Spazio, il Quarto Ambiente sarà il prossimo habitat dell’uomo

Napoli. Il Quarto Ambiente sarà presto il prossimo habitat dell’uomo. Tra la Terra e la Luna s’insedierà, entro trent’anni, una comunità di un migliaio di persone con un traffico di 100 mila passaggi all’anno per voli di trasferimento verso questa nuova zona “cislunare”.

Dopo due anni di studi, il Center for Near Space dell’Italian Institute for the Future presenta OrbiTecture, il concept di una rivoluzionaria infrastruttura spaziale pensata per fungere da hub per i futuri viaggi sulla Luna e su Marte. Un progetto unico in Italia e in Europa, che nasce con l’obiettivo di aprire un dibattito con la società civile sul futuro umano nello Spazio, rendendolo più inclusivo e partecipativo.

l Quarto Ambiente sarà presto il prossimo habitat dell’uomo. Tra la Terra e la Luna s’insedierà, entro 30 anni, una comunità di un migliaio di persone

L’iniziativa sarà presentata oggi, a Napoli, nel Planetario della Città della Scienza di Napoli.

L’evento è patrocinato dal Consolato Generale USA di Napoli, dall’Associazione Arma Aeronautica di Caserta, dall’Istituto di Scienze Applicate e Sistemi Intelligenti “E. Caianiello” del CNR, dal DAC (Distretto Aerospaziale della Campania), dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Napoli Federico II, dall’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, dal Parco dell’Aerospazio – Comitato Promotore e dall’Unione degli Industriali di Napoli.

Per Luigi Carrino, presidente del Distretto aerospaziale della Campania e presidente del Comitato promotore del parco dell’Aerospazio di Caserta: “La Space Economy è la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti, arriva fino allo produzione di prodotti e servizi innovativi “abilitati”. Un ottimo esempio d’impegno dei governi regionali nella Space Economy è fornito dalla Campania.

“Oltre alle risorse finanziarie – continua Carrino – è fondamentale la presenza di reti cooperative che mettano in collegamento strategico grandi, piccole e medie imprese e sistema della ricerca. In Campania, per l’aerospazio, questo ruolo è svolto efficacemente dal Distretto aerospaziale della Campania che annovera tra i suoi soci le principali realtà industriali e della ricerca in campo spaziale”.

OrbiTecture, in particolare, è un progetto no-profit, sostenuto da una campagna di crowdfunding, che si è chiusa lo scorso 17 giugno.

Il termine è coniato dalla contrazione di Orbital Architecture, con l’intento di coniugare la ricerca architettonica e la tecnologia spaziale – sia quella già disponibile che quella prevedibile per il futuro prossimo – per lo sviluppo di iniziative rivolte alla fase più a lungo termine della nuova space economy. Nocciolo duro del Team OrbiTecture sono Gennaro Russo, Massimo Pica Ciamarra e Vincenzo Torre che hanno sviluppato il progetto di SpaceHub, la struttura ideata per ospitare e sostenere fino a 100 persone alla volta tra tecnici, turisti, astronauti e ricercatori, grazie alla disponibilità di una grande area destinata al verde, necessaria per l’autosostentamento della città spaziale.

“Abbiamo provato a guardare ad un futuro non troppo lontano cercando di porre un traguardo alle evoluzioni tecnologiche attese o prevedibili dei prossimi pochi decenni – spiega Gennaro Russo, del Team di OrbiTecture – E questo ci ha consentito di capire che è possibile sin da ora pensare ai sistemi spaziali di quel futuro prossimo con un approccio diverso, multidisciplinare, multifunzionale e multiculturale. Siamo convinti che solo così facendo potremo alimentare correttamente la rivoluzione che negli Stati Uniti è già partita quasi venti anni fa e che in Europa stenta ancora a vedere la luce: l’apertura dello Spazio ad attività più sistematiche e quotidiane, ovvero lo sviluppo dell’astronautica civile”.

La navicella che porterà a bordo di SpaceHub è denominata Miranda. E’ attraversata da un cilindro del diametro di venti metri passante per l’origine, dov’è localizzato l’hangar e il laboratorio di microgravità. Intorno a Miranda sono presenti due toroidi sovrapposti del diametro di 78 metri, che compongono il modulo Aristarco, con ambiente a gravità lunare simulata e il campo di coltivazione Green Ring. Più lontano, troviamo il modulo Galilaei di 166 metri di diametro, che ospita un ambiente a gravità marziana, e i tre propulsori che consentono la rotazione della stazione per ottenere le diverse accelerazioni gravitazionali.

La sfera Miranda di SpaceHub, struttura flessibile e gonfiabile, sarà costruita in beta cloth, una fibra a base di silice che resiste alla corrosione ed all’ossigeno atmosferico. Sia le parti interne che i tralicci e i toroidi saranno realizzati in Manifattura additiva (Stampa 3D) con materiali sia metallici che plastici. La pannellatura esterna dei toroidi Aristarco e Galilaei è trasparente.

Ma non è tutto. Previsto anche il CELSS (Controlled Ecological Life Support Systems), un sistema biorigenerativo a ciclo chiuso su una superficie di 6.000 m2, per un ingombro volumetrico minimo di circa 3600 m3, che contribuirà alla produzione di vegetali freschi, alla generazione di ossigeno e alla rimozione dell’anidride carbonica dall’aria interna (dovuta alla respirazione umana). Le cinque colture selezionate sono patata, soia, lattuga, frumento e pomodoro. Si tratta di colture in grado di contribuire a una dieta bilanciata.

 

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