Storia della Blue Line

La Blue line non è un confine politico ma una linea di demarcazione che rappresenta il completo ritiro delle Forze Armate israeliane (IDF) dal Libano del Sud il 23 maggio 2000. E’ lunga circa 118 chilometri ed composta di 470 punti di cui 212 nel settore a guida italiana, identificati parzialmente sul terreno da border pillars appunto di colore blù.

Il processo di definizione dei punti della blue line (blue line marking) è il main effort della missione UNIFIL.

Tutto inizia tra il 14 ed il 15 marzo 1978 quando Israele invase per la prima volta il Libano. Nacque così la prima Operazione Leonte (Litani). In sette giorni le Forze Armate dell’Israel Defense Forces (IDF) conosciute anche come Tsahal, con 25 mila soldati occuparono la parte meridionale del Paese dei cedri. Un occupazione che causò 285 mila profughi e 2000 vittime tra i civili.

I motivi di questa invasione hanno una storia antica. Tra il 1977 ed il 1978 infatti con il bombardamento di entrambi i lati della “linea verde” a Beirut. Il 16 marzo 1977 Kamal Jumblatt, di religione drusa, fu assassinato nei pressi di un posto di blocco della FAD (Forza araba di dissuasione) e nello stesso giorno circa 150 cristiani furono uccisi nel distretto di Shuf. Kamal fu sostituito dal figlio Walid che a capo del Movimento nazionale libanese pose fine alle uccisioni.

Il 27 maggio dello stesso anno la coalizione cristiana denominata Fronte libanese, dichiarò decaduto l’accordo del Cairo del 3 novembre 1969 sottoscritto dalle delegazioni libanese e da quella dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) con il quale si tentava di mettere fine alla crisi che opponeva i movimenti palestinesi alle autorità libanesi.

Malgrado l’intervento alla Knesset (il Parlamento israeliano) del 20 novembre 1977 del presidente egiziano Anwar al-Sadat che offrì al Governo Begin la possibilità di una pace in cambio dell’applicazioni di due risoluzioni delle Nazioni Unite, la 242 e la 338.

La prima fu adottata all’unanimità dall’Assemblea generale il 22 novembre 1967, al termine della guerra dei sei giorni con la quale si stabilivano i due principi fondamentali di risoluzione del conflitto israelo-palestinese: terra in cambio di pace con il ritiro di Israele dai territori occupati in cambio del riconoscimento da parte degli Stati arabi e la giusta soluzione del problema dei profughi.

La seconda del 21-22 ottobre 1973 venne approvata per auspicare un cessate il fuoco durante la guerra dello Yom Kippur, a seguito di una proposta congiunta di Stati Uniti d’America e Unione Sovietica. La risoluzione imponeva alle parti in conflitto un cessate il fuoco entro 12 ore dall’approvazione della stessa e di applicare la risoluzione 242.

Ma la presenza dei soldati della FAD continuarono ad aumentare le tensioni. Il 7 febbraio 1978 scoppiò una violenta battaglia nella guarnigione di Fayadieh nel centro di Beirut, tra i soldati libanesi e quelli siriani che facevano parte della FAD. Morirono 30 militari, quasi tutti siriani. Infatti,

Sebbene al comando fosse nominalmente il governo libanese, la FAD fu di fatto posta sotto il diretto controllo della Siria.

Israele non restò a guardare ed il 15 marzo 1978 il Tsahal lanciò appunto l’Operazione Leonte, ufficialmente per mettere in sicurezza una striscia di terra larga appena 10 chilometri in territorio libanese. Di fatto Begin voleva che fosse posto sotto il suo controllo il fiume per ragioni operative e per l’acqua che rivestiva una questione strategica. Come casus belli fu scelto l’omicidio di un turista americano su una spiaggia israeliana (11 marzo 1978) ad opera di 11 membri di Fatah, il gruppo di maggioranza che guidava l’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina, lo stesso di Yasser Arafat). I palestinesi partirono dal Libano ed uccisero un turista americano sulla spiaggia. Dopo dirottarono un bus sulla strada costiera vicino a Haifa e sulla strada per Tel Aviv requisirono un secondo bus. Dopo una lunga caccia ed una sparatoria, 37 israeliani furono uccisi e 76 feriti.

Il 18 marzo dello stesso anno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite emanò altre due risoluzioni (la 425 e la 426) per un’immediata cessazione delle operazioni di Israele in Libano ed il conseguente ritiro delle Forze Armate israeliane.

Ben 3 mila caschi blù furono inviati nel Libano del Sud come forza di interposizione. Nasceva la prima missione UNIFIL (Forza temporanea delle Nazioni Unite in Libano).

Il 12 giugno, a 24 ore dalla che vedeva l’ultimo soldato dell’IDF lasciare il suolo libanese, il Governo Begin dichiarò che non vi erano mai stati combattimenti intorno all’area di confine che non venne sottoposta al controllo dell’Unifil.

Il 3 giugno 1982 un commando palestinese della fazione di Abu Nidal ferì gravemente l’ambasciatore israeliano a Londra, Shlomo Argov. Il 4 giugno Israele bombardò i campi profughi palestinesi in Libano. I servizi segreti del Mossad sapevano che l’Olp non era coinvolta nell’azione nella capitale britannica. Visto che Nidal e Arafat erano in guerra dal 1974.

Il 6 giugno 1982 nuova invasione israeliana. Per tre anni l’UNIFIL rimane dietro la linea di invasione di Israele.

Fu una guerra sanguinosa. Si stima che circa 17.000 arabi siano stati uccisi. Secondo il quotidiano di Beyrut, al-Nahār (Il giorno) furono uccise 5.515 tra militari e civili solo nell’area di Beirut durante il conflitto e che 9.797 soldati (Olp, siriani e altri) e 2.513 civili fossero stati ammazzati fuori dalla capitale libanese.

Il 17 aprile 2000 i soldati israeliani si ritirano. La linea di ritiro dell’IDF diviene la linea blù. Hezbollah fu il maggiore beneficiario della liberazione del Sud del Libano, tanto da divenire tra le più importanti forze politiche mediorientali. Da parte loro la Francia e gli Usa pretesero con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU (la numero 1559) il ritiro dell’Esercito siriano, la cessazione delle attività militari di Hezbollah ed il dispiegamento delle Forze Armate libanesi lungo la frontiera internazionale con Israele.

Ed eccoci a parlare dei fatti dell’11-12 luglio 2006. Hezbollah (Partito di Dio) per aiutare i suoi alleati palestinesi attaccò un’unità israeliana che pattugliava la linea blù fra il Libano ed Israele. Otto soldati furono uccisi. Due furono fatti prigionieri. Scoppiò la guerra dei 33 giorni.

L’11 agosto 2006 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite vara la risoluzione 1701 che stabilisce l’impiego di 15.000 uomini, cessazione delle ostilità, cessate il fuoco permanente, istituzione della blue line, area libera da armi, mappa campi minati, supporto alle Forze Armate libanesi.

Nasce così UNIFIL II. Le prime unità di Italia, Francia e Spagna si schierano a partire dal 15 settembre dello stesso anno Il 26 agosto 2014 un’altra risoluzione (la numero 2172) estese il mandato.

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