Unione europea. Discorso di Juncker: “Contro il terrorismo un sistema comune di Difesa e scambio di informazioni”

Di Valeria Fraquelli

Bruxelles. Il lavoro ed il benessere dei cittadini europei devono essere i primi obiettivi della Ue. Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, oggi, a Bruxelles, pronunciando il tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, ha evidenziato come occorra una  vera Unione che aiuti i cittadini degli Stati membri a migliorare le proprie condizioni di vita e sia capace di creare nuove opportunità per tutti.

Jean Claude Juncker

Gli accordi commerciali, ha evidenziato Juncker, stretti con il Messico e con altri Paesi del Centro e Sud America e quelli in preparazione con Australia e Nuova Zelanda devono essere vere occasioni di arricchimento e benessere per tutti e devono avere come scopo la creazione di nuovi posti di lavoro per tutti i cittadini europei.

Juncker ha insistito moltissimo sul fatto che il lavoro deve essere garantito ai cittadini di tutti gli Stati membri, e che le disparità di trattamento e di salario sono inaccettabili e devono smettere immediatamente di esistere.

Il discorso di Juncker ha riguardato tutti i problemi che l’Europa si trova ad affrontare negli anni recenti: l’emergenza immigrazione, il terrorismo e la cyber security, ma anche la condivisione di informazioni sensibili tra gli Stati membri.

Il presidente della Commissione ha tirato “le orecchie” ai Paesi dell’Est Europa perché ancora non accettano le quote di migranti provenienti da Italia e Grecia e che, invece, dovrebbero essere smistati sul loro territorio. La solidarietà deve essere uno dei valori fondanti del progetto comunitario e non devono esistere Stati che innalzano muri e barriere per non aiutare quei Paesi che invece da soli devono assorbire l’ondata umana in arrivo da Medio Oriente e Africa.

Le stesse autorità comunitarie si sono, dunque, accorte che l’unico modo per fare cessare le migrazioni è creare opportunità di lavoro e crescita personale e professionale direttamente nei Paesi africani dai quali proviene la stragrande maggioranza di chi cerca fortuna in Europa. Juncker ha promesso di stanziare nuovi fondi per l’Africa ed aiutare i giovani africani a trovare sbocchi lavorativi nei loro Paesi d’origine.

L’Italia è stata definita come il Paese che salvando vite umane nel Mediterraneo ha salvato anche l’onore dell’Europa e ha dimostrato a tutti quali sono i valori sui quali si deve fondare un’Unione Europea nuova, più unita e più democratica. Sono stati promessi nuovi fondi per affrontare l’emergenza sbarchi e si spera che la tanto invocata solidarietà europea questa volta si manifesti con atti concreti e non con le solite parole a vuoto.

Visto che la tecnologia ha una parte sempre più importante nelle nostra vite non poteva mancare nel discorso di Juncker un accenno alla cyber security che deve ricoprire un ruolo fondamentale nelle strategie di Difesa europee perché un attacco hacker contro le infrastrutture sensibili di un Paese ha lo stesso effetto di un attacco convenzionale e getta l’intero territorio nel caos.

La cyber security si collega strettamente al tema della lotta al terrorismo internazionale che troppe vittime ha già fatto in Europa; il controllo della propaganda jihadista sul Web ormai è indispensabile per evitare che altri giovani di radicalizzino fino al punto di compiere attentati nelle grandi città europee.

Juncker ha ammesso che la vera guerra che stiamo combattendo è quella contro il terrorismo, una guerra asimmetrica contro un nemico subdolo che richiede provvedimenti eccezionali per affrontare la minaccia. Un vero progetto di Difesa comune ed uno scambio sincero di informazioni tra i Governi degli Stati membri secondo Juncker potrebbero i molti casi fare la differenza e salvare molte vite umane.

Pur definendo il periodo che stiamo vivendo come positivo per la Ue, Juncker nel suo discorso ha lasciato spazio anche per l’autocritica ed ha ammesso che c’è ancora tanto lavoro da fare per rendere l’Europa meno burocratica, più democratica e vicina ai cittadini, in cui tutti possono riconoscersi e senza gelosie e rancori tra gli Stati membri.

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