SPECIALE ESERCITAZIONE “MANGUSTA 2018”, tutte le specialità aeronautiche e di fanteria evidenziano l’interoperabilità e l’integrazione con le Forze Armate straniere e di massimizzazione del valore addestrativo

Di Giusy Criscuolo

Siena (dalla nostra inviata). I paracadutisti sono tra le risorse umane e militari più importanti del nostro Esrcito e partecipare in presa diretta all’Esercitazione “Mangusta 2018” della Brigata Paracadutisti “Folgore” significa vedere con i propri occhi quanto questi uomini e queste donne, con le loro capacità professionali, portino sempre più in alto il Tricolore nel mondo.

I paracadutisti impegnati nell’esercitazione Mangusta 2018

Oltre mille Paracadutisti della Folgore, con unità specialistiche ed operative dei Carabinieri Paracadutisti del 1° Reggimento Tuscania, specialisti delle trasmissioni, della guerra elettronica, nuclei cinofili, assetti dell’Aeronautica Militare ed unità di parà statunitensi, hanno dato vita ad una grande esercitazione.

Unità cinofili

Per chi non testa da vicino, non è facile comprendere l’immane impegno che si cela dietro l’operato di questi professionisti. Impensabile limitarsi ad immaginare quanto onere, sudore e fatica ci sia dietro ad ogni operazione.

E’ una giornata assolata, la fortuna è dalla nostra parte. L’aria che si respira è frizzante ed un numeroso dispiegamento militare si presenta davanti i nostri occhi. Tutti impegnati nella “Mangusta 2018”. Quello che osserviamo ci rende coscienti dell’alto valore e della professionalità con cui questi militari si impegnano quotidianamente nell’analisi, nello studio e nella conduzione di operazioni ad alto rischio.

Un briefing iniziale in lingua inglese, presso la sala operativa del 186° Reggimento Paracadutisti di Siena, molto esplicativo e ben preparato, ci catapulta immediatamente nello spirito della tradizionale esercitazione operata dalla Brigata Paracadutisti “Folgore”.

After briefing tutto cambia. L’esercitazione molto realistica tiene gli operatori incollati alle manovre militari. E’ lo start dell’ultima fase di attività, iniziate il 27 novembre scorso e che termineranno domani.

Siamo in Toscana tra Pisa, Siena e Grosseto, ma lo scenario scelto casualmente per la simulazione di un immediato intervento della NATO, ci vuole in Africa. Precisamente in Cerasia. La missione compiuta dall’Alleanza Atlantica, ha il nome di ECISAM (East Cerasia International Security and Assistance Mission). Ci troviamo in un immaginario geografico, tra Kamon, Lakuta e Tytan.

La necessità della regione Kamon di accaparrarsi, in esclusiva, l’accesso alle acque del Nilo per diventare una potenza regionale, si scontra con il progetto della confinante Lakuta (minoranza etnica), la quale prevede a sua volta la costruzione di una grande diga sul Nilo nello stesso territorio. Questo mette a repentaglio l’ambizione della regione Kamon, scatenando la guerra.

L’invasione del Nord Ovest di Lakuta, ad opera del Kamon, fa entrare in scena la NATO, che invia un contingente internazionale per ripristinare l’integrità territoriale di Lakuta.

Qui in occasione della “Mangusta”, la Brigata “Folgore”, ha previsto la contrapposizione sul campo di due unità avversarie per testare le capacità acquisite dai propri paracadutisti nella concezione e nella conduzione delle operazioni a seguito di aviolancio. Il tutto, in ambienti operativi non permissivi per la conquista e la tenuta di posizioni strategiche e per consentire l’afflusso delle Forze Alleate in uno scenario di crisi.

La copertura aerea di un Mangusta

Ci troviamo nell’ex aeroporto di Pian del Lago, che nell’esercitazione rappresenta quello di Moroto, nella regione di Lakuta, occupato dalle forze della regione Kamon. Alziamo gli occhi al cielo e il rumore delle pale degli elicotteri diventa un suono che riempie l’aria.

I giri di ricognizione sono seguiti dal lancio del 186° Reggimento Paracadutisti Folgore Siena, che ne simula la conquista. Questo lancio utilizza la tecnica di caduta libera e della navigazione aerea a paracadute aperto HALO (High Altitude Low Opening, che in Italia appartiene all’unità specialistica della Brigata Paracadutisti “Folgore” di Siena).

Tecnica di caduta libera e della navigazione aerea a paracadute aperto HALO

Il lancio, attraverso manovre calcolate, permette di atterrare in zone molto piccole con tutti gli equipaggiamenti e necessità della presenza di vento, utile ai paracadutisti che, per questa particolare operazione, devono atterrare controvento). Sembra di essere in un Teatro operativo, il fumogeno lanciato dopo l’atterraggio dell’unità esplorativa, nasconde gli spostamenti del 186° dai blocchi del nemico. Il suono continuo ed ininterrotto delle mitragliatrici copre e accompagna il movimento dei militari. Questa alternanza fuoco-movimento continua per un po’, fin quando l’area non è messa in totale sicurezza.

La conquista dell’aeroporto operato dal “contingente multinazionale della NATO” ha visto anche la presenza dei paracadutisti della 173^ Infantry Brigade Combat Team (Airborne) di stanza a Vicenza, sostenuti nell’esercitazione dalla Compagnia del 183° Reggimento Paracadutisti “Nembo”.

Un paracadutista americano

L’unità unità esplorativa del 186° Reggimento si è mossa in “Forcible Entry Operation”. Operazione Avioportata che ha lo scopo di preparare il terreno per l’entrata in Teatro dei successivi scaglioni di forze, mettendo in evidenza la capacità dell’unità di Long Range Surveillance (LRS) volta alla ricognizione dell’area interessata, all’acquisizione, all’identificazione di zone lancio, di atterraggio, di sorveglianza del campo di battaglia e di aree di interesse informativo, da qui si radunano in un punto e iniziano la pianificazione per le azioni successive.

Questa fase dell’esercitazione ha visto mettere in campo tutte le risorse sia in termini di attività difensive che offensive, anche tramite l’impiego delle unità specialistiche del Reggimento Paracadutisti Genio guastatori che hanno il compito di rilevare la minaccia ed eliminarla per non pregiudicare l’operazione.

Il metodo utilizzato per la messa in sicurezza si chiama Metodo di Combattimento Militare (MCM), nato all’interno della Brigata “Folgore” e che nel corso degli anni ha preparato e specializzato 400 istruttori nel Centro di addestramento di Pisa.

A dare il via libera per la prosecuzione delle operazioni ci ha pensato il 185º Reggimento Artiglieria Paracadutisti “Folgore”, che ha ricevuto l’ordine di fare fuoco con il mortaio.

A seguito della bonifica del territorio, il rombo di due Mangusta ha squarciato il silenzio seguito alla messa in sicurezza dell’area. In ausilio alle unità già operative a terra arriva un Chinook, dal quale gli operatori militari sono scesi con la tecnica del Fast Rope (Fast-roping, noto anche come Fast Rope, tecnica per la discesa da elicottero in volo statico, utile per schierare truppe in luoghi in cui l’elicottero non può atterrare). Gli operatori hanno in questo modo preso il controllo definitivo dell’aeroporto, liberando e mettendo in sicurezza gli “ostaggi”.

I paracadutisti scendono con la tecnica del fast rope

L’esercitazione ha rappresentato un’eccellente opportunità ed un significativo ritorno per la Difesa in termini di interoperabilità e di integrazione con le Forze Armate straniere e di massimizzazione del valore addestrativo.

Il punto di osservazione

Oltre ai reparti della Brigata Paracadutisti Folgore hanno partecipato: l’Aeronautica Militare con la 46° Brigata Aerea, l’ Arma dei Carabinieri con 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” ed il nucleo cinofili di Firenze, l’Aviazione dell’Esercito con 7° Reggimento Vega e 1° Reggimento Antares, il Reggimento Granatieri di Sardegna, il 33° Reggimento Guerra Elettronica, il 13° Battaglione Aquileia, il Centro Militare di Veterinaria, l’11° Reggimento Trasmissioni, l’16° Airwing, il 121° Reggimento Artiglieria Controaerei di Rimini e le unità Statunitensi della 1-91 CAV, US AIR National Guard.

La consegna degli attestati ai fratelli americani chiude la giornata e mentre tutto ha termine, gli uomini si raggruppano fitti e compatti all’urlo di “FOLGORE”. Non poteva essere più emozionante di così.

Mi fermo e rifletto. E’ una scelta di vita difendere l’Italia e loro lo fanno al meglio. Quello che io ho visto alla luce del giorno, viene valorosamente affrontato da questi uomini durante la notte, dove silenziosi e invisibili scivolano lungo i sentieri delle linee nemiche. Non è il freddo a fermarli, non è il buio, non è la stanchezza o la paura… loro procedono imperterriti con l’unico scopo di salvaguardare la sicurezza di chi a loro si affida. Allora presa da uno slancio patriottico li ringrazio e ringrazio gli omologhi americani. Il loro sorriso e il loro grazie a tanta fiducia riposta in quello che sono e fanno, mi fa sentire orgogliosa di tanta eccellenza, rappresentata e sicura.

Un paracadutista americano ed uno italiano

“Come folgore dal cielo, come nembo di tempesta” … FOLGORE!

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