Terrorismo, Parigi ricorda le vittime del 13 novembre 2015. ma ancora c’è molto da fare nel contrasto alla violenza jihadista

Di Valeria Fraquelli

Parigi. Sono passati esattamente due anni da quel 13 novembre 2015, quando Parigi e tutto il mondo occidentale vennero scossi al cuore da una serie di attentati che fecero strage di innocenti al teatro Bataclan e nei bistrot più affollati. Al Bataclan si teneva il concerto del gruppo rock “Eagles of death metal” e all’improvviso quella che doveva essere una serata allegra e divertente all’insegna della musica si trasformò in una tragedia.

Il Batalaclan dopo l’attentato

Oggi, la Francia si è fermata per ricordare le tante vittime di quegli atti di follia. Innocenti che volevano solamente trascorrere una serata diversa in compagnia degli amici e degli affetti più cari. Quella notte la Francia e tutto il mondo occidentale si sono scoperti vulnerabili, incapaci di rispondere ad un nemico subdolo come il terrorismo che attacca dove e quando meno ce lo aspettiamo.

I Governi europei e non solo hanno cominciato a pensare che era giunto il momento di mettere in atto misure di lotta al terrorismo più severe ed i popoli hanno scoperto che la guerra e gli attentati non sono confinati solo nelle zone calde del globo ma possono arrivare anche a pochi passi da casa, nei quartieri delle nostre città.

In Francia quasi subito venne istituito lo stato di emergenza che comprendeva controlli più severi, limitazione temporanea delle libertà concesse dal Trattato di Schengen sulla libera circolazione, più militari in giro per le città a presidiare i luoghi sensibili ed in generale limitazioni alla privacy per consentire controlli a più ampio raggio.

Lo stato di emergenza se da un lato ha permesso di evitare alcuni grossi attentati e di catturare alcuni soggetti radicalizzati, dall’altro ha lasciato aperte alcune maglie nella rete della sicurezza che hanno permesso il 14 luglio 2016 ad un attentatore di falciare con un mezzo pesante la folla che assisteva allo spettacolo pirotecnico per la festa nazionale francese sulla celebre Promenade des Anglais di Nizza. In qualche modo l’attentatore è riuscito ad evitare i controlli e percorrere a velocità folle il lungomare investendo il pubblico dei fuochi d’artificio a causando più di 80 vittime innocenti.

Il 1° novembre scorso, lo stato d’emergenza è stato dichiarato cessato ed è stata votata dal Governo una nuova legge antiterrorismo che promette di essere efficace e in grado di bloccare sul nascere ogni tentativo di organizzare altri attacchi sul suolo francese.

Il Presidente francese Macron

A prima vista le nuove norme sembrano ben strutturate,. Ma la sola legge non basterà a garantire la sicurezza se prima le autorità d’Oltralpe non colmeranno le lacune che ancora ci sono e hanno permesso solo poco tempo fa ad un uomo di accoltellare due giovani ragazze vicino alla stazione di Marsiglia.

Resta ancora aperta la spinosa questione delle banlieu, quartieri ghetto in cui regna l’illegalità e in cui è facile aprire una moschea illegale in cui incitare all’odio e preparare attentati. In queste banlieu si concentra la maggioranza degli immigrati che arrivano da quei territori che una volta erano colonie francesi. Fra tanti che cercano in tutti i modi di costruirsi una vita migliore legalmente ci sono anche predicatori e seguaci di organizzazioni terroristiche che spingono molti giovani di famiglie problematiche all’odio contro la società che li ospita, fino a renderli complici di atti atroci contro altri giovani come loro.

Ancora oggi le banlieu sono territori a rischio, in cui illegalità e cattivi maestri prosperano e la soluzione per porre fine a questa situazione è ancora lontana.

Le stesse indagini che dovrebbero fare chiarezza sulle dinamiche degli attentati di Parigi sono ancora in alto mare e molto probabilmente non si concluderanno prima del 2019, mentre il processo vero e proprio si aprirà solo nel 2020. Le associazioni dei familiari delle vittime hanno fatto sapere che ad oggi non tutte le vittime di quell’attentato sono state risarcite pienamente e che il faldone pieno di ben 28 mila testimonianze sta allungando a dismisura i tempi della giustizia.

Ciò che risulta evidente è che stiamo parlando di un’operazione pianificata molto bene, con diversi mesi di anticipo, e con ramificazioni multiple “, ha confermato Philippe Duperron, presidente dell’associazione “Life for Paris”, all’emittente Euronews dopo avere incontrato gli inquirenti il 9 ottobre scorso.

“Se le autorità francesi avessero fatto il loro lavoro, questo non sarebbe successo”, dichiara convinta Patricia Correia, vicepresidente dell’associazione “Life For Paris”. Correia trae questa conclusione dopo avere letto il famoso libro del giornalista investigativo Philippe Cohen-Grillet, “Nos années de plomb: du Caire au Bataclan, autopsie d’ un désastre”, pubblicato da Plein Jour. Per Cohen- Grillet, specializzato in indagini su casi di terrorismo, l’attacco del Bataclan trae le sue origini in un altro attentato avvenuto nel febbraio 2009, in Egitto. Uno degli indagati arrestati all’epoca dichiarò apertamente che c’era allo studio un attentato in Francia, proprio contro il Bataclan; il caso venne gestito molto male dalle autorità francesi, che archiviarono troppo frettolosamente il dossier.

Tra commemorazione e dolore per coloro che non ci sono più, l’unica cosa certa è che quel tragico 13 novembre di due anni fa ha segnato un confine tra la vita di prima e la vita sotto la minaccia costante del terrorismo.

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