Speciale Libia: Le Tribù si compattano sotto la guida di Haftar. Quanto contano e quali sono

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. L’attenzione dedicata all’attuale situazione libica è sempre più incentrata sulla ricerca delle possibili risoluzioni del conflitto, che impegna e non poco gli attori internazionali.

Ma che voce si dà ai libici?

L’argomento sembra girare intorno a due “figure” chiave, anche se la realtà è molto più articolata e a farla da padrone è il tessuto sociale libico fatto di tribù.

Risalire all’epoca dell’Impero Ottomano, potrebbe essere troppo impegnativo e richiederebbe molti dettagli che un breve approfondimento non può coprire.

Ma per comprendere l’attuale trama del tessuto sociale libico, basta andare indietro di qualche anno e ripercorrere alcune tappe.

Pensando agli anni 2015 e 2016 ricordiamo come il Paese nord africano, prima di oggi, sia stato diviso non in due, ma in quattro parti.

All’epoca le autorità in gioco erano quattro: il governo proveniente dal Parlamento guidato da Abdullah Al-Thani, con sede a Tobruk nell’Est del Paese, il primo governo di “salvataggio” non riconosciuto dall’Onu e guidato da Khalifa Al-Ghweil ex primo ministro ed esponente del Congresso Nazionale Generale, l’attuale governo di accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite, nato dal patto di Skhirat e guidato da Fayez al-Sarraj (GNA) nella Libia occidentale e dall’autorità rappresentata dal Feldmaresciallo Khalifa Haftar nella Libia orientale.

Uno Sheikh durante un intervento

A quanto pare il Presidente dello GNA, Fayez Al Sarraj, firmando il patto illegittimo con il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è riuscito in una missione che sembrava quasi impossibile in Libia.

Mettere d’accordo tutte le Tribù, riunendole sotto un’unica guida che è quella di Haftar.

Si legge, sui numerosi quotidiani libici, sulle pagine ufficiali Facebook dei più alti esponenti delle Tribù e nei video che si trovano anche su YouTube, che i numerosi notabili delle più importanti realtà tribali, stanno manifestando il loro appoggio al Feldmaresciallo.

Il sostegno al Generale, sembra iniziato verso la fine del 2018.

Accresciuto nel mese di agosto 2019 gli è stato completamente accordato dopo la firma del famoso patto ad Ankara.

Quelle che fino a poco tempo prima erano Tribù rivali per ideologia e “bandiera”, ad oggi sono unite in un unico afflato contro quella che definiscono “l’invasione turca”.

Premesso che la società libica è una società tribale per sua natura, è fondamentale sapere che le tribù sono l’elemento di principale cambiamento nel modellare la mappa del Paese nord africano, il tutto attraverso una topografia virtuale fatta di lealtà e di affiliazioni. A parte il periodo iniziato nel 1969 e guidato dall’ex leader Muammar Gheddafi, che riuscì ad avere un certo ascendente sulla società tribale, dal 2011 (anno in cui fu capovolto il regime), il principio di tribalismo si è consolidato e con lui il controllo del tessuto sociale operato dalle varie tribù. Tutti i regimi politici che hanno governato la Libia, si sono sempre affidati al tribalismo e alle sue milizie armate per costruire le loro alleanze.

Dal 2011 al 2017 circa, le tribù hanno sfruttato l’assenza quasi totale dell’Esercito, della Polizia e del Sistema Istituzionale a loro favore, aumentando il proprio potere e la propria influenza oltre ai guadagni.

Un incontro di Ansar al-Sharia nel 2013

Fino al 2011 era palesata, anche se con le eccezioni di un regime, una certa stabilità a livello tribale. Dopo la caduta di Gheddafi, la necessità di sicurezza creò all’interno delle tribù una forma di auto-conservazione e auto-difesa, che hanno portato alla formazione delle cosiddette “milizie tribali”, tra cui numerosi ex militari dell’Esercito. Questa necessità era nata a causa della pressante minaccia dettata dalla presenza di Ansar al-Sharia, dell’ISIS e dei militanti di Al-Qaeda. Ed è proprio in questo periodo, che gli unici a prendere una posizione, furono gli uomini del LNA guidati dal Feldmaresciallo Khalifa Haftar. Il quale, per evitare e limitare il ruolo delle milizie tribali, decise di coinvolgere le forze del proprio esercito nella regione orientale, concordando con le tribù principali protezione e sicurezza. Il tutto in cambio di un’alleanza regionale per affrontare le milizie estremiste arrivate da Iraq e Siria.

Tuttavia, nonostante la disponibilità di Haftar a creare una difesa interna, la situazione differì notevolmente nelle regioni occidentali e meridionali, dove le milizie tribali avevano deciso di controllare autonomamente, politicamente e materialmente quelle aree, accettando qualsiasi tipo di compromesso con Fratellanza, militanti dell’IS, di Al Qaeda e miliziani subsahariani.  La decisione di autogestione politica, in quelle aree, era dettata dal fatto che i guadagni illeciti ed incontrollati, a causa della mancanza della presenza dello Stato, erano più che milionari. Un esempio era dettato dalla tribù Sulaiman Awlad, che nel sud possedeva le più grandi milizie della regione, interferendo notevolmente negli affari politici. Diventando, questa, una delle Tribù di maggiore influenza, con il controllo sulla strada verso Tripoli. Altre Tribù che decisero di non accettare l’aiuto di Haftar, furono le tribù di Misurata e Zintan nella regione occidentale.

Tribù, Warfala e Al-Aqwir rilasciano una dichiarazione congiunta dopo un incontro sociale a casa di Al Qatrani ad Al-Abyar dove dichiarano il loro appoggio ad Haftar

Prima dell’attuale cambiamento geopolitico tribale, dettato dalla firma del patto tra Tripoli ed Ankara, vi era un crescente astio ed una crescente rivalità tra le diverse realtà indigene della Libia. Divise in numerose sotto-tribù vigeva, e vige tutt’ora la legge del più forte. Tutte si legavano e si legano a quelle più rappresentative per il proprio status. Secondo uno studio approfondito, effettuato da Khaled Hanafi, analista esperto in studi dell’Africa e operante presso il Centro di studi politici e strategici di Al-Haram, nel report pubblicato dal centro e dal titolo “Le mappe delle forze tribali, politiche e jihadiste in Libia dopo la rivoluzione” danno un’idea chiara su come, era differente la realtà tribale prima di quest’ultima unione.

Delle 140 tribù esistenti in Libia, solo 30 risultano avere il potere gestionale nei diversi punti cardinali del Paese nord Africano. Queste tribù hanno stretto alleanze familiari, imponendosi attraverso le loro milizie armate e trasformandosi nei giocatori più importanti presenti nella scena libica. Dato, molto spesso, messo da parte.

Nel report c’è una specifica distinzione che raggruppa le diverse tribù all’interno del territorio libico e le divide per tribù della Libia Occidentale, Libia Orientale e Libia Meridionale.

Quando si sente parlare di tribù, c’è ancora quell’errato modo di immaginarle. Non parliamo di piccoli gruppi sparuti, ma di centinaia di migliaia di uomini che si rivedono e si affiliano sotto uno stesso nome come fossero una grande famiglia allargata, in grado di fare la differenza numerica di una regione come la Libia.

Analizzando il primo blocco, tra le tribù che hanno assunto un grande ruolo politico e di sicurezza nella regione occidentale ce ne sono cinque. Quella dei Warfala, che a detta dello studioso, è la più grande e la più numerosa tribù libica, poiché la densità dei propri affiliati supera il milione di persone (quasi un sesto della popolazione della regione). Questa si trova nella zona del Fezzan, a sud e sud-est della Tripolitania. La tribù dei Warfala è definita come uno dei pilastri principali nel confronto tra islamisti e gruppi estremisti. A seguire la tribù anti-jihadista, Wadi Al-Shati, nel centro occidentale libico, poi le tribù di Tarhuna, che consistono in circa 60 sotto-tribù e sono di stanza nel sud-ovest di Tripoli (i loro figli costituiscono un terzo della popolazione della capitale), e per finire le tribù di Misurata. Queste ultime erano le più grandi tribù che si opponevano al regime di Gheddafi e che avevano trovato un grande appiglio nelle città di Derna e Bengasi, mantenendo ottimi rapporti con i jihadisti. Questo legame sarebbe confermato dallo studioso, che inquadrerebbe nella milizia “Libia Shield”, schierata ad ovest e al centro della regione, numerosi componenti appartenenti a queste tribù.

Le Tribù appoggiano Haftar nella lotta al terrorismo

Legenda delle Tribù da destra a sinistra esattamente come da immagine

Nel secondo blocco, abbiamo le tribù della Libia orientale unite attraverso un filo conduttore, che consiste nella stenuante lotta contro i gruppi islamici estremisti. Alcune di queste vivono nelle regioni di Jabal Al-Akhdar e Tobruk fino alla fine di Benin, vicino a Bengasi. La maggior parte di queste, sembra avere estensioni familiari anche all’interno dell’Egitto. Tra quelle più influenti nella regione orientale, c’è la tribù dei Mughrabi (composta maggiormente da marocchini), che è sparpagliata nella regione di Ajdabiya (ricordiamo zona nella quale Ibrahim al-Jadran, il leader della milizia filo-federale Barqa, aveva assediato i porti petroliferi).

Al Mughrabi ebbe un ruolo notevole nel raggiungere un accordo per porre fine a questo assedio tra Jadran e il governo, inoltre questa realtà tribale è tra quelle più ostili ai jihadisti libici, in particolare contro quelli di “Ansar al-Sharia” a Bengasi. Le tribù della regione orientale, si distinguono da quelle delle altre regioni, perché più compatte e allineate. Il perché è presto detto. Tutte hanno aderito alla proposta del “Processo di Dignità” guidato dal maggiore generale Khalifa Haftar contro gli islamisti armati, come su citato. Il Generale, che ad oggi ha quasi la totalità del sostegno tribale, all’epoca ottenne l’appoggio di tutte le tribù della regione orientale. Eccezione fatta da alcune piccole tribù rimaste inalterate, come quella di Qadhafafah nella regione di Sabha, situata nella Libia centrale, rimasta fedele alla figura di Muammar Gheddafi.

Summit della Tribù di Tarhuna: “Prenderemo le armi per affrontare l’invasione turca” 2 gennaio 2020

Sempre secondo l’approfondimento dello studioso, le realtà tribali appartenenti al terzo blocco e distribuite nell’area meridionale della regione, sembra abbiano sempre ignorato i vari regimi al potere nel corso dei secoli. La causa sarebbe da additare all’isolamento regionale poiché nel sud, lontano da qualsiasi tipo di controllo, i conflitti tra tribù sono all’ordine del giorno e vi sono scontri tra realtà che hanno diverse provenienze come quelle africane dei Tabu e tribù arabe come Al-Zawy, che ruotano per lo più intorno al commercio illegale attraverso i confini con il Ciad. Inoltre, c’è la tribù Suleiman Sons, che risulta essere una delle più forti nel sud. A differenza delle altre, la tribù Tuareg di origine berbera, è stata privata dei suoi diritti naturali basilari, come per esempio quella di avere dei passaporti.

Ed è in questo preciso momento storico della Libia, che le tribù stanno assumendo un ruolo fondamentale per la risoluzione “interna” alla regione. Ma quali sono i cambiamenti in atto?

“Demograficamente, sono i clan tribali che controllano la mappa dei conflitti all’interno del territorio libico e alimentano i campi di battaglia tra le milizie rivali a est, a ovest e a sud…”, ha spiegato l’analista politico libico, il dott. Muhammad Abu Ras al- Sharif. L’analista ha anche sottolineato che ci sono sforzi in atto da parte delle realtà indigene per ridurre il conflitto nella regione. Queste si sono incontrate, trovando un accordo durante il Consiglio Supremo delle Tribù libiche. Il compito di questo Consiglio, sarà occuparsi di sviluppare soluzioni e meccanismi per la riunificazione del Paese nord africano, liberandolo dall’invasore turco.

Haftar durante uno dei suoi incontri con alcuni Notabili delle Tribù

Cosa è accaduto dunque?

Il 28 agosto 2019 una delle agenzie di stampa che rappresenta le Tribù, Wadi Al- Didynar scrive: “Tutte le tribù libiche sostengono l’esercito … e la Turchia non sarà in grado di fermare il processo di liberazione di Tripoli”.

Il presidente del Consiglio supremo delle tribù Al-Ashraf, assieme ad al-Murabitun e all’ex ministro degli interni Rajab al-Mesmari, hanno rivelato che tutte le tribù libiche sostengono le forze dell’esercito guidate da Khalifa Haftar nella liberazione della capitale.

Rajab ha accusato la Turchia, il Qatar e altri paesi, di prolungare la crisi sostenendo quelle che ha descritto come milizie che combattono l’Esercito Nazionale Libico.

Ma la cosa che lascia stupiti, sulla base della disamina sulle Tribù libiche, è che ad appoggiare pubblicamente Haftar sono quelle che gli si opponevano con più forza come quelle di Tarhuna e Zintan e Misurata.

Continua Rajab: “Abbiamo seguito le posizioni delle tribù libiche come quelle di Zintan e Tarhuna e le dichiarazioni dei loro leader sul sostegno all’Esercito Libico Nazionale. Tutte le tribù sono con Haftar per la liberazione e la stabilizzazione della Libia, ad eccezione fatta delle tribù di Tripoli e della periferia, che sono sotto il controllo di Abu Ubaida e Abdel Hakim Belhadj (che ricordiamo è stato ministro dello GNA fino al 2018 anno in cui è stato arrestato). Questi hanno incrementato le milizie di Tripoli” – ha continua Rajab – “Tutte le tribù da quelle di Sorman, Zintan, Warsfana, Rafla e tutte le tribù del sud sono con l’esercito e hanno accettato che i loro figli si unissero al LNA contro l’invasore. Tutte lottano giornalmente anche da sole contro i terroristi”.

Brigate delle Tribù unitesi ad Haftar

Tra le parole dell’ex ministro Rajab si sente ancora: “C’è un problema costante nella città meridionale di Murzuq assediata da gruppi ciadiani che non ci rappresentano e non provengono dalle tribù libiche dei Tabu. I Tabu hanno combattuto su una sola linea con le forze dell’Esercito Nazionale Libico a Bengasi contro i terroristi e ora stanno combattendo con LNA a Tripoli assieme ai Tuareg”.

Ad ottobre del 2019 arrivano altre conferme, ma a dare lo schiaffo definitivo a Sarraj la dichiarazione ufficiale della Tribù di Misurata pubblicata il 30 dicembre 2019. La tribù per antonomasia nemica di Haftar, per ben due volte alla fine del discorso (min 6.17 e 6.37) dichiara l’appoggio al Feldmaresciallo.

Summit Tribù Libiche

Ma cosa dice la dichiarazione?

Di seguito una traduzione che servirà per comprendere cosa stia accadendo, riassumendo i tratti più importanti: “…la tribù di Misurata è una delle più antiche tribù di questo paese e ha un’estensione storica e geografica che nessuno può ignorare. Nel corso della storia non abbiamo mai deluso e non deluderemo il paese. Saremo come siamo sempre stati, una diga inespugnabile al fine di preservare e aumentare la dignità della nostra terra. Saremo nei primi ranghi tra i pionieri delle nostre Forze Armate arabe Libiche. Sosteniamo rapidamente il nostro eroico esercito di libici nella sua guerra santa contro il terrorismo e i suoi sostenitori e rifiutiamo tutte le legittime alleanze fatte dal cosiddetto consiglio presidenziale che non è legittimoL’Occidente si schiera dalla parte della patria e beneficia delle nostre forze armate… coloro che sono ingannati a causa del male della fratellanza terroristica e delle bande sono il cosiddetto Islam politico. Sono terroristi, contrabbandieri, signori della guerra che hanno venduto la patria e fatto la fila con gruppi terroristici internazionali. Facilitato e sostenuto dal Consiglio del tradimento e dal governo di tutela guidato dal criminale Fayez Al-Sarraj. Il prezzo per coloro che cercano di attingere al vecchio colonialismo turco … siamo la tribù di Misurata nella regione orientale e scegliamo la posizione storica della nostra assoluta neutralità e speranza nazionale.

Tribù Libiche durante un momento del Consiglio Supremo delle Tribù

 … affermiamo innanzitutto che le nostre Forze Armate, che ora combattono il terrorismo e i suoi sostenitori, non sono forze di una tribù, città o territorio, ma include nei suoi ranghi tutti i componenti e le tribù della Libia. E’ nostro diritto e persino nostro dovere sostenerli, difenderli e motivare tutti i nostri giovani a unirsi a loro. Siamo tutti sotto la copertura della Camera dei rappresentanti democraticamente eletta. L’unica legislatura riconosciuta a essere compromessa… stringere alleanze contro di essa costituirebbe un crimine di alto tradimento contro la patria. La Lega araba, l’Unione africana, la missione delle Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza in Libia devono intraprendere azioni urgenti e rapideper eliminare il terrorismo e l’estremismo, nonché lavorare per adottare le misure necessarie per ritirare il riconoscimento del governo del cosiddetto accordo illegale. L’accordo illegale è stato raggiunto e la Camera dei rappresentanti dovrebbe dare seguito a queste richieste popolari con organismi e istituzioni internazionali competenti. Il Consiglio del potere presidenziale incostituzionale e usurpatore ha posto la sua firma sugli accordi sospetti recentemente conclusi con il regime di Erdogan in Turchia… La magistratura egiziana nella regione orientale richiama al coraggioso atteggiamento storico e il sostegno illimitato della Repubblica araba d’Egitto…

Veicoli corazzati egiziani utilizzati dalla 106a brigata di Haftar

…chiediamo a Tutti i nostri saggi fratelli e sceicchi nel nostro amato paese di stare insieme con le nostre forze armate e confrontarsi contro tutte le cospirazioni volte all’instabilità del nostro paese… Chiamiamo gli sceicchi a rivedere la loro posizione e ad allinearsi e stare con l’esercito del loro paese guidato dal Feldmaresciallo Khalifa Haftar. In conclusione, le tribù di Misurata nella regione orientale apprezzano le posizioni nazionali fedeli al comandante in capo delle forze armate arabe libiche il Feldmaresciallo Belqasim Khalifa Haftar, compresi tutti gli ufficiali, i sottufficiali, i soldati e le forze di supporto che sacrificano le loro vite…”

Il discorso si conclude con un urlo corale e ripetuto: “Noi siamo i veri martiri, Noi siamo i veri martiri…”.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore