Turchia: Un altro scacco all’embargo mettendo a rischio l’equilibrio interno tunisino

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Mentre l’Europa si impegna a controllare e far rispettare l’embargo sulle armi in Libia, grazie alla nuova Operazione IRINI, sotto bandiera EUNAVFOR MED a guida Italiana, l’arrivo di armi e di combattenti siriani nel paese nord africano non tende a diminuire e gli attacchi alla capitale sono diventati più cruenti e decisivi, fino a far fuggire da Tripoli verso Misurata gli ufficiali turchi che risiedevano nella capitale e il ministro degli interni Fathi Pashaga.

Aereo militare turco con un carico di medicinali

Sarraj rifiuta la presenza “ingombrante” della nuova Operazione, accusando l’Europa di voler tenere sotto controllo l’operato dello GNA e definendo IRINI “la cameriera di Haftar”.

In un comunicato rivolto ai media libici, nella giornata di ieri, il Presidente dello GNA Fayez Al Sarraj condanna gli attacchi del Felmaresciallo Haftar a Tripoli e all’aeroporto di Maitika, dichiarandoli folli. Durante il discorso, ripreso anche da Al Marsad, Sarraj cercando di sminuire i progressi dell’Esercito Arabo Libico (conosciuto anche come LNA), li ha definiti attacchi privi di senso per coprire le recenti sconfitte. Tralasciando e omettendo che, a causa di alcuni raid provocati da aerei turchi contro i cittadini di Zintan e Rajban che appoggiano LNA e siti nella zona Occidentale del paese, alcune delle truppe che combattevano tra fila della Riconciliazione hanno deciso di ritirarsi e di abbandonare il comando di Al Juaily.

Ma questo non intimorisce Sarraj, che rimane fermo sulle sue posizioni e sempre durante la conferenza stampa, come citato anche da Al- Marsad afferma: “Non ci preoccupiamo più delle timide denunce lanciate dalla comunità internazionale, che non è in grado di dare il nome all’aggressore…quindi confermiamo al nostro popolo libico che abbiamo promesso davanti a Dio di prendere la questione in mano per sconfiggere completamente l’aggressione in tutta la nazione.- ha poi continuato – Queste orrende violazioni e crimini ci porteranno solo a insistere sul colpire con una mano di ferro con tutti i mezzi e le capacità disponibili, e non ci saranno ostacoli davanti a noi per fornire ciò di cui la guerra ha bisogno per compiere questa missione”.

Erdoğan tra miliziani siriani e profughi

A seguito di questa dichiarazione il Consiglio di Stato ha invitato il Consiglio presidenziale, a concentrare lo sforzo bellico e imporre le massime sanzioni a coloro che ha definito “i militari che non hanno adempiuto al loro dovere”, in riferimento ai sostenitori militari dell’esercito libico situato all’interno della città di Tripoli nei luoghi sotto il controllo delle forze di riconciliazione. Suggerendo di aumentare il livello di coordinamento militare con gli alleati del governo di riconciliazione (la Turchia) di fronte all’esercito libico.

Ed è qui che l’Anatolia, sempre presente con i suoi piani di colonizzazione ottomana, decide di eludere l’embargo sulle armi, utilizzando l’aeroporto di Djerba Zarzis in Tunisia nella notte di giovedì. La teoria che aveva iniziato a paventarsi il 24 febbraio scorso, inizia a prendere forma creando scompiglio all’interno dello stesso Governo tunisino.

Circa un mese e mezzo fa, il principe del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, ha incontrato il presidente tunisino Kaïs Saïed. La prima visita dell’emiro da quando il Presidente è stato eletto, che guarda caso coincide con il periodo di aumento del conflitto tra Haftar ed Erdoğan. All’epoca dei fatti, tra i diversi argomenti trattati si è discusso della cooperazione congiunta tra i due paesi, di questioni arabe ed internazionali di interesse comune, in particolare sulla crisi libica e sulla questione palestinese.

La prima visita dell’emiro del Qatar in Tunisia dopo l’elezione di Kaïs Saïed

Fino a poco prima dell’incontro, la Tunisia dichiarava di essere neutrale e di non voler entrare nei meriti del conflitto libico, prediligendo la linea del dialogo e della pacificazione politica. Dopo quell’incontro le dichiarazioni diventano meno perentorie e a tratti si leggono notizie che parlano di una neonata collaborazione tra Tunisia e Turchia, che veniva prontamente smentita ogni qual volta la notizia usciva sui quotidiani libici ed arabi.

Ma già dopo l’ultimo attacco subito dal LNA ai confini tra Tunisia e Libia, per mano di combattenti pro Turchia, i dubbi iniziano a fugarsi sempre più. Giovedì scorso una bomba che meritava un eco mediatico più attento ha lasciato molto fumo e amarezza anche tra i politici tunisini.

Stando a quanto dicono i partiti di opposizione e numerosi analisti arabi, la Turchia inizierebbe ad usare gli aeroporti e la terra tunisina come base di partenza per entrare in Libia e fornire alle forze della riconciliazione e ai miliziani, il supporto militare e logistico di cui hanno bisogno nella loro guerra contro le forze dell’esercito arabo libico nella città di Tripoli e nelle aree circostanti.

Gli aeroporti e i porti libici sono ormai troppo controllati e serve un diversivo per poter raggirare le nuove ed “ingombranti presenze”.

Il Presidente turco Recep Tayyp Erdoğan e il Presidente tunisino Kaïs Saïed

La presidenza tunisina ha riferito che nella serata di giovedì, ha consentito l’arrivo di un aereo turco che diceva di trasportava assistenza medica all’aeroporto internazionale di Djerba Zarzis come punto di transito per recapitare il carico verso Libia. Gesto che ha scatenato tensioni interne oltre che fuori confine.

La situazione diventa sempre più opaca, dal momento in cui Sky news arabya ripropone i timori avvallati fino ad oggi, rispolverando la tesi che la Turchia, con il pretesto di fornire aiuti medici e di emergenza, decolli con carichi di armi, che nulla avrebbero a che fare con gli aiuti umanitari. Sempre secondo Sky News Arabya in un rapporto di Ahval Al-Turki e approfondito dal quotidiano sudafricano Maverick, sembrerebbe che 6 aerei da carico militari turchi abbiano viaggiato dalla Turchia al Sudafrica.

All’interno degli aerei sarebbero state riscontrate delle anomalie secondo le quali il carico di medicinali era minimo e al ritorno, su uno dei velivoli sarebbero stati caricati numerosi equipaggiamenti militari acquistati dalla compagnia produttrice di munizioni Rheinmetall Denel Munition (Pty) Ltd (RDM) per il 52% di proprietà tedesca e con sede a Città del Capo.

Da lì gli aerei militari avrebbero preso il volo per il Nord Africa e verso le zone siriane, dove sono in atto conflitti che interessano Ankara.

Uno stabilimento della Rheinmetall Defence

Questo inciso, per ritornare alla questione turco/libica che per volere politico/economico o per dovere legato a qualche frangia della Fratellanza, inizierebbe a volere il coinvolgimento della Tunisia nell’ “affare libico” della Turchia.

Molte le domande arrivate dai partiti di opposizione, che denunciano il silenzio del Governo riguardo all’arrivo dell’aereo turco.  Tra le molte voci che fanno eco a coloro che desiderano la neutralità nella situazione, il capo politico del Progetto Tunisi, Mohsen Marzouk, che ha ricordato come negli anni passati abbia più volte sottolineato la necessità di preservare le costanti tunisine, la neutralità nella scena libica, cercando di mediare tra le due parti in conflitto.

“Qualsiasi allineamento è al di fuori degli interessi della Tunisia. Qualsiasi intervento militare in Libia viene da noi respinto e condannato. Ci rifiutiamo di usare la Tunisia come piattaforma per interferire negli affari libici”.

Ha poi continuato: “Sfortunatamente, una delle parti al potere è la Fratellanza e loro hanno un rapporto ideologico con una delle parti in Libia e con la Turchia. Questo pregresso ci ha spinto ad opporci all’atterraggio dell’aereo turco sul territorio tunisino”.

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