Trattati di Roma, nessuna parola su Turchia e Libia

 

Roma  (dal nostro inviato). Questione turca, questione libica e ruolo del Mediterraneo. Tre temi che sia nelle parole del primo ministro italiano Paolo Gentiloni che dei rappresentanti delle istituzioni europee non sono stati per nulla analizzati.

Un momento della conferenza stampa finale.

Nè in occasione dei discorsi ufficiali che nella conferenza stampa finale si è voluto entrare nell’esame di due aree geopolitiche importanti per il nostro Paese, per l’Unione europea e per la NATO.

Opportunità politico-diplomatica? Forse sì, visto che per arrivare alla firma del documento, oggi a Roma nella sala degli Oriazi e Curiazi, dove esattamente 60 anni fa furono firmati i Trattati di Roma che dettero corpo giuridico e visione politica alla Comunità economica europea (CEE), si sono dovute sudare le proverbiali sette camicie. I Paesi dell’Est, all’inizio, sono stati un po’ recalcitranti ma poi hanno accettato di sottoscrivere il documento finale. Anche perchè se in politica la visioni sono differenti, in economia comanda, da secoli, un solo “re”: il denaro. Ed ad Est hanno saputo, loro sì, come ben spendere i fondi europei.

I 27 firmatari, per prima la presidente lituana, Dalia Grybauskaite e per ultimo il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni. hanno scritto nella dichiarazione ufficiale (diffusa in italiano, inglese e francese)RomaDichiarazione_it17  le loro buone intenzioni per il prossimo decennio.

Le firme sul documento finale.

Hanno messo come “regista” della politica un’Europa che deve essere capace di “promuovere stabilità e prosperità nel suo immediato vicinato, ad Est, a Sud. Ma anche in Medio Oriente ed in tutta l’Africa e nel mondo”. E’ un messaggio che Bruxelles invia alla Federazione russa e alla Cina per il ruolo che hanno avuto e stanno ancora avendo in queste aree.

I 27 guardano anche ad una Difesa comune, attraverso un’industria comune. Affinchè sia piu’ competitiva ed integrata.

Seguendo questo ragionamento, i 27 firmatari hanno poi evidenziato come vada rafforzata la propria sicurezza e difesa comune, anche in cooperazione e complementarità con la NATO tenendo conto degli “impulsi giuridici e delle situazioni nazionali”. E qui potrebbe entrare in gioco, di nuovo, la questione turca, visto che Ankara preme per entrare nella Ue (è solo membro dell’Alleanza atlantica).

Ma il club dei 27 non ha aperto ancora le sue porte ad Erdogan e chissà se mai lo farà.

Un altro aspetto riguarda il rapporto Unione europea con le Nazioni Unite. I rappresentanti hanno scritto nero su bianco che l’Europa si attiverà per difendere un sistema “multilaterale, disciplinato da regole”.

Un altro tema caro alla Ue, come quello sull’immigrazione, è stato esaminato nei vari discorsi, come quello della libertà ritrovata, del freno ai nazionalismi, di un’economia europea piu’ florida, di un’occupazione migliore per i giovani, di opportunità di crescita culturale e sociale. Nel nome di un “Rinascimento d’Europa”, come ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

La conclusione dei 27 al controllo delle migrazioni è scritto nel documento finale: “sull’immigrazione si punterà ad una politica efficace, responsabile e sostenibile”.

Ma per ora ognuno ancora una volta pedala a ruota libera.

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