Sud Africa, cittadini neri contro migranti dello stesso colore di pelle

Di Francesca Saveria Cimmino

PretoriaSiamo in Sudafrica, l’unica nazione al mondo con tre capitali. Di Pretoria, la sede del Governo, ha parlato tutta la stampa internazionale negli ultimi giorni a causa degli scontri razziali. Stavolta non si parla del Kommandokorps, ovvero del gruppo guidato dal colonnello Franz Jooste su come ci si difende dal nemico nero. Non si tratta neanche di una guerra civile come quelle del Ruanda o del Congo. Stavolta si tratta del nero contro il migrante nero.

Una manifestazione contro i migranti in Sud Africa.

Era già successo nel 2008 e nel 2015 ma adesso nel Paese con l’incrementarsi della voglia di nazionalismo aumenta l’intransigenza. Un circolo vizioso tra la necessità di stabilità economica e la paura che l’altro ti rubi il lavoro. Lo hanno sempre sostenuto i politici italiani: il nero accetta lavori più umili, più faticosi a prezzi inferiori; questo porta i datori di lavoro ad assumerli. In realtà tale sistema prende il nome di sfruttamento ed esiste sia in Europa sia negli altri continenti.

Nonostante si stia parlando dello Stato con il maggior numero di multinazionali e di università, sono stesso gli abitanti del Sudafrica a sentirsi emarginati e a sentire la minaccia del migrante.

In poche parole, una guerra tra poveri. Una guerra tra il richiedente asilo per ragioni economiche e il cittadino sudafricano che deve combattere la propria miseria.

Da un lato nasce il partito South Africa First e dall’altro le manifestazioni e i movimenti per difendere le persone provenienti dalla Nigeria, dallo Zimbabwe, dal Mozambico, dal Congo. Per entrambi si tratta di diritti. Il diritto di restare e il diritto di sperare in un futuro migliore.

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