Traffico di droga, la nuova frontiera della vendita on line. Le indagini delle Forze di Polizia per smantellare un mercato dove si opera in pieno anonimato e utilizzando criptomonete

Roma. Nell’articolo pubblicato ieri sul narcotraffico (http://www.reportdifesa.it/traffico-droga-modus-operandi-della-criminalita-organizzata-nord-europa-hub-dellafflusso-degli-stupefacenti/) abbiamo analizzato il sistema partendo dal modus operandi delle organizzazioni criminali e dei principali tipi di stupefacenti maggiormente venduti. cocaina ed eroina.

Oggi, il nostro focus, utilizzando come “guida” la Relazione annuale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, relativa al 2018. è diretto su tutti gli altri tipi di droga che invadono le strade del nostro Paese, senza distinzioni territoriali. Il tutto in una lotta dura, continua ed efficace delle Forze di Polizia e dell’Autorità Giudiziaria.

Ma, purtroppo, è giusto sottolinearlo è come togliere l’acqua del mare con il cucchiaio.

In primis, analizziamo il mercato dell’hascish.

Panetti di hashish sequestrati

La resina di cannabis o hashish resta la sostanza stupefacente oggetto dei maggiori sequestri in Italia e proviene prevalentemente dal Marocco e, in particolare, dalla regione del Rif, a nord del Paese.

I traffici sono direttamente gestiti da organizzazioni criminali marocchine e spagnole che si occupano di stoccare e distribuire lo stupefacente soprattutto via mare.

Vengono utilizzate anche imbarcazioni di piccolo cabotaggio e sistemi di caricamento del tutto assimilabili a quelli già utilizzati per il contrabbando di sigarette negli anni ‘90 nell’Adriatico meridionale.

Ma i trafficanti non disdegnano neppure l’uso di barche veloci che, dalla costa mediterranea, avvicinano navi madre a largo, spesso in acque internazionali.

Talvolta, si legge nel dossier della DGSA, è stato documentato l’utilizzo di piccoli vettori aerei ed elicotteri che, dal Marocco, raggiungono la Penisola Iberica.

Lo scorso anno, le attività di contrasto delle Forze di Polizia italiane, in questo settore, sono state numerose.

Ricorda la DGSA: ” Nel quadro di un’articolata strategia di contrasto definita con le Autorità spagnole, la Direzione ha alimentato un qualificato flusso informativo che ha portato all’individuazione, da parte di vettori aero-navali della Guardia di Finanza, di più imbarcazioni di vario cabotaggio e nazionalità in transito nei canali di Sicilia e di Sardegna o a ridosso delle acque territoriali italiane. Avvalendosi delle facoltà offerte dall’art. 17 della Convenzione delle Nazioni Unite di Vienna del 1988 e dall’art. 110, lettera D, della Convenzione delle Nazioni Unite di Montego Bay del 1982, che prevede la possibilità di richiedere allo Stato di bandiera, l’autorizzazione all’abbordaggio di imbarcazioni sospettate di trasportare illecitamente carichi di stupefacenti, è stato possibile giungere al sequestro di circa 50 tonnellate di hashish, in termini quantitativi fra i più alti in ambito internazionale“.

Di conseguenza, il nostro Paese ha promosso più incisive forme di cooperazione investigativa interloquendo con i Paesi interessati alle relative rotte e, in particolare, con il Marocco.

A questo proposito si ricorda l’operazione “Libeccio International” che ha permesso di risalire a un vasto canale di approvvigionamento di droga dal Nord Africa, in particolare, dal Marocco verso l’Europa.

Un’operazione che ha visto protagonista la Guardia di Finanza, autorizzata dalla DGSA, sulla base dell’ art. 17 della Convenzione ONU di Vienna.

Le  Fiamme Gialle, il 1° giugno 2018, hanno sequestrato, a largo delle coste siciliane, di 10.366 chili di hashish rinvenuti a bordo della motonave “QUEST”, battente bandiera olandese, con il contestuale arresto dei 9 membri dell’equipaggio, di diverse nazionalità

Il 2 agosto è stato sequestrato, nelle acque internazionali del canale di Sicilia, un carico di 20.140 chili di hashish rinvenuti a bordo della motonave “REMUS”, battente bandiera panamense, con l’arresto degli 11 membri dell’equipaggio di nazionalità montenegrina.

Il 26 novembre vengono sequestrati, nel canale di Sardegna, di 11.050 chili di hashish rinvenuti a bordo del veliero “LEUCOTHEA”, battente bandiera olandese con l’arresto dei 2 membri dell’equipaggio, di nazionalità bulgara.

Il 30 novembre, altro sequestro sempre in Sicilia. I Finanzieri scoprono un carico di 6.300 chili di hashish rinvenuti a bordo del veliero “EL CANONERO”, battente bandiera belga, con l’arresto dei 3 membri dell’equipaggio, di nazionalità colombiana e spagnola.

E’ considerato molto significativo il sequestro, effettuato dalla Guardia di Finanza il 6 aprile 2018, a Napoli di oltre 8 tonnellate di hashish, rinvenute all’interno di un capannone industriale nella periferia del capoluogo campano.

Ma come entra in Italia questo tipo di droga? Sono sempre le stesse organizzazioni criminali marocchine attraverso una fitta rete di stoccaggio, soprattutto in Spagna, d’intesa con la criminalità locale, con propri emissari o d’accordo con la camorra o la ‘ndrangheta a spacciarla.

Un altro stupefacente molto venduto è la marijuana. Essa arriva in Italia prevalentemente attraverso il Mar Adriatico lungo le rotte che partono dall’Albania e dalla Grecia.

Operazione anti droga a Genova contro il traffico di marijuana

Anche lo scorso anno, l’Italia ha fornito all’Albania supporto aereo e tecnologico per rilevare piantagioni di cannabis presenti sul territorio schipetaro e la successiva eradicazione.

Le principali organizzazioni criminali attive nel settore sono quelle albanesi che operano soprattutto in Puglia in stretta sinergia con le locali consorterie criminali.

L’indagine “Shefi”, condotta dalla DIA di Bari, ha consentito di disarticolare un gruppo criminale italo- albanese dedito al traffico di marijuana e che operava nel capoluogo pugliese.

In questo caso, anche avvalendosi dello strumento delle Squadre Investigative Comuni, sono state confermate le connessioni criminali tra i due Paesi ed il ruolo delle coste pugliesi, che tuttora rappresentano uno dei principali punti di arrivo dello stupefacente in Italia, successivamente inviato verso i mercati italiani ed esteri.

La criminalità pugliese resta sempre al centro della gestione del traffico.

L’operazione “Pandora”condotta dai Carabinieri di Bari, ha rivelato l’esistenza di rapporti di collaborazione anche nel traffico di droga tra i clan mafiosi baresi, gli esponenti della criminalità dauna, cosiddetta “Società Foggiana” e la criminalità salentina.

Ed infine, eccoci a parlare di droghe sintetiche.

E’ un mercato che, negli ultimi anni, sta dimostrando segnali di crescita soprattutto tra i giovani (spesso minorenni).

Tra le droghe sintetiche ricordiamo figurano le amfetamine, le sostanze del gruppo ecstasy e le metamfetamine.

Pasticche di ecstasy

Tutto viene creato in laboratori, talvolta anche rudimentali. Si utilizzano comuni processi di sintesi chimica.

E come nota la DGSA “l’intera filiera che si sviluppa dalla produzione alla distribuzione, presenta caratteristiche molto diverse dalle altre”.

L’Europa è, senza dubbio, uno dei principali produttori di tutte le sostanze appartenenti a questo gruppo.

Per le amfetamine ed ecstasy che alimentano i mercati internazionali basta andare in Olanda e Belgio.

Mentre per le metamfetamine, prima era la Repubblica Ceca ad avere questo primato nella produzione, oggi anche altri Paesi dell’Est hanno messo su un fiorente traffico.

Il cosiddetto shaboo di origine filippina è una delle metamfetamine più diffuse in Italia ed Europa. E’ simile all’ice o crystal meth, molto diffusa negli Stati Uniti, che si presenta in cristalli e solitamente viene fumata.

Operazione contro il traffico di shaboo dei Carabinieri

Secondo quanto si legge nel rapporto della DGSA “a oggi si continua ad assistere a uno scarso interesse della criminalità italiana, mafiosa e comune, verso questo tipo di sostanze, per i bassi margini di guadagno. Ciò ha provocato una minore entità dell’offerta, condizionando il mercato che si alimenta prevalentemente attraverso le reti telematiche e il Web”.

Le Nuove Sostanze Psicoattive (NPS), per la maggior parte di origine sintetica, sono il risultato di una continua modifica della struttura chimica di base effettuata dalle organizzazioni criminali in laboratorio. In modo da  evitare il loro inserimento nella tabella delle sostanze proibite. Le quali non sono, ad oggi, particolarmente diffuse in Italia, ma sono state definite una “reale emergenza per la salute pubblica” da parte di Paesi come gli Stati Uniti, ove in particolare il Fentanyl e i suoi derivati sta dilagando sui mercati di consumo, con conseguenze spesso mortali. Basti pensare al recente caso dello che italiano ucciso a New York (https://www.lastampa.it/esteri/2019/08/27/news/lo-chef-italiano-ucciso-da-un-overdose-arrestata-una-prostituta-a-new-york-1.37384384)

Lo scorso anno, nel nostro Paese, sono state sequestrate 20 dosi di tale sostanza ed è stato accertato un caso di morte riconducibile alla sua assunzione.

Però, precisa la DGSA, “i dati relativi ai decessi, disponibili presso gli organismi di Polizia, non possono essere considerati attendibili in quanto rientrano nella sfera di competenza di diverse autorità che non sempre hanno l’obbligo di coordinarsi con quelle di Polizia (in primis quelle sanitarie); inoltre, la sostanza non è sempre rintracciabile nelle analisi tossicologiche condotte sulle vittime“.

L’azione di contrasto presenta molteplici difficoltà poiché è particolarmente diffusa la produzione clandestina (sul Deep Web sono reperibili linee guida) con l’utilizzo di laboratori, anche improvvisati.

Così come non sono ancora disponibili strumenti di rilevamento nelle ordinarie attività di controllo, anche per le quantità infinitesimali in cui generalmente si presenta (l’equivalente di 6-10 granuli di sale marino da cucina).

Come si sa su Internet avviene di tutto, compreso il traffico di stupefacenti, Un fenomeno in forte, continua crescita. Tutto avviene nel pieno dell’anonimato e i pagamenti vengono fatti con moneta virtuale difficile da intercettare.

Per La Direzione Centrale dei Servizi antidroga sono principalmente due gli aspetti caratterizzanti in Italia del narcotraffico via Web: mancanza di forme strutturate di distribuzione, così come all’estero.

La criminalità organizzata italiana è. infatti, diciamo “tradizionalista”, ama forme di approvvigionamento e distribuzione “tradizionale” in ragione dei più copiosi soldi che guadagna. L’altro aspetto è relativo alle esigenze di consumo personali più che collettive, motivo per cui i quantitativi sono modesti al pari delle somme impiegate.

La DGSA evidenzia che “le maggiori criticità, inerenti al contrasto di tale traffico, sono di carattere tecnico-operativo, per l’intrinseca caratteristica del Web di consentire e garantire un sostanziale anonimato agli utenti”.

Nella darknet è stata, infatti, riscontrata la presenza dei blackmarket, veri e propri siti di e-commerce, gestiti da gruppi di persone anonime difficilmente localizzabili, che utilizzano cryptomonete, in particolare i bitcoin.

Si possono fare pagamenti online molto veloci, senza essere scoperti. Basta solo registrarsi ad un software dedicato.

Un altro aspetto che viene evidenziato nel dossier della Direzione è che difficile “geo-referenziare le attività criminali online, attraverso l’individuazione dei server utilizzati dai responsabili dei traffici, poiché la tecnologia impiegata, oltre a garantire l’anonimato, fornisce una delocalizzazione dell’indirizzo del codice identificativo dell’apparato utilizzato“.

Ed il costante sequestro di quantitativi di stupefacente e di nuove sostanze psicoattive presso le aree aeroportuali di stoccaggio di pacchi spediti dall’estero con la posta o con i corrieri, dimostra, per la DGSA “questo trend sul quale la Direzione sta investendo risorse tecnologiche, nella consapevolezza che tali canali possano costituire, a medio termine, motivo di interesse delle organizzazioni criminali autoctone, per la pianificazione di più articolate attività illecite di settore“.

E a testimonianza di quanto il contrasto al tragico di droga per via telematica sia sulla stessa linea di quello “tradizionale” ricordiamo l’indagine “Big Tasty”.

Condotta dai Carabinieri di Pisa, con il coordinamento, in particolare, della Sezione Drug@online della DCSA, ha consentito di individuare le ordinazioni sul deepweb, da parte di persone residenti in Toscana, attraverso pagamenti in valuta elettronica, di partite di stupefacenti spedite a mezzo plico postale dalla Germania.

La droga veniva poi venduta in varie province toscane, dell’Emilia Romagna e delle Marche, attraverso la tradizionale rete di spaccio, in occasione di rave party, in discoteche, nonché a mezzo di spedizioni postali sull’intero territorio nazionale.

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