Il triangolo no! Turchia, Qatar e Al-Wefaq l’alleanza che potrebbe fagocitare la Libia

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. La destabilizzazione del Paese libico è sempre più evidente. Uno scenario ancor più rischioso si apre sul Paese Nord Africano. Mentre l’Italia e l’Europa si affaticano nell’organizzare summit che discutono di Libia, cercando la via del dialogo, non solo la Turchia, ma anche il Qatar non stanno a guardare.

L’esperto di studi strategici Samir Ragheb, capo della Fondazione araba per gli studi strategici in Egitto, in una dichiarazione rilasciata ad Al Masry Al Youm, ha sostenuto che gli accordi ambigui e pericolosi firmati con la Turchia, dal presidente di Al Wefaq, Fayez al-Sarraj, hanno innescato delle reazioni a catena molto preoccupanti.

L’errore più grande del Presidente di Al-Wefaq, è che in cambio di un sostegno armato e soprattutto militare, è giunto a concludere accordi con Ankara, senza fare i conti con il proprio popolo e la Comunità Internazionale. Il punti che stanno facendo preoccupare l’Europa, ed infuriare Egitto, Grecia e Cipro sono i patti che assicurano alla Turchia una sorta di monopolio sui gasdotti che si trovano nei tratti del Mediterraneo interessati dal patto, oltre ad aver “barattato” la concessione di estrazione di gas e petrolio, che sono le ricchezze primarie della Libia. Ad oggi questo accordo, ha creato un grande malcontento tra tutta la popolazione nazionale ed internazionale.

Espertodi studi strategici Samir Ragheb

Secondo l’esperto, l’accordo pare sia stato pattuito proprio per l’ascesa inarrestabile di Haftar verso Tripoli. Lo stesso ha sottolineato che la relativa “tregua” che c’è stata nel periodo appena trascorso, ha aiutato ulteriormente l’esercito del LNA, il quale ha beneficiato degli scontri passati, colmando i vuoti che le operazioni precedenti avevano creato. Il tutto attraverso l’inserimento e l’addestramento di nuovi militari, formati ad alto livello. Ha in fine aggiunto che LNA potrebbe essere in grado di ottenere la vittoria.

Lo stesso analista della Fondazione araba per gli studi strategici in Egitto, ha confermato che sono in atto operazioni seguite dal LNA lungo la costa, per impedire l’arrivo di forniture militari e di uomini in grado di unirsi alle milizie di Tripoli e Misurata. La conferma viene dalle dichiarazioni rilasciate dal capo di stato maggiore della marina del LNA, il Maggiore Generale Bahar Faraj al-Mahdawy, il quale ha affermato che la Libia e la Grecia hanno concordato di creare un blocco navale tra l’isola greca di Creta e i confini del mare orientale della Libia per bloccare le navi turche, in particolare quelle che arrivano nella Libia occidentale cariche di blindati, armi e terroristi dell’IS.

Nella legenda in alto a sinistra con l’arancione troviamo la linea di demarcazione creata nel 2011 tra la Turchia e e la parte settentrionale di Cipro . Con l’azzurro è segnata la linea di demarcazione tra il confine marittimo di Egitto e Turchia. In rosso troviamo la linea di demarcazione creata con l’attuale patto bilaterale Turchia/Libia

Mahdawy ha aggiunto: “La parte greca interverrà per arrestare qualsiasi nave turca che penetri nella costa greca, mentre noi ci impegneremo a colpire e affondare tutte le navi che tenteranno di attraversare le acque dove vi sono trivellazioni petrolifere libiche, o che tenteranno l’accesso ai porti della Libia occidentale per consegnare armi alle milizie, in particolare al porto di Misurata”.

Ma il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sembra non temere le minacce e la scorsa settimana ha annunciato che il suo paese potrebbe inviare truppe in Libia se il governo di Al-Wefaq lo richiedesse. Questa dichiarazione è stata pronunciata dopo la firma, avvenuta bilateralmente tra Al Wefaq e Ankara il 27 novembre scorso, sui due memorandum d’intesa sulla sicurezza, sulla cooperazione militare e sull’identificazione delle aree dell’autorità marittima.

L’affermazione di Erdogan, che sfida per l’ennesima volta l’embargo sulla Libia, è stata rilanciata dal satellite turco TRT attraverso la TV Al-Istanbuly: “Se riceviamo questo invito dal governo di riconciliazione, la Turchia è pronta ad intervenire!”.

Erdogan durante la dichiarazione rilasciata Alla TV Satellitare Al-Istanbuly

Questa possibilità, secondo i media della Fratellanza, costringerebbe Haftar alla fuga o alla resa, così come accaduto nella guerra del Ciad dopo aver causato la sconfitta e la morte delle proprie forze.

Ma non c’è due senza tre e dopo aver sottoscritto questo accordo su cooperazione militare e sicurezza con la Turchia, Sarraj non si accontenta è il 15 dicembre scorso si è recato a Doha per chiedere l’appoggio dei “fratelli” qatarini, che con la Turchia hanno uno stretto legame. Il Qatar sarebbe pronto a fornire qualsiasi supporto economico e di sicurezza richiesto da Al-Wefaq. I punti affrontati durante l’incontro, non si sono discostati di molto da quelli toccati ad Ankara e durante il summit con il Primo Ministro del Qatar Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, il Presidente di Al-Wefaq ha discusso dell’attuale situazione in Libia, delle relazioni bilaterali che coinvolgono entrambe le parti e su come sviluppare al meglio le sinergie.

Incontro tra il Primo Ministro del Qatar Abdullah bin Nasser Al Thani e il Presidente di Al-Wefaq Fayez Al Sarraj

L’ufficio stampa dello GNA ha dichiarato che durante l’incontro, a cui hanno partecipato anche il ministro degli affari esteri di Al-Wefaq Muhammad al-Tahir Siyala e l’incaricato degli affari dell’ambasciata libica in Qatar Salem Karim, si è discusso di cooperazione economica e di sicurezza. Argomento quest’ultimo che sembra aver trovato terreno fertile. Obiettivo, unificare gli sforzi per stabilire le basi della sicurezza e della stabilità nella regione.

Ma quali sono i punti salienti dell’ambiguo patto con la Turchia?

Il canale libico “218” ha ottenuto una copia del controverso memorandum di intesa sulla sicurezza tra il governo di Al-Wefaq e la Turchia. Il patto, definito da molti partiti libici “illegale”, è costituito da 8 pagine. Tutti i punti verranno specificati a seguire.  La sola ipotesi, che per gli aiuti della Turchia, Al-Wefaq abbia potuto barattare le ricchezze libiche non rende il clima disteso e rischia di poter agitare ulteriormente le “acque” interne ed internazionali.

 

Ecco gli elementi principali nella nota:

La cooperazione tra le due parti comprende i seguenti settori:

  1. Fornire formazione, consulenza, trasferimento di competenze, pianificazione e supporto materiale da parte della Turchia, per stabilire una forza di “reazione rapida” che rientri nelle responsabilità della polizia e dell’esercito in Libia
  2. Su richiesta, istituire un ufficio congiunto per la cooperazione in materia di difesa e sicurezza in Turchia e in Libia con sufficienti esperti e personale (così come sta accadendo in Siria, dove alcune sessioni del Ministero della Difesa, sembra siano ad ora gestite da elementi dell’intelligence turca).
  3. Fornire formazione, informazioni tecniche, supporto, sviluppo, manutenzione, riparazione e supporto per il recupero e lo smaltimento nei porti, consulenza, assegnazione di veicoli terrestri, marittimi e aerei, attrezzature, armi, edifici e beni immobili.
  4. Su invito della parte ricevente, fornire servizi di addestramento e consulenza relativi alla pianificazione militare congiunta, al trasferimento di competenze, alle attività di addestramento e di istruzione ai sistemi d’arma e all’uso di attrezzature, che coprono aree di attività terrestri / navali / aeronautiche all’interno del corpo delle forze armate di Al-Wefaq, coprendo anche le aree di confine.
  5. Sicurezza, istruzione e addestramento militare
  6. Partecipare ad esercitazioni congiunte
  7. Industria della sicurezza e della difesa
  8. Formazione e scambio di informazioni ed esperienze, riguardo allo svolgimento di operazioni congiunte sulla lotta al terrorismo, la lotta alla migrazione irregolare, la sicurezza delle frontiere terrestri, marittime e aeree, lotta alla droga e al contrabbando, includendo operazioni di smaltimento di ordigni esplosivi. Operazioni di soccorso in caso di catastrofi naturali.
  9. Cooperazione in vari settori e scambi di visite tra le due parti
  10. Gestione congiunta della struttura organizzativa delle forze della difesa, della sicurezza, delle infrastrutture, delle attrezzature, delle unità di difesa e sicurezza e dell’amministrazione del personale
  11. Intelligence e scambio di informazioni operative
  12. Cooperazione logistica, sovvenzioni e sistemi logistici
  13. Servizi medici e sanitari militari
  14. Comunicazioni, elettronica, sistemi di informazione e difesa elettronica
  15. Operazioni di mantenimento della pace, aiuti umanitari e lotta alla pirateria
  16. Scambio di conoscenze sulla legge del mare e sui sistemi legali militari
  17. Mappatura e idrografia
  18. Scambio di personale per lo sviluppo professionale
  19. Lo scambio di personale ospite, consulenti e unità
  20. Scambio di informazioni ed esperienze nei settori della ricerca scientifica e tecnologica nei settori militare e della sicurezza
  21. Attività sociali, culturali e sportive
  22. Storia militare, archivi, pubblicazioni e scienza museale
  23. Scambio e condivisione di informazioni sulla consapevolezza e la cooperazione marittime nelle operazioni di sicurezza marittima.

Principi di attuazione e cooperazione

  1. Le Parti possono cooperare in base alle loro decisioni nei modi seguenti: a) Riunioni e scambio di visite tra le pertinenti istituzioni autorizzate delle due parti in vari settori. b) Scambio di esperienze con esperti di entrambe le parti in varie attività c) Organizzare formazione, istruzione e corsi a costo, gratuito o a basso costo in unità militari, quartier generale e istituzioni d) Comunicazioni tra istituti di difesa, di sicurezza e similari e) Organizzare incontri, consultazioni, riunioni congiunte e partecipare a sessioni, seminari e conferenze f) Partecipare ad esercitazioni militari, comprese vere e proprie esercitazioni di tiro, partecipare come osservatori, condurre esercitazioni di transito (visitando aeroporti e porti) e organizzare esercitazioni congiunte g)Scambio di informazioni e materiali di formazione h) Concessione, scambio, assegnazione, vendita e noleggio di beni e servizi militari disponibili per entrambe le parti nell’ambito della cooperazione logistica, trasferimenti di tecnologia e licenze.
  2. Scambio di munizioni, sistemi d’arma, equipaggiamento militare, veicoli e relative forniture sotto forma di sovvenzioni o acquisti effettuati presso terzi.
  3. Le parti possono concludere protocolli e disposizioni esecutive che completano l’attuazione del presente memorandum d’intesa conformemente alla legislazione dei due paesi e conformemente alle disposizioni del presente memorandum.
  4. La cooperazione si svolge tenendo conto degli interessi di entrambe le parti, delle rispettive esigenze e si fonda sulla base della reciprocità.
  5. Le informazioni e i documenti scambiati sotto forma di sovvenzioni, forniti dietro corrispettivo economico o prodotti congiuntamente dalle parti (sempre in conformità al presente memorandum d’intesa e ad altri programmi, protocolli e accordi di attuazione) non possono essere trasferiti in un paese terzo senza previa accettazione congiunta.

Se tutto questo dovesse trovare conferma nella realtà, il progetto di Erdogan, su un nuovo Impero Ottomano, inizierebbe ad avere qualche speranza. Soprattutto facendo riferimento al punto 5. Dei principi di attuazione e cooperazione, dove si paventa la possibilità di trasferire in paesi terzi, previa accettazione congiunta, il su citato memorandum.

 

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