Terrorismo, operazione del GICO della Guardia di Finanza a Foggia. Arrestato un egiziano

Foggia. Operazione, oggi, della Guardia di Finanza a Foggia. I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria (GICO) di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari nei confronti del cittadino egiziano Abdel Rahman Mohy Eldin Mostafa Omer, residente a Foggia.

Operazione antiterrorismo oggi a Foggia dei GICO di Bari

L’uomo è il responsabile dell’associazione culturale “Al Dawa”, considerato un vero e proprio centro di culto islamico nel capoluogo dauno. Inoltre, era già stato indagato per i reati di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e istigazione a delinquere.

Le indagini si inseriscono in  un più ampio contesto operativo che, nel luglio 2017, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Bombataliev Eli, militante ceceno dell’ISIS, anch’esso indagato per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale.

Le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca l’intero immobile, sede dell’associazione culturale e tre rapporti finanziari, il tutto per un controvalore complessivo stimato in circa 370 mila euro.

Il risultato di oggi è frutto del recente protocollo d’intesa, stipulato nell’ottobre 2017 tra la Guardia di Finanza e la  Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA) che ha innovato il sistema di prevenzione antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo, attraverso un nuovo flusso di comunicazioni per far convergere nei procedimenti penali, le operazioni finanziarie collegate a soggetti sospettati di legami con il terrorismo internazionale.

Questi importanti accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle baresi, sono scaturiti da una segnalazione di operazioni sospette a carico del cittadino egiziano e della moglie Vincenza Barbarossa che hanno consentito di rilevare su Abdel Rahman  una disponibilità economica sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati, nel periodo dal 2011 al 2017.

L’ipotesi degli investigatori è che l’Imam possa essersi procurato le disponibilità attraverso la “zakat” (una sorta di raccolta fondi, prevista dal Corano) e personalmente operata tra i frequentatori della moschea “Al Dawa”, gestendo il denaro accumulato in maniera poco trasparente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore