Libia, nel conflitto civile avanza una diplomazia a doppia velocità. Tra pro e contro Haftar

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Dall’inizio dell’operazione lanciata dal Generale Khalifa Haftar, che tiene in sospeso il fiato dei media mondiali e delle grandi potenze, non tardano a farsi concreti i timori per la trasformazione di un operazione militare in un conflitto civile.

Mezzi militari dell’Esercito di Haftar

Nel Sud della Libia infuriano gli scontri tra la Protection Force della riconciliazione in appoggio al Governo di Al Sarraj e le forze del LNA guidate dal Feldmaresciallo Khalifa Haftar, nel mentre la Russia, l’Egitto, l’America, attraverso AFRICOM, e gli Emirati dicono la loro sugli ultimi incontrollati accadimenti.

Quasi nessuno supera quella sottile linea di confine che si chiama “buon senso”. Le posizioni diplomatiche sembrano essere quelle predilette al momento, anche se tra le righe, “qualcuno” lancia un messaggio ben preciso.

Il ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov

La Russia dall’inizio dell’operazione esprime per la pima volta il suo punto di vista ad Al Ahrar sostenendo: “Ci rifiutiamo di dare la colpa della crisi libica ad uno solo dei due attori in ballo”. Il ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov, facendosi portavoce del suo Paese ha espresso una ferma posizione sulla questione libica, ponendo la Russia su un piano neutrale.

L’annuncio è stato dato in seguito a delle precedenti consultazioni tra Lavrov e il suo omologo egiziano Sameh Shukry. Lavrov ha affermato: “Il mio Paese sta monitorando da vicino la situazione in Libia. Ci stiamo confrontando sulle informazioni e su come discutere la situazione con il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ci auguriamo che i libici decidano del loro destino attraverso un dialogo globale senza congiunture esterne”.

Ha inoltre aggiunto che la Russia continua a mantenere i contatti con entrambe le parti coinvolte, con esplicito riferimento a Khalifa Haftar e a Fayez Al-Sarraj, senza però fare affidamento su nessuno.

Dal canto suo, quasi in una dichiarazione congiunta, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukry, che sempre ad Al Ahrar, ha dichiarato che gli ultimi sviluppi in Libia richiedono moderazione e non un ricorso ad azioni militari. “C’è la necessità di interagire positivamente con gli sforzi operati dell’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salameh” ha dichiarato.

Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukry

Shukry ha sottolineato: “La soluzione politica è l’unica soluzione per uscire dalla crisi libica. E’ necessario abbandonare qualsiasi soluzione militare e raggiungere un accordo tra i libici stessi”.

A completare il quadro “diplomatico” degli interventi, la prima uscita ufficiale di AFRICOM (Comando Africa degli Stati Uniti), che attraverso il comandante della forza Thomas Waldhauser, ha espresso il punto di vista degli Stati Uniti: “Ritiriamo temporaneamente alcune delle nostre forze dalla Libia a causa delle condizioni di sicurezza sul terreno… Continueremo a monitorare le condizioni e a valutare la possibilità di rinnovare la presenza militare degli Stati Uniti, a seconda dei casi”, ha detto in un tweet tramite il suo account ufficiale.

Thomas Waldahuser Comandante AFRICOM

AFRICOM non ha specificato le operazioni del trasferimento o la destinazione delle unità e non ha definito il numero di truppe trasferite. La leadership militare americana in Africa ha confermato che un gruppo di forze americane risponderà alle condizioni di sicurezza in Libia, dicendo che la sua missione garantirà il supporto e la protezione delle missioni diplomatiche all’interno del paese.

La dichiarazione sembrerebbe la conferma, del sostegno USA alla stabilità della Libia e al lavoro delle Nazioni Unite, che auspicano una soluzione politica per il termine della crisi del Paese Nord Africano.

Ricordiamo che il piccolo contingente di truppe americane, negli ultimi anni, è stato in Libia per aiutare le forze locali a combattere gli elementi dello Stato Islamico e di Al-Qaeda, aggiunto al compito di protezione delle strutture diplomatiche.

A spiazzare le posizioni fino ad ora assunte, ci pensa il vice capo della Polizia di Dubai, Dhahi Khalfan Tamim, sul suo account Twitter. In questo intervento si palesa in modo evidente, la divisione tra la visione politica e più diplomatica dell’Egitto e quella più diretta e operativa degli Emirati, che non intende indietreggiare dal proprio punto di vista.

Al centro della foto Dhahi Khalfan Tamim, attuale vice capo della polizia di Dubai

Dhahi Khalfan Tamim ha elogiato il lavoro di Haftar. Il delegato della Polizia di Dubai ha descritto, nella giornata di sabato le forze del Generale Khalifa Haftar, come “le nostre forze”.

Khalfan, attraverso il suo account Twitter, ha incrementato una propaganda di ispirazione pro Haftar contro le forze del governo di al-Wefaq che ha lanciato contro LNA Valley Dom2.

Ha così dichiarato: “La città di Tarhuna che ha accolto le nostre forze armate ha lanciato un chiaro messaggio della Libia.  Non c’è potere se non in Dio. Un velivolo di addestramento è decollato dal campo dell’aviazione di Misurata, cercando di bombardare le nostre forze armate nell’area di Aziziya, ma il missile ha colpito la casa di una delle famiglie che vive in una zona vicina”.

Ha poi continuato nel tweet: “Affermiamo il diritto delle Forze Armate a proteggere i civili, e la risposta sarà molto dura per questi criminali”.

Queste dichiarazioni, non sono andate giù agli attivisti libici, che hanno palesato di non aver apprezzato l’intervento di Khalfan, esortandolo a preoccuparsi degli affari del suo Paese.

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