lungo di 15 secondi era intervallato da pause di uguale durata e la portata di ciascuna sirena, fabbricate dalla ditta “La Sonora” oggi ancora esistente, arrivava fino a 5 chilometri; impossibile non sentirne il suono in qualsiasi parte della città. In caso di avaria o di mancanza di corrente, il suono delle sirene poteva essere sostituito da tre colpi di cannone ad intervalli di 5 secondi.
Contrariamente a quel che si può pensare, la storia delle sirene non finisce con la fine della guerra: hanno continuato a suonare il mezzogiorno fino agli anni ’70, per cadere poi totalmente in disuso, abbandonate e dimenticate da tutti. In realtà non sono mai state ufficialmente rimosse e a Roma è ancora facile vederne alcune svettare su tetti di case private e palazzi pubblici, molto spesso arrugginite o a pezzi, talvolta sono state usate come pali di sostegno delle antenne TV e delle parabole satellitari. Le stesse catenarie sono ancora presenti in numerosi punti della città, con cavi lunghissimi che passano per i quartiere di tetto in tetto.

Roma, Via Tanaro

Il tutto sarebbe comunque caduto nel dimenticatoio se non fosse stato per un’opera di censimento particolare iniziata esattamente dieci anni fa da Mario Tedeschini Lalli, giornalista ed appassionato che ha provato, con successo, ad usare una delle prime forme di “crowdsourcing” informativo disponibile attraverso Internet.
“L’idea è nata qualche anno fa” scriveva Tedeschini Lalli nel suo blog, “scoprendo che sul terrazzo di uno stabile vicino a casa mia a Roma faceva bella mostra di sé una vecchia sirena antiaerea. Da allora, camminando con gli occhi per aria, ne ho scoperte almeno cinque in giro per la città e ho cominciato a censirle su Google Maps “. Gli viene così in mente di sfruttare la rete per provare un esperimento a metà tra ricerca storica e giornalismo: chiedere aiuto via web ai romani per cercare di effettuare un censimento delle sirene ancora presenti su Roma e valorizzare così un patrimonio storico che sarebbe scomparso senza lasciare traccia.

Chiede aiuto anche alle autorità, ma la Prefettura da lui interpellata dice di non sapere nulla dell’esistenza di sirene di allarme sui palazzi di Roma: invece ce ne sono, ed anche numerose, e le segnalazioni che arrivano via mail gli consentono di realizzare finalmente una mappa dettagliata, spesso anche con foto ed indicazioni tecniche.
Il passaparola via Internet funziona, qualcuno addirittura riesce a mettere in funzione qualche vecchia sirena ed arrivano anche segnalazioni da altre città e perfino dall’estero, rinasce grazie al Web una storia oramai dimenticata da tutti e le vecchie sirene finiscono sui giornali e nei servizi dei telegiornali; una cartina sovrapposta a Google Maps evidenzia con i riferimenti le sirene trovate.

Particolare di sirena antiaerea originale ancora in loco

Via Web arrivano storie sulle vecchie sirene utilizzate ufficialmente anche in seguito, si sa ad esempio che a Venezia il vecchio sistema è stato usato per anni per segnalare l’arrivo dell’acqua alta, fino all’adozione in tempi recenti di un sistema wireless con suoni meno cupi e dai brutti ricordi.
A Roma la sirena a tromba sul tetto dell’Istituto tecnico industriale statale (ITIS) Galilei ha suonato nel 2009 per una esercitazione anti-incendio, mentre la stessa sirena annunciava, come scritto sopra, il mezzogiorno negli anni precedenti: rimane invece avvolta dal mistero la storia della sirena messa in funzione il 28 settembre del 2010, per due minuti, nella caserma dei servizi segreti a Forte Braschi.
Nel 2014 Tedeschini Lalli passa la palla a Lorenzo Grassi, giornalista e ricercatore di Sotterranei di Roma, già noto per aver catalogato i bunker ed i rifugi antiaerei della capitale. Grassi ha sistematizzato la ricerca, anche archivistica, ed ha dedicato una sezione specifica del suo sito www.lorenzograssi.it a questo argomento. Parallelamente ha ricostruito tutto il sistema di difesa spulciando le carte dell’epoca e sono così venuti fuori dei dati interessanti: le più di cento serene della capitale erano installate su edifici pubblici come Castel S. Angelo, Trinità dei Monti, Porta Pia, Ministeri e palazzi privati, ad oggi ne risultano presenti poco più di venti.

Il futuro delle sirene è oggi meno incerto dopo il successo mediatico che ha avuto il censimento: saranno interessate le autorità preposte alla conservazione per attuare una salvaguardia puntuale delle sirene, oramai riconosciute come veri e propri monumenti storici di un’epoca fondamentale della storia italiana. C’è chi spera in un museo e chi invece propone di lasciarle, magari restaurate, lì dove sono come memoria collettiva in loco di un passato tragico.

Roma, Piazza San Giovanni

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