Siria, per la prima volta russi e turchi in pattugliamento congiunto ad Idlib

Di Francesco Ippoliti*

Idlib. I recenti scontri nella provincia di Idlib e Aleppo hanno visto la firma di un aggiuntivo accordo tra i Presidenti Vladimir Putin ed Recep Tayyp Erdogan al fine di creare delle ulteriori situazioni di sicurezza nell’area.

Nonostante i chiari diversi punti di vista, come ad esempio la base degli stessi protocolli formato Sochi o formato Astana, si era raggiunto un cessate il fuoco tra le parti fermandosi sugli obiettivi raggiunti.

Una fase degli scontri ad Idlib

E’ stata evidente la debolezza turca sia dal punto di vista militare (con il suo impegno e non impegno per evitare un innalzamento di vittime ambo le parti) che politico, ove il Presidente Erdogan ha manifestatamente dovuto sottostare alle pressioni russe.

La tregua, imposta alle parti in causa dal giorno 5 marzo scorso è stata più volte violata con chiare accuse tra le forze regolari ed i ribelli, ma alla fine ha tenuto.

Nella giornata del 15 marzo si è tenuta la prima implementazione dei succitati accordi.

Tra molte difficoltà è partita dalla località di Saraqib la prima pattuglia congiunta russa-turca per il controllo del territorio lungo l’autostrada M4.

Soldati russi fermi sull’autostrada M4

L’accordo prevede appunto un pattugliamento congiunto e la smilitarizzazione delle parti in lotta per 6 km a nord con responsabilità turca e altrettanti 6 km a sud con responsabilità russa.

Nei giorni precedenti sull’autostrada M4 vi sono state numerose manifestazioni da parte della popolazione della provincia di Idlib che hanno protestato contro la presenza russa nell’area ed in particolare contro l’accordo del pattugliamento congiunto. Sono stati creati posti di sbarramento e dato fiamme a numerosi pneumatici per evitare l’arrivo via terra ed aria delle forze di Mosca.

Secondo le fonti ufficiali il tragitto del primo pattugliamento delle due forze è stato alquanto ridotto, non hanno potuto completare il percorso previsto a causa delle continue proteste e blocchi stradali.

Al termine della giornata il Ministero della Difesa turco ha espresso un apprezzamento per l’attuazione degli accordi bilaterali mentre il ministero della difesa russo ha dichiarato che sono stati dislocati gli assetti terrestri ed aerei nell’area ed ha protestato perché il tratto è stato ridotto a causa delle troppe provocazioni dei ribelli e per l’utilizzo dei civili quali scudi umani.

In sintesi, si denota la vera difficoltà di attuazione degli accordi di una tregua tra i ribelli siriani e le forze governative.

La Turchia da una parte e la Russia dall’altra stanno muovendo le loro pedine in maniera tale da poter controllare il terreno della provincia di Idlib per fini completamente diversi.

La Russia, con il supporto dell’Iran, riesce a controllare e gestire le proprie fazioni ed unità più o meno regolari dando loro il supporto tecnico-logistico adeguato, in termini anche di addestramento e copertura. E’ riuscita a raggiungere gli obiettivi operativi fissati prima dell’avvio delle recenti operazioni, cioè il controllo delle due autostrade, M4 e M5, vitali per i rifornimenti da Damasco e da Latakia verso Aleppo ed oltre.

Mentre l’M5 è giunta come vittoria strategica sul terreno (con perdite anche significative) l’M4 è stata praticamente “donata” per evitare un ulteriore bagno di sangue.

Mezzi in movimento

La Turchia, che continua a supportare le fazioni ribelli a Damasco, rimane al termine degli scontri con i precedenti problemi irrisolti.

Ha dovuto far cedere il terreno alle sue forze proxy, ricevendo le loro ire.

Il gruppo Hayat Tahrir al-Sham – HTS (legato ad al-Qaeda) non vuole riconoscere i nuovi accordi di tregua ed ha minacciato di riprendere le ostilità mandando la popolazione a bloccare l’autostrada M4 per non far passare i russi.

Ad Ankara rimane ancora il compito di disarmare i ribelli ed assicurare la sicurezza della provincia ed evitare gli scontri con le forze governative.

La Russia ha riaffermato che le forze terroristiche rimangono fuori dall’accordo di tregua (parole rivolte direttamente ad HTS e TIP (Turkistan Islamic Party) anche quest’ultimo legato ad al-Qaeda) e quindi le azioni contro queste non cesseranno, giustificando la ripresa degli interventi aerei nella provincia di Idlib.

Quindi, da quanto sopra, la politica di Putin è stata ancora una volta vincente verso un Erdogan chiaramente in difficoltà.

Rimane un forte incognita la ripresa dei pattugliamenti congiunti ma soprattutto l’attitudine del popolo ribelle della provincia di Idlib verso questi accordi che al momento risultano solo un’ennesima sconfitta.

*Generale di Brigata Esercito (Aus)

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