Spazio, a Napoli proseguono i seminari sul “Quarto Ambiente”

Napoli. Prosegue a Napoli il ciclo di seminari e di conferenze dal titolo “Il Quarto Ambiente – Espansione dell’Umanità nello Spazio”. Ieri si è tenuto l’incontro sul tema “Disavventure Spaziali” presso la Fondazione Laboratorio Mediterraneo – Museo della Pace “MAMT”,.

L’evento è stato organizzato dal Center for Near Space (CNS) un Centro di competenza dell’Italian Institute for the Future (IIF), nato nel 2015 con la finalità di contribuire ad una maggiore diffusione della cultura spaziale tra le nuove generazioni ed il grande pubblico. La lezione è stata coorganizzata unitamente al Project Management Institute Southern Italy Chapter.

I misteri dello spazio esaminati in un ciclo di conferenze e seminari a Napoli

Il ciclo della mostra ripercorre la storia del gruppo di ricerca guidato dall’ingegnere e scienziato italiano Luigi Gerardo Napolitano, primo presidente del CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali), direttore dell’Istituto di Aerodinamica dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, presidente e fondatore del MARS (Microgravity Advanced Research and Support) oltre che consulente per le Agenzie spaziali americana NASA ed europea ESA.

La NASA aveva l’ obiettivo di utilizzare lo Shuttle anche come laboratorio scientifico. Di concerto con l’Agenzia Spaziale, si diede così avvio alla costruzione di quello che sarebbe diventato lo Spacelab. E fu proprio grazie allo scienziato italiano Luigi Gerardo Napolitano, allievo del Generale Umberto Nobile, che l’Istituto “Umberto Nobile” divenne famoso in tutto il mondo, tanto da ospitare due degli astronauti che avevano condotto con successo la missione Spacelab.

In quell’atmosfera di entusiasmo, Luigi Gerardo Napolitano elaborò il concetto di “Quarto Ambiente”, secondo la cui visione lo Spazio sarebbe presto diventato, oltre alla terra, cielo e mare, un ambiente da esplorare e colonizzare.

I relatori Paola Mosca, presidente della PMI – SIC (la più importante associazione di Project Management a livello mondiale, fondata nel 1969 a Philadelphia, presente in oltre 200 Paesi, la cui mission è quella di divulgare le tecniche di Project Management, favorendo il dialogo e lo scambio tra saperi e professioni), Gennaro Russo. direttore generale del Center for Near Space e Vincenzo Torre, deputy direttore generale Center for Near Space, hanno evidenziato, prevalentemente attraverso materiale videografico, come l’attività umana condotta anche nello Spazio può essere soggetta a seri incidenti, talvolta disastrosi, realmente accaduti e poco noti al grande pubblico, e come attraverso specifiche tecniche di Risk Management l’occorrenza viene minimizzata.

Gli stessi hanno ripercorso la storia, arricchendola poi di considerazioni tecniche circa errori e cause, della prima tragedia spaziale americana avvenuta nel 1967, Apollo 1, il cui equipaggio, nel primo volo di prova, stava distendendosi nei rispettivi sedili orizzontali quando, nel completare la check list, improvvisamente furono colti da un fuoco in cabina che non lasciò scampo a nessuno dei tre, che morirono in 15 secondi in quanto non ebbero la possibilità di fuggire dato che il portello con apertura interna poteva aprirsi solo con la capsula non pressurizzata.

Nel 1986 lo Space Shuttle Challenger fu distrutto invece dopo 73 secondi di volo a causa di un guasto ad una guarnizione, un O-ring, nel segmento inferiore del razzo a propellente solido. La rottura della guarnizione provocò una fuoriuscita di fiamme che causò un cedimento strutturale del serbatoio esterno contenente idrogeno ed ossigeno liquidi.

Il lancio fu trasmesso in diretta TV e lo scomparto dell’equipaggio ed altri frammenti furono recuperati dal fondo dell’oceano. Nel 2003 assistemmo al disastro dello Space Shuttle Columbia, la navicella che si disintegrò nei cieli del Texas durante la fase di rientro nell’atmosfera terrestre. I sette astronauti a bordo, morirono tutti.

Il direttore generale Gennaro Russo ha concluso l’analisi di questi fati, raccontando l’episodio accaduto nel 2013 all’astronauta Luca Parmitano , il primo italiano ad effettuare un’attività extraveicolare, con 6 ore e 7 minuti di passeggiata attorno alla terra.

Luca Parmitano nello spazio

L’astronauta fu costretto a rientrare in fretta causa la perdita di acqua all’interno della tuta, mentre la parte superiore del casco era ormai piena di acqua. “Non so – ha raccontato Parmitano – neanche se la prossima volta che respirerò dalla bocca riuscirò a riempirmi i polmoni di aria e non di liquido. Mi rendo conto che non sono neanche in grado di capire in che direzione andare per rientrare all’airlock. Riesco a vedere solo per poche decine di centimetri intorno a me, e non riesco ad individuare neanche le maniglie che utilizziamo per muoverci intorno alla ISS”.

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