Terrorismo Islamico, una taglia di 25 milioni di dollari sul Califfo Abu Bakr Al-Baghdadi

Di Giusy Criscuolo

Baghdad: Una fonte di intelligence irachena ha rivelato che il leader del gruppo terroristico Abu Bakr al-Baghdadi avrebbe programmato di entrare in Iraq.

Abu Bakr al-Baghdadi nel nuovo video

La fonte, che ha preferito rimanere anonima, ha riferito ad “RT Arabic”, che Baghdadi ha cercato di entrare in Iraq per settimane, ma si è scontrato con le misure di sicurezza severe poste sul confine iracheno-siriano. L’ultimo posto dove è stato avvistato sarebbe Jabal Abu Rajmeen nel Mar Rosso “siriano”.

Ha aggiunto: “Al-Baghdadi ha tenuto con sé solo pochi individui. Persone da lui ritenute fidate e di nazionalità saudita, tunisina e irachena”.

Ha inoltre sottolineato che il motivo per cui Al-Baghdadi ha deciso di riavvicinarsi all’Iraq è causato dalla perdita di sostenitori siriani, i quali gli avevano precedentemente garantito “la vittoria”. Questo sta spingendo il “leone” fuori dalla tana e dai confini a lui meglio conosciuti.

Il leader di Daesh, che è apparso in nuove vesti, in un video recentemente pubblicato su Telegram, pare stia attuando una nuova pianificazione, nella quale sarebbe previsto anche il rientro in Iraq, dove ha ancora molti uomini su cui fare affidamento.

Le informazioni rilasciate dalla fonte ad “RT Arabic”, pare siano state estorte ad uomini del Califfato e vicini ad Al- Baghdadi, che di recente sono stati arrestati e interrogati. L’anonimo ha anche citato alcuni rapporti di intelligence, dai quali si evince che al-Baghdadi possa trovarsi nelle aree del deserto che si estendono dal centro della Siria all’Iraq, ed è probabile che si trovi nel deserto occidentale della provincia di Anbar.

Queste rivelazioni, pare trovino riscontro in una dichiarazione rilasciata dalla polizia irachena ad alcuni giornali locali. Gli uomini hanno dichiarato che aerei americani hanno lanciato volantini sulle città delle regioni sopra l’Eufrate, sulle città che si affacciano sul deserto e confinano con la Siria, la Giordania e l’Arabia Saudita. I volantini riportano le immagini del leader di Daesh, il terrorista Ibrahim Awad al – Badri, noto come Abu Bakr al – Baghdadi.

Un colonnello della polizia irachena della provincia di Anbar, che ha preferito l’anonimato, ha dichiarato al “Nuovo Arabo”: “Sono stati lanciati decine di migliaia di volantini con l’immagine di Baghdadi e con numeri di telefono non iracheni legati alla Camera della coalizione internazionale guidata da Washington…”.

Le aree ricoperte dai volantini hanno toccato le zone di Rawah e Alos, Qaim, Husaybah e Akashat Nukhayb e Arar adiacente al territorio del confine saudita iracheno. Bhtrha con l’Iraq, e altre città e villaggi, oltre a Wadi Horan e Wadi girarsi e Wadi Halios e la Valle dei jinn e di altre aree all’interno del deserto di Anbar.

“Degli aerei hanno distribuito volantini in tutta la provincia di Anbar, in particolare Ramadi. All’interno dei volantini si parla di una ricompensa di 25 milioni di dollari a chiunque dia informazioni per l’arresto del leader dell’organizzazione estremista Abu Bakr al-Baghdadi”, si legge sul sito dell’agenzia Ibrahim al-Awsaj.

Volantini lanciati dall’Air Force irachena con una taglia su al Baghdadi

Il volantino, come si può vedere dalle foto che seguiranno, porta il ritratto di al-Baghdadi e sopra nel trafiletto in giallo c’è scritto: “Comandante in Iraq e Shamm Abu Bakr al-Baghdadi”. Sotto l’immagine sempre in un trafiletto similare: “25 milioni di dollari di ricompensa per le informazioni che ci guidano ad arrestarlo”.

Nel retro: “Il comandante e i suoi combattenti hanno rubato la tua terra e ucciso la tua famiglia, ora si nasconde al sicuro lontano dalla morte e dalla distruzione che ha piantato. Con le tue informazioni puoi vendicarti di lui e della distruzione che ha portato, contattaci o inviaci un messaggio…”.

25 milioni di $ per la cattura di al -Baghdadi

Dallo scorso lunedì, numerosi analisti medio-orientali, stanno infiammando i media, i blog e i social con teorie e approfondimenti che riguardano il nuovo cambiamento del “Califfo”. La summa dei diversi interventi porta ad un vedere comune, che proietta il leader dell’organizzazione terrorista, su una nuova onda da cavalcare e che conferma le teorie avanzate anche durante la presentazione del neonato Osservatorio ReaCT, secondo il quale, questa resilienza era prodromica ad una rinascita.

Non tarda ad arrivare la risposta tempestiva del ricercato leader, che ha deciso di mostrare il suo volto subito dopo la caduta dell’ultima tasca di Daesh in Siria, a Baghuz.

Al Baghdadi nel suo ultimo video con i fedelissimi

Dopo la prima apparizione, a distanza di 5 anni dalla sua ultima sui media mondiali, il leader dell’organizzazione ha rilanciato un video, che gli analisti hanno ritenuto un video di propaganda. Quest’ultimo è stato subito seguito da un nuovo video di 22 minuti e 44 secondi, dove si lancia una nuova propaganda jihadista e dove gli uomini dell’IS si fanno riprendere in battaglia nell’atto di uccidere i nemici, trascinandone i corpi e ponendosi in preghiera subito dopo le vittorie.

Sembra che tutto si stia concentrando in modo rapido e serrato nello stesso periodo, ma Abu Bakr è ancora vivo? Il video è reale o un fake?

Dai numerosi riscontri su Abu Bakr al- Baghdadi, l’impressione è quella di avere davanti un avvocato in difesa dell’assistito, “Daesh”. Ripreso mentre spiega ai fedelissimi come uscire dalla sconfitta, ridisegna una nuova immagine e un nuovo volto dell’organizzazione.

Gli analisti lo avvicinano verosimilmente, in questo nuovo video, alla figura di Bin Laden prima della sua morte.

Al-Baghdadi è apparso nel video con una barba bianca e un fazzoletto nero in testa. Accanto a lui c’era un fucile leggero simile a quello che apparve accanto al defunto leader di al-Qaeda, Bin Laden, ove in un video omologo sedeva a terra con altri uomini che nascondevano i loro volti.

Un frame estrapolato dall’ultimo video del leader di Daesh

Baghdadi ha incitato i militanti dell’organizzazione estremista alla vendetta, ricordando le sconfitte militari che si sono perpetuate negli ultimi due anni e che hanno portato ad una “momentanea” perdita di potere.

Secondo l’analista politico Abdulwahab Badr Khan, al-Baghdadi, ha deciso di apparire per smentire qualsiasi notizia sulla sua salute o sulla sua presunta morte, evitando volutamente messaggi scritti o fonetici, i quali avrebbero potuto creare un dubbio sulla sua esistenza. Vedasi l’ultimo audio lanciato poco prima della fine del 2018, che ha lasciato molti dubbi sulla veridicità della fonte.

Secondo gli analisti, questa sarà una nuova e lunga fase, in cui al-Baghdadi, si impegnerà a guidare l’organizzazione, come ha fatto Bin Laden con Al-Qaeda, dopo aver perso tutte le terre e i siti che controllava in passato.

La ciclicità della storia, anche in questo caso, viene palesata dal modus operandi del “Califfo”, che sembrerebbe non discostarsi molto da quello del defunto leader  Osama bin Laden.

Gli analisti ricordano che era solito nascondersi in diversi luoghi tra l’Afghanistan e il Pakistan prima della sua morte, avvenuta nel maggio 2011, per mano delle forze statunitensi.

In questa sorta di “emulazione”, casuale o voluta, si intravede la volontà di Abu Bakr di far rinascere quell’IS perduto. Una rinascita organizzata sulle orme del suo ex omologo, che prediligeva nascondigli ben occultati, fughe repentine legate ad una mobilità permanente e che adottava una comunicazione occasionale con i suoi seguaci e con i media. Comunicazione che incitava i militanti a commettere atti terroristici.

Molto di ciò che il leader di Daesh ha detto nel suo recente video, sta tracciando le linee per comprendere meglio i nuovi piani del “Califfo”.

I fedelissimi al Califfo

Nella registrazione lunga 18 minuti e 22 secondi, probabilmente arrivata anche tagliata di un pezzo centrale dove si evidenza un “nero” tra un immagine e l’altra, Al Baghdadi si rivolge ai suoi fedelissimi. Il tono è pacato, al limite del confortante e gli uomini ascoltano in “religioso” silenzio. Inizia ringraziando Allah e lo benedice. Parla dell’Islam e giura battaglia ai nemici con la croce, definendoli crociati spine nel fianco. Parla delle ferite del loro Islam e delle sconfitte ricevute. Pronuncia i nomi di fratelli che devono essere ricordati come martiri, facendo accenno alla provenienza di ognuno di loro: Iraq, Cecenia, Belgio ecc. Parla dei Mujahideen che avranno sempre il sopravvento su tutti, dei membri del consiglio della Sharia e dice che non si arrenderanno mai agli infedeli (Kafir).

Ricorda come in due anni abbiano effettuato 90 operazioni in 8 Stati: “…Questa è una cosa grande, l’unità dei Mujahideen, la stabilità, la coscienza, l’abilità, i requisiti per la battaglia. Bisogna comprendere che è un dato di fatto…”.

Continua rivolgendosi ai suoi sostenitori nell’Africa occidentale, per dare loro forza e continuare nella lotta. Fa accenno ad una coalizione a guida francese che sta conducendo una guerra contro i gruppi estremisti in Libia (Haftar ha iniziato e sta conducendo la stessa lotta da quando è iniziata l’Operazione Karama e che dovrebbe far riflettere ulteriormente sui recenti scontri nel Paese Nord Africano. Obiettivo ultimo dell’Operazione Karama la liberazione della capitale dai terroristi affiliati ad Al- Baghdadi e ai miliziani) – “Ci congratuliamo con i nostri fratelli in Libia, per la loro costanza e le loro benedette conquiste… Allah li ricompensa con il bene. Hanno sparato ai loro nemici e sono in grado di farlo allo stato attuale… La loro battaglia è oggi, con i loro nemici. È una battaglia di logoramento… devono sapere che il Jihad è passato al giorno della resurrezione. Chiediamo ad Allah. (Questa è la frase finale con cui conclude ogni dichiarazione)”.

Un piccolo Report dove c’è scritto Wilayat Turkya.

Si è poi rivolto ai diversi gruppi che sono attivi nel Sahara e che seguono Daesh e al-Qaeda, facendo particolare riferimento ai seguaci di Abu al-Walid al-Sahrawi.

Ricordiamo che nella tormentata regione del Sahel, nell’Africa occidentale, gli estremisti hanno sfruttato e stanno sfruttando i conflitti locali per espandere le loro attività. Il tutto grazie alle armi che hanno ricevuto dalle loro controparti libiche dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi e grazie all’acquisizione di “potere” da parte delle milizie armate nel Paese.

Si è poi rivolto ai fratelli di Burkina Faso e Mali, luoghi in cui l’organizzazione estremista annuncia attacchi suicidi contro le forze internazionali nel deserto, o contro obiettivi nelle capitali delle regioni, in particolare contro elementi cristiani: “Per quanto riguarda i nostri fratelli in Burkina Faso e Mali, lasciate che ci congratuliamo con loro…”.

Per gli osservatori, i militanti che operano in questi territori, sembrano essere identificabili come cellule dormienti e appartenenti a Daesh.

Poi fa riferimento alla Nigeria, dove una falange scissionista si è distaccata dal gruppo radicale Boko Haram, annunciando la loro subordinazione a Daesh per unirsi alla lotta contro quelle forze africane incaricate di combattere gli estremisti nel Sahel e nel Sahara.

Ma Al-Baghdadi, non si ferma ai soliti noti,  pronuncia alcune parole e fa appello agli affiliati del Khorasan (una regione storica che si trova per la maggior parte nell’Afghanistan nord-occidentale, nell’Iran nord-orientale, nel Turkmenistan meridionale e nell’Uzbekistan. Il nome significa Oriente).

La zona in rosa comprende la Regione Storica del Khorasan

“I musulmani sono un unico corpo, uguali nel sangue e cercano il loro “edema” … lo trovano sotto di loro e sono i non musulmani. Io sono il musulmano, in un solo corpo. Se un membro del corpo si lamenta, il resto del corpo si sgretola per la febbre e sta sveglio… Dio è l’Onnipotente… siamo vicini a chi appartiene ad alcune delle parti dell’organizzazione nel Khorasan. Jihadisti in ginocchio…”.

Il suo ultimo pensiero è infine rivolto ai militanti dello Sri Lanka, ai quali non solo dedica parole di encomio, ma permette ai suoi operatori di inserire nel suo primo video di apparizione, un suo audio con sotto la ripresa dei terroristi singalesi: “Ci congratuliamo anche con i nostri fratelli in Sri Lanka, per la loro fedeltà e l’entrata nel califfato. Li aiuterò nel progetto con la forte corda di Dio, rimanendo uniti nelle fila e nella parola e soprattutto incitandoli ad essere una spina nel petto dei crociati. Chiediamo ad Allah di accettare con indulgenza la Fratellanza dei martiri e di riconciliare i loro fratelli…”.

Il ringraziamento di Al- Baghdadi ai nuovi fratelli dello Sri Lanka

Gli osservatori temono, che al-Baghdadi, trasformando la sua sconfitta in Siria e in Iraq, tenterà di compensare tali perdite con nuove chiamate, che potrebbero portare i seguaci a rinfoltire le frange nel deserto.

Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi ha detto martedì che il video è apparso in una “zona remota” e che l’intelligence sta intercettando la provenienza. A darne conferma il consigliere per la sicurezza iracheno Hisham al-Hashimi, che ha dichiarato  che : “I funzionari sono stati in grado di ridurre il numero di posti potenziali per la cattura di al-Baghdadi da 17 a soli 4 siti. Rimane una potenziale minaccia in tutto il mondo, nonostante le sue diminuite capacità”, ha detto Abdul Mahdi.

Il dirigente di una società esperta in tecnologia internet e sicurezza, Griguard Poget, ha dichiarato ai media iracheni che al-Baghdadi ha rischiato nel trasmettere il video, aggiungendo che l’organizzazione ha a sua disposizione specialisti in grado di coprire qualsiasi traccia.

“Ha un battaglione specializzato che è stato tenuto sotto controllo dai servizi, ma sanno come utilizzare i filtri per nascondere le tracce e lo fanno prima di pubblicare e distribuire qualsiasi cosa.”

L’esperto, che lavora per il gruppo non governativo di sicurezza di Internet, ha affermato che gli elementi del battaglione elettronico “non sono stupidi e hanno strumenti per nascondere e impedire qualsiasi tracciamento”.

Tra i diversi interventi sulle TV Arabe, quello fatto da Al-Arab Al-Yawm, all’analista Ismail Khalafa Allah, professore a Parigi e tra i più grandi esperti di gruppi estremisti mi è sembrato particolarmente interessante.  Questo intervento ci offre una panoramica, su come questo video sia stato percepito.

Alla domanda del conduttore: “Quale è l’importanza di questo video in questo particolare momento e quale è il messaggio che l’organizzazione vuole consegnare attraverso l’annuncio di Baghdadi? E ‘ancora vivo?”

TV Al-Arab Al-Yawm

La risposta dell’analista Ismail Khalafa Allah: “Sappiamo tutti cosa è successo in Iraq e Siria, a Mosul e Baghuz… il regime siriano di questa organizzazione sta morendo. Si tratta di una battaglia di sopravvivenza. Il video sembra essere stato registrato negli ultimi periodi. Ma al-Baghdadi, secondo quanto detto nel recente passato è stato ucciso o ferito più di una volta. Invece lunedì è apparso per la prima volta dopo 5 anni. Probabilmente la registrazione è  recente… il dubbio esiste”.

Continua Khalafa: “…l’organizzazione è ancora in grado di effettuare operazioni non solo in Siria, ma anche in molti altri stati. Questa organizzazione è composta da “elementi mobili”.  E’ un’organizzazione di “intelligence” che ha saputo utilizzare uno strumento – come quello dei video o di sicurezza informatica  –  per implementare le agende operative… Ad oggi l’organizzazione si è sempre affrettata ad adottare qualsiasi atto terroristico particolare, come quelli accaduti in Europa negli ultimi anni… Si!  Questo video ha la capacità di influenzare ancora molte menti…”.

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