Libia, una nuova missione nell’Ovest per il Feldmaresciallo Haftar. La Fratellanza scalpita. Intanto LNA pronto a prendere il controllo di Tripoli

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. La situazione in Libia diventa sempre più instabile e liberato il Sud del Paese dalla presenza ingombrante di Daesh, Al Qaeda e dei miliziani ciadiani, l’Esercito nazionale libico (LNA) si prepara ad una nuova fase.

Le tribù al sud del Paese nord africano, a parte quelle legate alla Fratellanza musulmana, hanno accolto di buon grado l’arrivo delle Forze Armate del Feldmaresciallo Belqasim Khalifa Haftar, che hanno liberato la regione meridionale dalla presenza dei terroristi.

Le forze di Haftar si dirigono ad Ovest e poi su Tripoli

A smentire le tesi di alcuni media locali che hanno accusato l’Esercito nazionale di condurre una pulizia etnica contro la tribù dei “Tabu”, la reazione ufficiale e benevola, nei confronti del LNA, di tutti i capi tribù che sono stati liberati dalla morsa del terrorismo.

Secondo gli stessi capi, queste accuse sarebbero solo una propaganda lanciata da gruppi islamici guidati e incoraggiati dall’ ex Mufti di Tripoli, Sadiq Ghiryani, che invoca sempre la jihad contro l’Esercito nazionale libico e che negli ultimi tempi ha cercato l’appoggio delle Nazioni Unite attraverso il portavoce ufficiale Ghassan Salamé, senza alcun risultato. Da ricordare che non meno di 2 mesi fa, il nome di Ghiryani è apparso nella lista dei terroristi stilata da Al Sisi e degli Emirati Arabi Uniti.

Haftar accolto dai capi tribù

Alla luce delle vittorie ottenute nel Sud, l’obiettivo del Feldmaresciallo Haftar, sembrerebbe essersi spostato nella zona Ovest della Libia. Secondo quanto riportato dai media, una fonte militare, nella città orientale di Bengasi che ha preferito rimanere anonima ha rivelato durante la scorsa settimana, i movimenti di Haftar. Il Feldmaresciallo sta preparando una grande forza militare per svolgere una nuova missione. .

La fonte ha dichiarato: “Il comando di Haftar è equipaggiato con una forza di 106 Brigate, 500 veicoli militari pesanti corazzati provenienti dalla città di Bengasi. Tutti preparati a svolgere i compiti affidatigli dal comandante in capo dell’Esercito nazionale.”.

Ma le notizie legate a questa nuova missione hanno trovato ulteriore conferma nelle dichiarazioni rilasciate dal funzionario del media Center della 73ª Divisione di Fanteria delle Forze Armate libiche, Al-Munther al-Kartoush, che giovedì scorso ha dichiarato che vi sono degli spostamenti in atto, di alcune forze armate, compreso il 165° Battaglione di Fanteria, pronto ad unirsi a quelle di Haftar le quali si dirigono verso il Sud-Ovest e l’Ovest libico.

“Una forza della 165ª Divisione di Fanteria e della 73ª Brigata di Fanteria, sono pronte a muoversi per ordine del comandante di Brigata, tutte pronte ad unirsi all’Esercito libico”, ha aggiunto al-Kartoush.

Subito dopo queste dichiarazione, sui social network, numerosi attivisti e media legati alla Fratellanza Mussulmana, hanno lanciato una campagna chiamata “Assicurare la capitale”, e venerdì scorso, nella Piazza dei Martiri, hanno espresso il loro dissenso sul risultato dell’incontro ad Abu Dhabi tra il leader dell’Operazione “Karama”, Khalifa Haftar e il Presidente del Consiglio Presidenziale Fayez Al Sarraj.

I dimostranti hanno, inoltre, manifestato il loro malcontento sul ruolo della missione delle Nazioni Unite, evidenziando la loro solidarietà all’ex Gran Mufti della Libia, lo Sceicco Sadiq al-Ghiryani, il quale nella scorsa settimana, in un video girato su Facebook, ha dichiarato di volere le dimissioni di Ghassan Salamé.

L’ex Mufti della Libia Sadiq al Ghiryani nel video di condanna a Ghassan Salameh

Ma testuali parole vengono citate su uno dei suoi video, dai numerosi utenti: “#Ritorno a Dio dal maledetto Satana. #Il Mufti del Terrore e del sangue. #Ghiryani maledetto”.

Alcune delle parole di Ghiryani nel video: “Ghassan Salamé… collabora con gli Emirati Arabi Uniti. Ha partecipato alla riunione di Abu Dhabi per installare Haftar ed interferire nella nomina di ministri e funzionari, quindi deve essere licenziato ed espulso dalla Libia …”.

Ghassan Salameh

Nell’accordo firmato tra i due eminenti uomini della Libia, durante l’incontro tenutosi ad Abu Dhabi, si parla di convergenza su tre punti principali, utili a risolvere la crisi libica.

Sarraj, ha dichiarato ai media di essere d’accordo con Haftar sul non prorogare ulteriormente il periodo di transizione, di unificare le istituzioni e di portare il popolo libico alle elezioni entro la fine del 2019, impegnandosi nel creare un clima appropriato per condurle. Secondo uno studio fatto da analisti del settore, ad oggi l’esercito libico controlla l’80% del territorio.

Ad esprimere le paure dettate da questa situazione sono in molti, tra le tante voci quella del preside della Facoltà di Sociologia dell’Università di Bengasi, Hussain al-Sharaf, secondo il quale l’incontro di Abu Dhabi ha creato malcontento e pesanti implicazioni, specialmente dopo l’arrivo dell’esercito alla periferia di Tripoli.

Ma prima di allora la strada sembra essere lunga e le incognite dettate dai continui cambiamenti e dalle rinnovate escalation, non fanno presagire nulla di buono. A conferma di questo, l’arrivo dell’Esercito libico alla periferia di Tripoli, pronto ad entrare per ripulirla.

Haftar e Sarraj ad Abu Dhabi

“C’è un rischio, perché molti degli accordi firmati durante i diversi incontri a Parigi e Palermo non sono stati attuati – ha dichiarato Al-Sharf -. L’incontro ad Abu Dhabi è stato seguito dall’avanzata dell’Esercito nel Sud e dal suo pieno controllo, così come dalle manifestazioni nella città di Tripoli e dal sommovimento delle milizie illegali che si trovano nella capitale”.

Alla base di tutto questo caos, la necessità, di una risoluzione militare che continuerebbe il lavoro dell’esercito, iniziato nel Sud e che prevede l’eliminazione, dalla capitale, delle milizie terroriste.

A dare manforte al LNA, ci pensa il politologo libico Serageldin Tawergi. “L’Esercito Libico combatte per gli innocenti e per i cittadini – ha sostenuto -. Le milizie saranno costrette a fuggire dalla capitale, perché non stanno combattendo per un vero credo”.

“L’Esercito libico – ha aggiunto Tawergi – non sta rifiutando alcuna pace in Libia ed è sempre stato aperto al dialogo per una risoluzione della crisi politica”.

Ha inoltre spiegato: “Alcuni leader delle Brigate di Tripoli vogliono unirsi alle Forze Armate libiche. Nello stesso frangente alcune milizie terroristiche, nell’ultimo periodo di confusione, hanno portato alcuni elementi terroristici nella capitale, per addestrarli a combattere contro l’esercito libico nazionale”.

“L’incubatrice popolare di Tripoli, sarebbe in grado di facilitare il processo di ingresso dell’Esercito – ha evidenziato ancora il politologo -, soprattutto alla luce della sofferenza vissuta dalle persone della capitale negli ultimi anni. Molte città occidentali hanno rilasciato dichiarazioni attraverso Consigli municipali e sceicchi tribali a favore del LNA, specialmente dopo il pieno controllo dell’Esercito nel sud, avvenuto in meno di due mesi, nonostante la vastità dell’area e la difficoltà di movimento”.

Una situazione perennemente sul filo del rasoio, una situazione che a breve potrebbe stravolgere tutto il ventaglio di ipotesi finora elaborato. Sulle pagine di Facebook imperversano video del 2017, dove a gremire le piazze di Tripoli c’erano i manifestanti pro Haftar, che furono arrestati e che adesso si preparano ad accoglierlo.

Ritratti di Haftar riempiono i social

Dove sta la verità? In un popolo che lotta per qualcosa in cui crede o nelle scelte fatte da altri per loro?

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