Siria, ancora sangue sul dialogo di pace Governo ed opposizione

Damasco. Un altro attentato ha colpito, in queste ore la Siria. L’agenzia di stampa governativa Sana ha riferito che un attentatore suicida si è fatto esplodere in un ristorante nel quartiere di Rabweh a Damasco, uccidendo un certo numero di persone e ferendone altre.

Un altro attacco era avvenuto, prima, nel vecchio Palazzo di giustizia della capitale, dove, secondo la tv di Stato, sarebbero morte almeno 31 persone e 60 sarebbero rimaste ferite.

Il terrorista, imbottito di esplosivo e vestito con una divisa militare ha cercato di introdursi nel palazzo ma è stato bloccato dai poliziotti e subito ha attivato la carica,

L’ISIS ha rivendicato la paternità dell’attentato.

L’ultima azione terroristica è avvenuta a sei anni dall’inizio delle manifestazioni anti Assad, la cui violenta repressione ha portato alla guerra civile. Finora il conflitto ha provocato la morte di 320 mila morti e 145 mila persone, secondo di dati resi noti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbero scomparse.

Almeno 5 milioni di siriani sono fuggiti dal Paese e oltre 6 milioni di cittadini sono fuggiti dalle loro case a causa degli scontri.

Intanto, il mediatore delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan De Mistura, ha convocato per il 23 marzo tutte le parti (governative ed antigovernative) per riprendere i fili del dialogo di pace a Ginevra. Si cerca di uscire il più velocemente possibile da 6 anni di guerra.

Ma questi ultimi attacchi terroristici potrebbero minacciare il processo di pace. In verità, solo l’Esercito Libero siriano, organizzazione para militare anti Assad, ha partecipato ai colloqui sul cessate il fuoco ad Astana, la capitale del Kazakhistan che è iniziata ieri sotto la tutela dei russi e degli iraniani, entrambi alleati del regime di Damasco e della Turchia che appoggia, invece, i gruppi ribelli.

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