Trump, un discorso contro il “diavolo Iran”. Ma senza “evidence”

By The Hawk

Era atteso il discorso di Trump contro l’Iran, dopo vari rumors su cosa avrebbe detto e che decisioni avrebbe preso. Invece il discorso è sembrato un ennesimo sasso lanciato nello stagno contro il “diavolo Iran”.

Trump ha criticato l’accordo sul nucleare JCPOA, definendolo un regalo a Tehran, ha minacciato i pasdaran rei di supportare il terrorismo internazionale e ha rigettato il problema in mano al Congresso, invitandolo a prendere una decisione importante per l’America, se no lo farà lui stesso al motto di American First.

Ma quali sono le accuse rivolte al diavolo Iran? Diciotto minuti di discorso, un fiume di parole, dito puntato contro il regime degli Ayatollah, contro le Guardie della Rivoluzione, contro il programma missilistico ma con quali motivazioni? Quali sono le violazioni agli accordi firmati nel 2015? Cosa è cambiato in questi ultimi due anni?

Da tempo, anche in campagna elettorale, Trump ha sempre dichiarato di voler rovesciare i regimi del Nord Corea e di Iran, proseguendo la vecchia compagna di Stati canaglia che supportano il terrorismo internazionale.

Ma l’amministrazione americana sembra non voler capire la differenza tra Pyongyang e Tehran. Gli iraniani sono un popolo molto orgoglioso e fiero, un popolo unito, che ha saputo sopravvivere senza grossi problemi a decenni di sanzioni, più o meno pesanti.

I suoi maggiori problemi li ha avuti con i farmaci antitumorali, con gli apparati per la cura del tumore, essendo di base radioattiva non si riuscivano ad importare, anche se erano esclusi dalla lista delle sanzioni.

Per il resto tutto ha funzionato, dai velivoli F14 che hanno regolarmente volato, agli F5, ai carri M60, ai fucili M16, alle fregate classe Jamaran, copia delle pari fregate Vosper Mk5 ed allo sviluppo dei missili balistici. Inoltre l’Iran, nel periodo delle sanzioni, ha potuto sviluppare la tecnologia per portare i satelliti in orbita.

Ed il popolo non è mai stato alla fame.

Ora Trump vuole rivedere gli accordi firmati da suo predecessore, cosa lo spinge a tanto?

Proviamo ad analizzare la situazione.

L’Iran è il secondo produttore di petrolio nell’area del Golfo, e secondo produttore di gas naturale, in sintesi è il primo Paese di produzione nel settore energetico. Il suo problema è l’esportazione.

L’Iraq esce da una guerra contro l’ISIS che lo ha portato a avviare profonde revisioni nell’apparato governativo e nella ricostruzione delle aree distrutte. Servono soldi, e tanti ed una forte classe dirigenziale, che è sciita. Quindi si affaccia il mercato enorme della ricostruzione, fiumi di dollari.

La Siria, sta sconfiggendo l’ISIS grazie solo all’aiuto russo e dell’Iran, con i pasdaran ed il Generale Solemaini.

Non appena DAESH sarà sconfitto si aprirà la grande strada della ricostruzione completa del Paese, ma con la stessa guida governativa, che guarda agli sciiti. Quindi anche qui si delinea un grosso mercato a base di miliardi di dollari.

Nel Libano si stanno rafforzando le componenti Hezbollah, forti di aver difeso i confini dai terroristi dell’ISIS, agendo in territorio siriano ed appoggiati dall’esercito libanese che ha operato dal terreno nazionale. In Libano non si ha un piano di ricostruzione ma di potere politico, con gli Hezbollah sempre più forti, eterni nemici di Israele.

Quindi in un tempo molto vicino si potrà avere un asse sciita che parte da Tehran e raggiunga il Mediterraneo. Un terreno fertile per lo sviluppo economico, culturale pro Iran e un forte asse commerciale con indirizzo l’Europa.

Inoltre questo ipotetico scenario potrebbe andare a discapito di Israele, uno Stato con un leone alle porte. E questo Benjamin Netanyahu lo sa benissimo.

Forse l’amministrazione Trump, che ha direttamente appoggiato la Coalizione contro l’ISIS ma anche indirettamente le forze sciite, ora si trova ad affrontare la minaccia dell’espansione ad Ovest di Tehran, una espansione forse troppo sottovalutata all’inizio ma che ora è realtà.

E come fermarla? Rivedendo gli accordi già firmati (JCPOA)? Imponendo nuove sanzioni unilaterali? E’ un terreno molto difficile in cui muoversi, specialmente da soli, senza un appoggio internazionale.

Gli USA sono una grande nazione, ricca dei più grandi valori, può permettersi di fare quello che vuole, solo una cosa necessita in campo internazionale: il sostegno, l’appoggio incondizionato mondiale per assolvere un compito di sicurezza e di difesa della propria nazione.

Ora Trump, se vuole l’appoggio mondiale incondizionato, deve mostrare quelle che chiama “evidence” per poter puntare il dito contro coloro che vogliono destabilizzare l’ordine e la sicurezza.

Se non porta delle prove, ma rimangono solo accuse dettate da parole, allora mi viene in mente il personaggio di Don Chisciotte contro i mulini a vento, solo che non ho capito chi è Sancho Panza.

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