Turchia, Erdogan: nuovo referendum per reintrodurre la pena di morte nel Paese

Ankara. La vittoria di misura (51,41%) dei sì al referendum costituzionale di ieri in Turchia potrebbe essere stata non del tutto limpida. A quanto sostengono le opposizioni al presidente Recep Tayyip Erdogan. Un risultato elettorale che però lascia il Paese sempre più spaccato.

Un elettore al seggio per il referendum costituzionale in Turchia.

Il quale però si gode il risultato politico che ha portato il Paese a prendere “una decisione storica di cambiamento e trasformazione che tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati”, ha detto Erdogan nel suo primo intervento in pubblico dopo le consultazioni.

Circa 25 milioni di cittadini hanno dato il loro consenso alla politica del presidente, con circa 1,3 milioni di scarto.

Erdogan ha ringraziato i partiti che hanno sostenuto questo cambiamento. Così come ha voluto ringraziare 2ogni nostro cittadino che è andato a votare. È la vittoria di tutta la nazione, compresi i nostri concittadini che vivono all’estero. Questi risultati avvieranno un nuovo processo per il nostro Paese”.

Il presidente turco ha poi promesso di discutere con gli altri leader politici la reintroduzione della pena di morte in Turchia che potrebbe essere oggetto di un nuovo referendum.  Il capo della Commissione elettorale suprema turca (Ysk) Sadi Guven, ha confermato ufficialmente la vittoria del sì al referendum che rende Erdogan un super-presidente.

 

l capo della Commissione elettorale suprema turca (Ysk) Sadi Guven,

Il leader del maggiore partito d’opposizione Keman Kilicdaroglu ha contestato la validità di schede prive del timbro ufficiale, ma Guven ha risposto che le regole sono state rispettate e che le schede senza timbro, contestate dall’opposizione, sono valide, e che già in passato sono state ammesse. I risultati finali definitivi comunque saranno resi noti entro 11-12 giorni, hanno precisato all’agenzia di stampa turca Anadolu, fonti della Commissione elettorale.

Le opposizioni, che sostenevano il No alla riforma costituzionale, hanno annunciato per oggi ricorsi ufficiali al risultato, che ha assegnato la vittoria al Sì al 51,41%. In testa dei partiti di opposizione c’è il kemalista Chp

“I nostri dati indicano una manipolazione tra il 3 e il 4%, da stamani (ieri per chi legge ndr) abbiamo individuato 2,5 milioni di voti problematici”, ha denunciato il vice-leader dei kemalisti del Chp, Erdal Aksunger.

Il vice-leader dei kemalisti del Chp, Erdal Aksunger

A decidere la vittoria di Erdogan è stato ancora una volta il suo bacino elettorale dell’Anatolia profonda, islamica e tradizionalista, mentre deludente è apparso l’apporto dei nazionalisti del Mhp, a loro volta spaccati sulla scelta referendaria.

Al presidente hanno detto no i cittadini delle grandi metropoli, dove il suo Akp è al potere da oltre 20 anni. Ad Istanbul e nella capitale Ankara il no ha raggiunto il 51%. A Smirne, terza città del Paese e storica roccaforte laica, ha addirittura sfiorato il 70%.

Anche i curdi, duramente colpiti dalla repressione prima e dopo il fallito golpe della scorsa estate, si sono espressi in maggioranza contro Erdogan. Che però, ancora una volta, l’ha spuntata sulla linea del traguardo. Alta la partecipazione al voto, come da tradizione in Turchia. L’affluenza finale è stata dell’84%. Record di votanti all’estero, l’affluenza ha superato il 45%. Tra gli emigrati turchi sembra che la retorica nazionalista anti europea abbia funzionato. Il sì all’estero ha sfiorato il 60% (in Germania ed Olanda il risultato è stato superiore).

Il popolo di Erdogan ha festeggiato in piazza e con i suoi leader. “Questa è una nuova pagina nella storia della nostra democrazia, il risultato verrà usato per garantire la pace e la stabilità della Turchia”, ha detto ai sostenitori accalcati sotto la pioggia il premier Binali Yildirim che, salvo crisi di governo, sarà l’ultimo della storia turca, fino all’entrata in vigore del nuovo sistema presidenziale nel 2019.

 

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