Striscia di Gaza, risolta la questione dei Carabinieri rifugiatesi nella sede dell’ONU. Ma sul Web restano le foto dei loro passaporti e messaggi non proprio rassicuranti

Di Giusy Criscuolo

Gaza. Dopo ore di trattative, la notte scorsa le Forze di sicurezza palestinesi e le fazioni della resistenza di Hamas hanno rilasciato gli italiani, che erano stati trattenuti all’interno di una delle palazzine dell’ONU a Gaza. A quanto riportato dai media locali, gli uomini, tre Carabinieri, appartenenti al Nucleo Scorte del nostro Consolato a Gerusalemme, si sono rifugiati all’interno dell’edificio, dopo non essersi fermati ad uno stop, intimato dalla sicurezza palestinese.

La sede ll’ONU a Gaza, con i palestinesi che manifestano

Subito dopo la fine della vicenda, però, i palestinesi hanno pubblicato sui social le foto con i passaporti dei militari, così come Report Difesa ha avuto modo di scoprire. Per quale motivo è stato fatto? Perché si voleva dare in pasto all’opinione pubblica palestinese i nomi dei nostri tre Carabinieri? Qualcuno ha ideato e messo in scena tutto il “film”?

Fonti della sicurezza, hanno detto che i nostri militari sono stati rilasciati, solo dopo che i capi di Hamas hanno appurato l’identità degli uomini e dopo essersi accertati che lavorano realmente presso il Consolato italiano.

I funzionari italiani intervenuti, per liberarli hanno dovuto lavorare intensamente prima di vedere i propri uomini rilasciati. Pur avendo confermato, con la sottoscrizione dei funzionari dell’ONU, che “si trovavano a Gaza per una missione ufficiale”, i leader di Hamas hanno richiesto che gli stessi venissero portati fuori dall’edificio, per accertamenti più approfonditi. Fortunatamente, non c’è stato bisogno di ricorrere ad ulteriori rinforzi, perché è stato spiegato lo spiacevole malinteso.

Il checkpoint

Secondo quanto riportato dai media locali l’atmosfera, nella serata di ieri nella striscia di Gaza, era particolarmente tesa intorno al perimetro del quartier generale delle Nazioni Unite, A seguito all’assedio da parte delle Forze di sicurezza palestinesi, sostenute dagli uomini armati di Hamas. La zona è stata chiusa ed intorno al perimetro è stato creato un cordone armato che impediva qualsiasi movimento.

Secondo quanto riferito dalle fonti locali, i Carabinieri a bordo di un Suv civile, non si sono fermati davanti ad un checkpoint della sicurezza. I palestinesi, secondo quanto riferito, hanno cercato di fermarli per controllarne l’identità. Secondo gli stessi uomini del checkpoint, i militari si sono rifiutati di fermarsi e sono fuggiti.

Questo ha scatenato le Forze di sicurezza che li hanno inseguiti sparando, prima che i nostri Carabinieri riuscissero ad entrare nell’edificio internazionale di Gaza.

A causa dei precedenti con le Forze armate israeliane, i militanti palestinesi hanno sospettato che fossero agenti sotto copertura o stranieri che collaborassero con loro. La tensione è stata talmente alta che neppure la rassicurazione di un funzionario delle Nazioni Unite è bastata. Il rappresentante dell’ONU ha confermato che si trattava di cittadini italiani, impegnati in una missione ufficiale.

Ma anche questo non ha distolto i leader di Hamas ed i Servizi di sicurezza palestinesi dal loro primo pensiero: “cospirazione sionista”. La resistenza palestinese, che negli ultimi periodi, starebbe intensificando i controlli sulla Striscia, temeva che questi uomini, appartenessero alle Forze speciali israeliane e che fossero muniti di passaporto diplomatico.

Di fronte a questi sviluppi, le Nazioni Unite hanno consentito l’ingresso di una delegazione di investigatori palestinesi nel loro Quartier generale, i quali hanno condotto un’indagine sui nostri connazionali, esaminando le armi in loro possesso.

Da Israele, già mentre avvenivano questi fatti che stiamo raccontando, hanno reso noto che si trattava di cittadini italiani, inviati dal Consolato di Gerusalemme per assicurare la zona e preparare la visita del console in un monastero di epoca bizantina a Gaza. Il problema? Il sito cristiano è troppo vicino ad una struttura sensibile appartenente alle Brigate di Hamas.

In concomitanza con gli avvenimenti, i cieli di Gaza, si sono riempiti di droni israeliani che volavano a bassa quota. L’insolita “visita” di velivoli senza pilota nei cieli della Striscia ha aumentato i dubbi dei leader di Hamas e della resistenza palestinese.

Nello stesso momento in cui i droni sorvolavano l’area, testimoni oculari hanno confermato che il console italiano era già arrivato a Gaza e che era stato subito ricevuto dal leader dell’ufficio politico, Ismail Haniyeh, per cercare di raggiungere un accordo.

Fortunatamente, dopo un primo rifiuto, e dopo la preoccupazione espressa dai circoli israeliani sugli sviluppi della questione, gli uomini sono stati rilasciati.

All’alba di oggi, alla fine della detenzione degli italiani presso la sede delle Nazioni Unite, Iyad al-Bazm, portavoce del Ministero degli Interni a Gaza, gestito da Hamas, ha dichiarato: “Nelle ultime ore, le indagini sono state condotte dai Servizi di sicurezza. Sotto accusa un’auto con alla guida tre italiani che si trovavano in una zona sensibile. Il tutto è iniziato nella Striscia centrale di Gaza lunedì 14 gennaio, subito dopo il follow-up con le Forze palestinesi, l’auto si è diretta al quartier generale delle Nazioni Unite a Gaza City”.

Iyad al-Bazm, portavoce del Ministero degli Interni a Gaza

Ha poi aggiunto: “Attraverso le indagini, è stata confermata l’identità dei tre italiani ed è stata assicurata la buona fede del loro ingresso nella Striscia di Gaza. Si è constatato che la macchina non aveva nulla a che fare con le Forze israeliane”.

Al-Bazm ha continuato provando a smentire il tam tam che si è creato sui mezzi di informazione: “Ciò di cui i media hanno parlato nelle ultime ore ha causato molta paura e contiene informazioni infondate.”.

Il portavoce del ministero dell’Interno ha ringraziato coloro che hanno collaborato al completamento dell’indagine, tra cui Nikolai Miladnov, coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, il consolato italiano a Gerusalemme e l’ambasciatore Mohamed Al Emadi, presidente del Comitato nazionale per la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Ma ciò che colpisce sono i messaggi, lasciati sulle bacheche di Facebook, subito dopo il rilascio dei nostri Carabinieri: “Istruzioni di uso comune: Ai leader di Hamas, jihad e altre forze, non mostratevi ai media fino a nuovo avviso e rimanere in luoghi sicuri. L’occupazione sta facendo un lavoro molto pericoloso”.

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